Spese militari e sprechi. Ecco dove serve tagliare

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Valentina Conti

LA PROPOSTA. Ieri in piazza Montecitorio i Verdi hanno presentato la “contromanovra” da 68,3 miliardi di euro. Bonelli: «Nessuno tocca i privilegi della casta. Servirebbe una ribellione morale».

«Un risparmio di 68,3 miliardi di euro tagliando spese militari, opere inutili e sprechi». è questa la proposta ribadita ieri dai Verdi che hanno presentato ieri in piazza Montecitorio, alla presenza del leader nazionale Angelo Bonelli, di Michele Dotti per l’appello “Abbiamo un sogno” e di Giuliano Tallone della Costituente ecologista, e di alcuni militanti, una controproposta alla manovra econnomica appena varata dal governo.

La protesta dei “piccoli” arriva sotto il Palazzo

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Eloisa Covelli

COMUNI. I sindaci con meno di mille cittadini sfilano oggi pomeriggio davanti a Montecitorio. L’Anci chiede di non tagliare, ma di investire sugli enti locali, e di dar loro maggiore autonomia.

Sindaci dei piccoli comuni con fascia tricolore, gonfalone e chiavi della città sfileranno oggi pomeriggio alle 14 davanti a Montecitorio. Sono arrabbiati perché la manovra mette a rischio il loro paesino. L’articolo 16 prevede infatti che i quasi 2mila comuni italiani con meno di mille abitanti si accorpino fino ad arrivare a 5mila cittadini. Il che consentirebbe un risparmio che, secondo gli enti locali, è quasi nullo.

De Gasperi e Orlando sul ring di Montecitorio

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Giorgio Frasca Polara (Inserto domenicale)

MEMORIA. Il 30 luglio di sessantaquattro anni si discuteva nell’Assemblea costituente del trattato di pace frettolosamente siglato dal leader della Dc. Il grande giurista siciliano sbotta: «Questi son voti di cui si risponde dinanzi alle generazioni future, si risponde nei secoli di queste abiezioni fatte per cupidigia di servilità!». E scoppia la bagarre.

E' il 30 luglio del 1947. Si consumerà quel giorno il primo, violentissimo tumulto nell’Aula di Montecitorio dove da quattordici mesi si riunisce l’Assemblea costituente eletta per dare al Paese una nuova Carta, che sarà una delle più democratiche del mondo.

E' iniziato il dopo Silvio. Brutta aria nel Palazzo

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Augusto Romano

SCENARI. Dopo il voto su Papa a Montecitorio si è certi che il governo non arriverà a fine legislatura. Si discute se si andrà al voto o ad un nuovo esecutivo. Voci su una nuova guerra di dossier.

Il governo provvisorio di Napolitano – così ormai lo chiamano a Montecitorio – non può durare fino alla fine della legislatura. Il ruolo di “supplenza” svolto negli ultimi mesi dal presidente della Repubblica ha consentito l’approvazione della manovra finanziaria e la partecipazione italiana alle missioni in Libia. Scansato per un pelo, almeno per ora, il rischio di un attacco speculativo e con Berlusconi tornato a farsi vivo dopo la sentenza Cir e una manovra su cui non voleva mettere la faccia, si riaprono i giochi.

La Camera vota per l’arresto di Papa

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Giorgio Frasca Polara

POLITICA. Nonostante lo scrutinio segreto l’Aula di Montecitorio ha deciso con 319 sì e 293 no di autorizzare la misura cautelare per il deputato del Pdl coinvolto nell’inchiesta di Napoli sulla P4.

In galera. La Camera ha deciso iersera, a voto segreto (319 sì, 293 no), che al deputato berlusconiano Alfonso Papa sia tolta l’immunità parlamentare e che vada in carcere in attesa del processo per concussione, corruzione ed altri gravi reati comuni legati alla lurida vicenda della P4.

Quel caldo nei Palazzi della politica

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Giorgio Frasca Polara (Inserto domenicale)

STORIE. La prima consegna del ventaglio nel 1883 per fronteggiare l’afa di luglio da parte dei giornalisti al presidente della Camera. Una tradizione ormai centenaria che si è poi estesa al presidente del Senato e al presidente della Repubblica. Una storia curiosa che si intreccia con la vita parlamentare e delle istituzioni, ma anche con l’edificio di Montecitorio dove d’estate sul tetto del primo, provvisorio, emiciclo si metteva del ghiaccio o si spruzzava dell’acqua. Problema inverso d’inverno, dove bisognava fronteggiare il freddo.

Siamo agli sgoccioli dell’attività parlamentare: le Camere stanno per andare in ferie dopo una stagione di drammatiche vicende economico-finanziarie e di vergognosi scandali, di scontri durissimi e di indecorose berlusconate.

L’Onu bacchetta l’Italia sul decreto rimpatri

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Dina Galano

IMMIGRAZIONE. L’Alto commissariato per i rifugiati in una lettera esprime «preoccupazione» per il testo approvato dal governo, ora al vaglio di Montecitorio. E chiede «disposizioni più favorevoli».

Appena avviata alla Camera la discussione del cosiddetto “decreto rimpatri”, ai deputati di Montecitorio viene recapitata una lettera dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, preoccupato per la tenuta delle norme in esame, determinato nel chiedere provvedimenti più miti.

Precari alla riscossa: «Bloccheremo il Paese»

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Rossella Anitori

MOBILITAZIONE. A Roma davanti a Montecitorio studenti e lavoratori prendono la parola: «Daremo vita a una nuova forma di sciopero. Se ci fermiamo noi, tutta l’Italia ci seguirà».

La rivoluzione a cui vogliono dare vita, dicono, partirà dal basso. Prenderà forma a partire dalle piazze gremite di studenti e lavoratori precari. Metterà insieme le idee di una collettività abusata, terrà conto dei bisogni e delle esigenze del Paese reale. A parlare è un’Italia indignata: precari della scuola, cassaintegrati, operatori sociali, ricercatori senza stipendio e giovani promesse senza futuro. Ieri a Roma davanti a Montecitorio la galassia precaria ha fatto la sua dichiarazione di guerra.

L’indignazione precaria conquista la piazza

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Rossella Anitori

MOBILITAZIONE. Continua il presidio dei lavoratori davanti a Montecitorio a Roma: «Ora basta. Questa classe politica non ci rappresenta. È il tempo del risveglio per questo Paese».

Un giorno ancora. A Roma, davanti a Montecitorio per manifestare la rabbia precaria che anima il Paese. Armati di megafono, striscioni e fischietti i lavoratori dello Stivale reclamano garanzie e diritti. «È il tempo di una presa di parola collettiva» ripetono. «È il tempo della piazza». Il presidio va avanti ormai da cinque giorni. A darsi appuntamento sotto al parlamento sono i tanti volti del precariato italiano.

Quella fiducia martedì alla Camera

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Aldo Garzia (Inserto domenicale)

ITALIA. Una dimostrazione di quanto resti ingarbugliata la politica italiana: l’esecutivo chiederà un pronunciamento sul Decreto sviluppo nello stesso giorno in cui a Palazzo Madama è prevista l’informativa di Berlusconi - la “verifica” - sulla nuova composizione della maggioranza che sarà riproposta a Montecitorio mercoledì. Con l’ombra della P4 e dopo le sconfitte elettorali nelle amministrative e nei referendum, il governo prova a sopravvivere.

L'acuminata scrittura di Gian Antonio Stella (Corriere della Sera, giovedì 16 giugno) ha già ironizzato sul vecchio e il nuovo che caratterizzano il linguaggio della politica.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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