Petrolio nel basso Adriatico. Ecco chi non si è opposto

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Valerio Ceva Grimaldi

IL CASO. Nelle acque di Monopoli le multinazionali svolgono indagini sottomarine per cercare idrocarburi. La Regione presenta ricorso al Tar solo dopo un anno. Il Comune non trova le carte. E i comitati accusano: «Viziate le autorizzazioni del ministero».

La storia delle indagini sottomarine, propedeutiche alle trivellazioni petrolifere al largo della Puglia, continua a essere avvolta nel silenzio dei grandi media e, soprattutto, a generare inquietanti interrogativi.

«Sarebbe una catastrofe»

Giuseppe Deleonibus (Presidente dei Verdi di Monopoli, ingegnere ambientale)

DENUNCIA. L’esperto lancia l’allarme: «Se arrivano le trivellazioni sarà un disastro. Solo l’impianto di desulfurazione utilizzerà un milione di litri d’acqua potabile al giorno».

Avere questa perforazione a largo della costa di Monopoli significa cedere parte del nostro territorio alla/e compagnia/e petrolifera/e per estrarre petrolio di pessima qualità che dovrà essere sottoposto a processi molto inquinanti di desulfurazione. Il 90% della popolazione si troverà a vivere dentro un distretto petrolifero. Le compagnie petrolifere pagheranno allo Stato il circa un 7% di royalty e alla nostra regione solo l’1%.
 

Puglia, le multinazionali vanno a caccia d'oro nero

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Valerio Ceva Grimaldi

IL CASO. Al largo di Monopoli le compagnie petrolifere cercano idrocarburi. I cittadini denunciano forti rischi per l’ambiente in un territorio già compromesso.

Northern Petroleum, Petroceltic irlandese, Eni, Nautical Petroleum della Transunion Italia e Shell. Sono le multinazionali del petrolio che si preparano a trasformare il basso Mar Adriatico in un enorme campo petrolifero. Sono infatti diciannove le richieste di indagini sottomarine (tecnicamente “prospezioni sismiche”) inviate al ministero dell’Ambiente per  cercare giacimenti di oro nero nei fondali.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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