Niente pillole siamo migranti

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Federico Tulli

SANITA'. Secondo uno studio della Società italiana di farmacia ospedaliera, i cinque milioni di stranieri residenti in Italia pesano solo per il due per cento sulla spesa farmaceutica globale.

Lavoratori infaticabili e in buona salute, i migranti che vivono in Italia farebbero la felicità di qualsiasi ministro dell’Economia (e della Sanità) del pianeta. Producono l’11,1 per cento della ricchezza nazionale, pur essendo solo il 7,2 per cento dei cittadini residenti, e incidono solo per il due per cento sulla spesa farmacologica globale.

Il reato di caporalato è legge. Ma niente tutela per i migranti

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Dina Galano

DIRITTI. Inserite nella manovra le norme che puniscono chi sfrutta, tramite intermediazione, il lavoro nero. Senza garanzie però per gli irregolari che, rivolgendosi alla polizia, rischiano l’espulsione.

La battaglia dei migranti di Nardò ha dato la giusta sferzata. Se il reato di caporalato è stato introdotto nell’articolato della manovra-bis approvata con la fiducia del Parlamento si deve infatti anche a quello sciopero che, per tutta l’estate, ha sospeso la raccolta di angurie e pomodori delle campagne leccesi, riportando alla luce il sistema sommerso di sfruttamento della manodopera e del lavoro irregolare.

Per i tunisini torna l’ipotesi respingimento

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Dina Galano

MIGRANTI. Centoquattro persone sono state riportate in alto mare dopo aver raggiunto Lampedusa. Riconsegnate alle autorità di Tunisi dalla nave militare Borsini. In barba alle leggi internazionali.

Domenica scorsa un ragazzo tunisino ha raggiunto Lampedusa a nuoto. Appena intuito che la motovedetta della Guardia costiera stava lasciando il porto dell’isola dopo una breve sosta, ha preso coraggio e si è buttato in mare. Lui è uno dei nove che sono riusciti a sbarcare, perché donne o perché in precario stato di salute. I loro compagni di viaggio, 104 tunisini in totale, sono stati riportati indietro. Consegnati alla nave militare Borsini, trasbordati sulle motovedette tunisine. Lampedusa l’hanno vista a un palmo, e sono stati beffati.

“Lampedusa accoglienza” l’ente che viola i diritti

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Dina Galano

DENUNCIA. Degrado e abbandono. L’Arci, da oltre un mese sull’isola, accusa il gestore di Contrada Imbriacola: «Nel centro per migranti manca materiale di ogni tipo. A noi viene impedito l’accesso».

«Basta entrare nel centro di prima accoglienza di Lampedusa per accorgersi del degrado». Sono passati mesi dall’inizio dell’esodo dal Nord Africa e sull’isola le condizioni dei migranti sono pessime, come in origine. La denuncia, questa volta, proviene dall’Arci che caparbiamente da più di un mese tenta di supplire alle carenze di informazione e assistenza legale fornite alle persone sbarcate.

Migranti, ancora sbarchi nell’isola di Lampedusa

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Rossella Anitori

DIRITTI. Nuovi arrivi in Sicilia e in Puglia. Nel weekend di ferragosto sono oltre 2mila i profughi approdati sulle coste italiane. Maroni: «Soluzione rapida delle operazioni militari in Libia».

Continuano senza sosta gli sbarchi sull’isola di Lampedusa. L’ultimo barcone è arrivato ieri, a bordo c’erano oltre 280 migranti partiti due giorni fa dalla Libia. Tra i viaggiatori venti donne e un bambino. Saranno trasferiti nel Centro di prima accoglienza di Contrada Imbriacola e nell’ex base Loran, dove si trovano ancora oltre mille persone dopo il trasferimento via mare di 456 migranti in altre regioni italiane. Nel weekend di Ferragosto ad approdare sull’isola sono stati oltre 2mila profughi.

