«Basta silenzi e omertà». L’urlo di Ignazio Cutrò

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Vincenzo Mulè

LA STORIA. Con la sua testimonianza ha messo in ginocchio la mafia in provincia di Agrigento. Oggetto di ritorsioni e minacce, l’imprenditore non può più lavorare per colpa della burocrazia.

E' l’unico testimone di giustizia in Italia che ha scelto di rimanere nei luoghi dove ha subìto minacce, ritorsioni e attentati. Quella di Ignazio Cutrò è la storia di un uomo che ha deciso di non abbassare la testa di fronte a Cosa Nostra. Anzi, l’ha sfidati a viso aperto. Siamo a Bivona, nell’entroterra agrigentino, in piena terra di mafia.

Caro Bonelli, a volte è meglio il silenzio

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Luca Bonaccorsi

Ci sono molte cose non vere nella lettera di Bonelli. Le intollerabili minacce ci sono state eccome. Basta con le menzogne, anche sul sostegno al giornale. Tutto questo non aiuta a ripristinare un clima di collaborazione. Anzi.

Caro Bonelli, mia madre mi ha insegnato da piccolo che quando uno sbaglia fa una gran bella figura a riconoscerlo. Chiedere scusa, mi diceva, non è atto di debolezza ma di grande dignità. Poi aggiungeva bonariamente: «Ma se non hai la forza di riconoscere l’errore, almeno stai zitto». I Verdi non hanno minacciato Terra, sei stato tu a farlo (un particolare che avevo pietosamente omesso nel breve atto di protesta apparso ieri sul giornale).

Nessuna minaccia a Terra

Angelo Bonelli

I Verdi non hanno minacciato Terra. Hanno solo chiesto un contraddittorio.

I Verdi in nessuna forma hanno minacciato il quotidiano Terra. Quelle fatte dal direttore di Terra sono affermazioni estremamente gravi. I fatti sono i seguenti: siamo all’anti-vigilia delle Primarie per le individuazioni del simbolo che rappresenterà il futuro soggetto ecologista e civico, un evento politico di straordinaria importanza e che vede il sostegno dei Verdi europei a partire da Daniel Cohn Bendit.

E il virus diventa sociale

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Pierpaolo De Lauro

OLTRE LA TIVVU'. Tutti sono concordi: le minacce per il futuro della Rete viaggeranno attraverso Facebook, Twitter e simili. A rischio oltre ai computer gli smartphone e i nostri dati privati.

Una chat si apre sul profilo Facebook; la nostra più cara amica ci invita a visionare le foto caricate sulla sua bacheca. Sicuri dell’informazione non prestiamo attenzione al link che ci porta a cliccare. Basta una semplice pressione sul mouse ed ecco che sul computer si installa un malware in grado non solo di creare danni a livello informatico, ma anche di carpire tutte le nostre informazioni private. Non c’è da aggiungere che in tutto questo la nostra amica è ignara, semplice vittima del nuovo virus di turno.

«Non ci fermeranno»

Vincenzo Mulè

INFORMAZIONE. Nuova minaccia mafiosa a Pino Maniaci, giornalista e direttore della tv siciliana Telejato. Già nel 2008 vittima di un’aggressione, continuò con le sue inchieste su mafia, politica e beni confiscati.

«Utagghiuni ce l’hai ittatu». Chi voleva intimidire Pino Maniaci, questa volta non ha fatto sconti. È lo stesso direttore di Telejato a spiegare il significato della frase: «Oramai la trappola è pronta». Maniaci lo avevamo incontrato pochi giorni fa a Roma, in occasione del premio Borsellino. Con la solita ironia, invitava i presenti a brindare al suo nuovo successo: l’aver superato le 300 querele.
 

Attacco alla Catturandi

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Alessandro De Pascale

MAFIA. Minacciata da tre uomini la moglie di un agente della squadra che ha arrestato Riina e Provenzano. Avevano le foto delle famiglie dei poliziotti. Lumia (Pd): «Vogliono farli trasferire così da arenare le indagini».

L’intimidazione è avvenuta all’inizio di agosto, a Palermo. Tre uomini, a bordo di un auto, fermano una donna per strada: «Può darci un’informazione», le hanno chiesto. Ma era solo una scusa per farla avvicinare, perché dall’auto è sceso uno dei tre uomini e le ha mostrato delle fotografie. «Che bei mariti avete, che belle famiglie».
 

Ciancimino abbandona Palermo

Vincenzo Mulè

MAFIA. «Hanno vinto loro, io esco di scena». La lettera con un proiettile di kalashnikov e minacce nei confronti del figlio di Massimo Ciancimino, Vito Andrea di cinque anni, ha sortito il primo effetto.

«Hanno vinto loro, io esco di scena». La lettera con un proiettile di kalashnikov e minacce nei confronti del figlio di Massimo Ciancimino, Vito Andrea di cinque anni, ha sortito il primo effetto. Nella missiva, recapitata lunedì mattina nell’abitazione palermitana della famiglia Ciancimino, si leggeva: «Le colpe dei padri infami e traditori ricadranno sui figli.

Minacce all’autrice del libro "L’ultimo mistero su Aldovrandi"

Giovanni Vignali

DENUNCIA. «Ricordati che devi morire». Francesca Boari riceveva questa telefonata prima delle presentazioni del volume che ripercorre la storia del dolore della mamma di Federico. L’avvertimento proveniva dalla Calabria.

Sono oltre mille i chilometri che dividono Ferrara da Pizzo Calabro. Lo scorso mercoledì 14 ottobre la scrittrice Francesca Boari, autrice del libro Aldro (Corvo editore) si preparava alla prima uscita pubblica nella città estense, per raccontare come mai avesse scelto di realizzare un volume sulla famiglia di Federico Aldrovandi, il diciottenne morto in via dell’Ippodromo dopo un violentissimo scontro con le forze dell’ordine. Proprio quel giorno, a 72 ore dalla conferenza, un numero telefonico sconosciuto le lasciò un messaggio: «Ricordati che devi morire».

«Nel papello le contro richieste della mafia»

Pietro Orsatti

CIANCIMINO Stagioni delle stragi e trattativa tra lo Stato e i boss. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo: «Parlo con Ruotolo e dopo pochi giorni gli arrivano le minacce.

Una delle figure centrali della riapertura dei processi a Caltanissetta e Palermo sulle stragi e sulla trattativa fra Stato e Cosa nostra nei primi anni 90 è sicuramente Massimo Ciancimino, figlio di Vito, il sindaco del “sacco di Palermo”.

«Mantovano pensi alla tutela dei testimoni e non li minacci»

Pietro Orsatti

IL CASO Ieri Piera Aiello denunciava l’abbandono dello Stato verso chi, come lei, si è ribellata alla criminalità organizzata. Alla reazione scomposta del ministero dell’Interno risponde Giuseppe Lumia, membro della commissione antimafia

«Parlare, come arrivano a fare oggi taluni parlamentari, di testimoni di giustizia “abbandonati dallo Stato”, e farlo a margine di un caso come quello della signora Piera Aiello equivale a sostenere ricostruzioni e tesi totalmente difformi dalla realtà». L’accusa è pesante, soprattutto se a formularla è Alfredo Mantovano, sottosegretario all’Interno e presidente della Commissione sui programmi di protezione.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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