militari

Privatizzazioni, ecco Difesa spa

Sara Picardo
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PROTESTA. A breve il governo nominerà il cda. La denuncia dei cittadini e la preoccupazione dei sindacati di base.

L'effetto boomerang non si è fatto attendere: dopo la Protezione civile spa è finita in questi giorni sotto il mirino dell’opposizione anche la Difesa servizi spa, società per azioni in house al ministero della Difesa, nata con l’ultima legge finanziaria. Quest’ultima privatizzazione permette, tra le altre cose, di vendere il patrimonio dell’esercito senza dover rendere conto ad altri ministeri né agli enti locali, costruendoci su, se si vuole, anche una bella discarica.
 

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In Niger un colpo di Stato legato al business nucleare

Paola Mirenda
AFRICA. Il presidente Mamadou Tandja è stato destituito giovedì dai militari. Il suo mandato era scaduto a dicembre ma la modifica alla Costituzione e lo scioglimento del Parlamento lo avevano mantenuto al potere. Ora il suo tempo è finito.

Tesa ma finora calma la situazione a  Niamey, dove da ieri vige il coprifuoco dopo il colpo di Stato di giovedì che ha portato all’arresto del presidente Mamadou Tandja e del suo luogotenente, confinati ora in una caserma a 20 chilometri dalla capitale. Le strade sono pressoché deserte, mentre la radio ufficiale, Voix du Sahel, diffonde da giovedì alle 18 musica militare.

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L’impunità per legge

Adele Parrillo (Il veleno invisibile)
VELENI. Con il D.L. 1/2010 Art. 9, con cui lo scorso primo gennaio il governo ha rifinanziato le missioni internazionali di peacekeeping, il legislatore ha modificato le responsabilità dei militari in relazione ai problemi di inquinamento e salute.

Recita il D.L. 1/2010 Art.

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Appunti di viaggio nel cuore islamico delle Filippine

Luciano Del Sette
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REPORTAGE. Sul mare delle isole Sulu, dove i Badjao trascorrono tutta la loro vita. La presenza dei militari, lasciando il porto e inoltrandosi nella città, diviene una costante. In questi luoghi si svolge da anni uno dei tanti conflitti dimenticati. Qui il 26 dicembre 2004 arrivò l’onda impazzita dello tsunami che sconvolse Thailandia, Indonesia, Sri Lanka.

 A Manila, il giorno del Signore non cade il venerdì. A Manila, come a Baguio, Cebu City, Panay, Puerto Galera, si prega la domenica, recitando «Padre nostro che sei nei cieli» inginocchiati sui banchi di una chiesa che profuma di incenso ed esibisce il crocifisso e le immagini dei santi. Si prega, si fa la comunione, si esce sul sagrato, congedati dal suono delle campane.

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Il caro armato, l’indagine sui costi della macchina militare

Francesco Vignarca e Massimo Paolicelli
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ANTEPRIMA. Nel libro edito da Altraeconomia un’attenta ricognizione svela spese, sprechi e affari delle forze armate. Le risorse non stanno diminuendo: nel 2010 saranno oltre 23.500 i milioni di euro che peseranno sui conti pubblici.

L’obiettivo di Caro armato è analizzare a tutto campo la situazione delle spese militari e della struttura delle nostre forze armate, con tutte le debolezze che le contraddistinguono. Per prima cosa non è corretto dire che l’importo delle spese stia diminuendo, se lo si analizza con la giusta prospettiva.

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Uranio, il nemico è ovunque

Adele Parrillo
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URANIO IMPOVERITO – IL NEMICO INVISIBILE. L’uranio impoverito non uccide solo soldati in missione. A rischio anche chi vive vicino alle basi militari. E alle discariche abusive affondate dagli speculatori.

Se qualcuno di voi, leggendo storie sull’uranio impoverito, che riguardino luoghi e scenari di guerra lontano dalla nostra penisola, si fosse sentito al sicuro, è in grave errore. Problemi a causa dell’uranio ce ne sono un po’ ovunque. Che sia sotto casa, se viviamo nelle vicinanze di un poligono di tiro, o si tratti di cibo pescato in un mare sorvolato da aerei da guerra, poco cambia.

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Guinea, dopo il massacro la Francia interrompe i rapporti con i militari

Jean Claude Mbede
AFRICA L’Eliseo chiede chiarimenti al capo della giunta per la brutale strage nello stadio di Conackry.

«Io non controllo l’esercito, quello che è successo è avvenuto a mia insaputa. Al più presto apriremo un’inchiesta». Con queste parole il capo della giunta militare della Guinea, Mussa Dadis Camara, ha chiarito ieri ai media francesi la sua estraneità al massacro compiuto lunedì scorso allo stadio di Conakry, la capitale del Paese dell’Africa occidentale.

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Pochi, deboli e male armati. Eppure controllano l’Afghanistan

Bruno Picozzi
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TALEBANI Nessuna polemica. Nessuna rivendicazione. Ora è il momento dello strazio e del dolore per la morte dei sei ragazzi italiani a Kabul. Poi, dovremmo chiederci come fa un pugno di uomini a tenere in mano un Paese.

Sui morti non si fa polemica faziosa e non si lucra consenso, una regola alla quale tutti devono sottostare, politici e giornalisti. Tuttavia proprio il rispetto dovuto alla memoria di chi ha perso la vita in missione impone di riflettere onestamente sulle ragioni per le quali si mandano dei giovani a morire. Perché, se non è possibile fare frittate senza rompere le uova, quando si parte in guerra - e in Afghanistan c’è la guerra - bisogna mettere in conto la morte.

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Cordoglio e difesa della libertà di stampa non sono incompatibili

Andrea Boraschi
TUTTI IN PIAZZA La manifestazione di oggi non si doveva rimandare. Non per furore antiberlusconiano, ma per portare in quello spazio pubblico un moto di sincero dissenso non violento al sangue di ogni nazionalità versato in Afghanistan.

Sulla decisione di revocare la manifestazione di oggi per la libertà di stampa, sposiamo in pieno il ragionamento di Paolo Flores: «Rinunciando alla manifestazione non si dimostra un maggior cordoglio per i soldati italiani uccisi a Kabul. Si confessa solo il timore per il linciaggio mediatico che il regime avrebbe scatenato proprio con questo aberrante pretesto.

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Due blindati saltano in aria. Sei italiani uccisi dai talebani

Cecilia Tosi
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AFGHANISTAN Un attacco kamikaze lascia sul terreno 21 morti, tra cui i nostri militari della Folgore appena atterrati. Il teatrino elettorale, intanto prosegue. Un osservatore Ue: «Da alcuni seggi cento per cento di preferenze per Karzai».

Ieri, in Afghanistan, un attacco kamikaze ha fatto 21 morti. Di questi, 6 erano italiani, militari del 186esimo reggimento paracadutisti Folgore di stanza a Siena, appena atterrati a Kabul. Si chiamavano Matteo Mureddu, Davide Ricchiuto, Roberto Valente, Gian Domenico Pistonami e Massimiliano Randino. Stavano procedendo dall’Aeroporto verso il centro di Kabul, all’interno di due blindati Lince.

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