«Proclamiamo la liberazione». Oggi Tripoli cambia pagina

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Susan Dabbous

LIBIA. Il Consiglio nazionale di transizione si prepara al dopo raìs. Sulla sua morte la moglie chiede l’apertura di un’inchiesta Onu. La Nato si prepara alla chiusura della missione militare.

La quiete dopo i festeggiamenti. Tripoli si è svegliata in un surreale silenzio nel primo venerdì senza il Colonnello Muammar Gheddafi da 42 anni, mentre dal resto Paese iniziavano a confluire i ribelli verso la capitale venuti a rivendicare gli onori che gli spettano come eroi nazionali.

La morte pesa quanto conta lo spettacolo

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Emanuele Giordana

SENTENZA KNOX. Nell’autunno del 2007 moriva, sempre a Perugia, anche un falegname entrato in carcere vivo e uscito morto. Ma tv e giornali si occuparono solo del caso Meredith.

Come spesso accade per i fatti di cronaca, l’opinione pubblica si divide in due: colpevolisti o innocentisti. Prima, durante e dopo la sentenza. Nel caso di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, la cosa è andata oltre i confini italiani assumendo toni e connotati da disputa internazionale. Gli americani contro la colpevolezza, i britannici a favore (anche se con maggior equilibrio). Gli italiani si sono accontentati di un voyeurismo sensazionalista, a partire dal reggiseno e dalle tracce di liquido seminale.

Malattie non trasmissibili. L’Onu lancia l’allarme

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Federico Tulli

MEDICINA. Cancro, cardiopatie, diabete, ictus sono la causa di morte più frequente al mondo. Uccidono più di malaria e tbc, come contrastarle? Se ne discute a New York la prossima settimana.

Cardiopatie, incidenti vascolari celebrali, diabete e cancro. Queste quattro malattie croniche provocano circa due terzi dei decessi nel pianeta, più di tutte le altre patologie messe insieme. Gravando inesorabilmente sui sistemi sanitari di gran parte dei Paesi, “ricchi” compresi, a causa dell’invecchiamento della popolazione e del diffondersi dei fattori di rischio associati alla mondializzazione e all’urbanizzazione: tabagismo, sedentarietà, cattiva alimentazione o abuso di bevande alcoliche.

Montedison, le prove che inchiodano i vertici

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Giorgio Mottola

MANTOVA. Operai in mezzo alle polveri di amianto: nuove prove contro i dirigenti dello stabilimento chimico accusati della morte di 72 operai. Per anni l’Asl ha finto di non sapere.

La Montedison di Mantova è stata per anni una zona franca. Gli operai lavoravano a contatto con sostanze nocive, mortali, senza alcuna garanzia sulle norme di sicurezza sul lavoro. Lo sapevano tutti, compresa l’Asl e l’ispettorato del lavoro. Che non si è limitata a chiudere un occhio. Per vent’anni ha fatto finta di non vedere. Nella Montedison non si facevano controlli: ai dirigenti veniva concesso tutto. Anche se queste concessioni, a distanza di qualche anno, avrebbero comportato la morte di centinai di lavoratori.

Fukushima: robot bloccati, i tecnici a rischio di morte da stress

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Paolo Tosatti

GIAPPONE. Le macchine cingolate sono “accecate” dal vapore radioattivo e impossibilitate ad avanzare a causa dei detriti. I lavoratori della Tepco rischiano il karoshi: decesso da iperlavoro.
 

Neppure la tecnologia più avanzata riesce a far fronte alla crisi nucleare in corso a Fukushima. Il vapore radioattivo presente all’interno dell’edificio di contenimento del secondo reattore ha “accecato” il robot a controllo remoto inviato dalla Tepco per raccogliere immagini e informazioni sullo stato della struttura, oscurando l’obiettivo della telecamera e impedendo ai tecnici di assumere informazioni utili sulla situazione.

Morire di freddo e stenti a venti giorni

Vincenzo Mulè

IL CASO. Faceva freddo la notte del 4 gennaio a Bologna. Il termometro alle quattro del mattino era fermo a meno tre gradi. Troppo.

Faceva freddo la notte del 4 gennaio a Bologna. Il termometro alle quattro del mattino era fermo a meno tre gradi. Troppo. Anche per chi da subito aveva imparato ad affrontare la strada e il freddo. Così, quella notte, Devid Berghi non ce l’ha fatta. Una crisi respiratoria, la richiesta d’aiuti, l’arrivo dell’ambulanza e la disperata corsa verso l’ospedale. Con lui, il fratellino gemello e la sorella di un anno e mezzo.

«Non è stato curato»

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Dina Galano

CASO CUCCHI. I periti nominati dalla Procura non hanno dubbi: «Il ragazzo è morto per la negligenza dei medici». Le lesioni recenti sono confermate ma, secondo i consulenti, «non hanno determinato il decesso».

Stefano Cucchi è morto perché «pur in condizioni cliniche estremamente difficili, non è stato curato». Stefano Cucchi, a soli 31 anni, è morto perché nel reparto penitenziario del Sandro Pertini dove è stato condotto «ci sono state omissione e negligenza».
 

La centrale si ferma

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Rossella Anitori

CIVITAVECCHIA. Dopo le polemiche per la morte del giovane operaio, il sindaco della città dispone la chiusura dell’impianto per effettuare i dovuti controlli sul rispetto delle norme di sicurezza sul lavoro.

La centrale a carbone di Civitavecchia chiude. Lo stop durerà il tempo necessario per eseguire i controlli dovuti. La decisione del sindaco Giovanni Moscherini arriva dopo giorni di polemica per la morte di un giovane operaio.
 

Arigliano, una vita a tutto swing

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Michele Manzotti

RICORDI. Si è spenta la grande voce che ha fuso il jazz alla canzone d’autore. Sue grandi canzoni come “I sing ammore”, “My wonderful bambina” e “20 chilometri al giorno”.

Per il grande pubblico televisivo era il volto che pubblicizzava un digestivo «che si poteva prendere anche in tram». Ma per il mondo della musica era colui che aveva sposato jazz e canzone d’autore caratterizzando l’interpretazione con una voce rimasta intatta fino agli ultimi anni di vita. Nicola Arigliano si è spento la scorsa notte in una casa di riposo a Calimera, in Puglia.

Morti in carcere Un tragico record

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Dina Galano

SOVRAFFOLLAMENTO. Ieri altri due decessi sospetti. I sindacati di polizia: «Sotto organico di 5.000 agenti».

Ancora morti sospette nelle carceri italiane. Apparentemente legate a cause naturali. è avvenuto a Regina Coeli a Roma, dove ieri mattina un trentaduenne affetto da anoressia nervosa è stato trovato senza vita nella sua cella. Stessa sorte ha colpito un detenuto ventiquattrenne ritrovato agonizzante nel carcere di Cuneo.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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