Lampedusa, arrivano centinaia di migranti

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Susan Dabbous

SBARCHI. Approdate sull’isola oltre 500 persone grazie alle buone condizioni meteomarine. In mattinata è giunto barcone con 320 a bordo. Tra di loro anche 35 donne e 11 bambini.

«Si fa presto adire “emergenza sbarchi a Lampedusa”, poi però le conseguenze sul settore turistico le paghiamo noi». Mariangela Greco ha una pensioncina sull’isola dove ieri sono arrivati altri 500 migranti. Ormai però i numeri sono fluidi, tra chi arriva e chi riparte, spesso entro le 48 ore, non ci son più le situazioni drammatiche a cui ci si era abituati ad aprile quando c’erano più di 6.000 tunisini che dormivano all’aria aperta.

Stagionali in lotta contro burocrazia e caporali

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Dina Galano

MIGRANTI. I lavoratori del Salento, ancora in sciopero, cercano un accordo con Prefettura e Regione Puglia. Chiedono rapidità perché «continuano i ricatti e noi siamo sfruttati come prima».

Prima l’incontro in Prefettura, poi all’assessorato Agricoltura della Regione Puglia. La lotta dei braccianti di Nardò è giunta al decimo giorno di scioperi, proteste e tavoli con le istituzioni. Rischia di scontrarsi con la burocrazia italiana ma, se avrà buon fine, anche di costituire un esperimento pilota per i diritti degli stagionali impiegati nelle campagne non solo leccesi.

A Rogliano, il modello L’Aquila per l’accoglienza dei migranti

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Dina Galano

DIRITTI. In Calabria i centri per rifugiati nascono come funghi. Nella cittadina del consentino da lunedì arriveranno i profughi del Mediterraneo. All’insaputa del sindaco e prefettura, ecco come tutto è gestito in deroga dalla Protezione civile.

Da Lampedusa a Rogliano, nella valle del Savuto. Proprio dove l’autostrada Salerno - Reggio Calabria curva verso la Sila, abbandonando la costa, nella pianura cosentina sta sorgendo un nuovo Centro di accoglienza per richiedenti asilo. Rogliano conta appena 6.000 abitanti ed è il maggiore  dei Comuni del comprensorio. Ora si appresta ad ospitare almeno 150 profughi che in queste ore affollano l’isola di Lampedusa.
 

Dalla Libia a Latina, l’incubo dei migranti

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Andrea Palladino

LA STORIA. Cento profughi, arrivati dal Centro di Manduria, in Puglia, trovati stipati in due case sui monti Lepini. In quarantasei in una casa per sei persone, senza sapere dove si trovano.

L'Italia è un deserto differente da quello libico, l’immensa distesa di sabbia e di pietre da percorrere con in mente Lampedusa, l’isola che sognano di raggiungere i migranti africani. Sanno che quel viaggio può essere mortale, conoscono le procedure infinite e disumane dei centri di accoglienza, hanno imparato a capire che in fondo l’Italia non è quel paradiso che speravano di incontrare.

La pazienza è finita. A Bari esplode la protesta

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Rossella Anitori

MOBILITAZIONE. Oltre duecento migranti del Centro di accoglienza per richiedenti asilo hanno manifestato ieri nel capoluogo pugliese contro i ritardi nel riconoscimento dello status di rifugiati.

Dopo mesi di interminabile attesa la rabbia ha preso il sopravvento ed è esplosa la protesta. Oltre duecento migranti, ospiti nel Centro di accoglienza per richiedenti asilo (Cara) di Bari, si sono riversati ieri per le strade del capoluogo pugliese dando vita a una rivolta violenta. Tra sassaiole e lanci di gas lacrimogeni da parte delle forze dell’ordine, la tensione è salita alle stelle. I migranti hanno occupato la tangenziale e la linea ferroviaria dando alle fiamme copertoni e cassonetti.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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