Ikea va alla conquista del Nord est

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Giannandrea Mencini (Terra Nord Est)

INDUSTRIA. Di fronte al progetto dell’azienda svedese, insorgono gli ambientalisti. L’assessore Manzato: «Ettari sottratti all’agricoltura».

Sabato 29 Ottobre a Cassinetta di Lugagnano (MI) è nato dalle ceneri del movimento “Stop al consumo del territorio” un nuovo importante soggetto nazionale: il Forum italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio ed è stata avviata una nuova campagna nazionale “Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori”. Oltre 400 associazioni hanno deciso di impegnarsi, a partire  dalla discussione di alcuni progetti in campo, uno dei quali interessa il Veneto e in particolare Casale sul Sile (TV).

L’impatto dei brevetti sull’agricoltura salentina

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Ludovica Jona

SBLOCCHIAMOLI. Sementi e specie vegetali sono a rischio: le multinazionali le trasformano in una nuova merce industriale che penalizza i contadini dell’intero pianeta. Anche in Italia.

La proprietà delle sementi agricole è a rischio perchè istituzioni sovra-nazionali, come l’Ufficio Europeo dei Brevetti di Monaco, hanno cominciato a brevettare varietà di vegetali allo stesso modo di macchine industriali: è l’allarme lanciato durante il seminario “Beni comuni e sviluppo delle comunità locali” che si è tenuto ieri a Lecce, nell’ambito della Campagna internazionale “Sblocchiamoli: Cibo, salute e saperi senza brevetti”.

Corno d’Africa, le terre fertili alle multinazionali

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Susan Dabbous

ETIOPIA. La denuncia della Ong Survival: «Nell’ultima foresta pluviale che resiste nella zona arida sono arrivate le società malesi, coreane e italiane a coltivare biocarburanti». Tribù a rischio.

Da un lato la macchina degli aiuti internazionali per soccorrere le popolazioni del Corno d’Africa e consentire di superare la più grave siccità degli ultimi sessant’anni, che minaccia la vita di dodici milioni di persone. Dall’altro distese di campi etiopi coltivati per la produzione di biocombustibili a ridosso della fertile valle del fiume Omo, mentre nel Sudest del Paese migliaia di persone non hanno cibo sufficiente per il sostentamento. Che l’Africa fosse un continente pieno di contraddizioni si sapeva.

Il grande affare della sabbia. Un Eldorado nero nella tundra

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Alessio Nannini

CANADA. Nello stato di Alberta, a seicento chilometri a nord di Calgary, sorge il più grande impianto per estrarre greggio dal terreno. Un business senza scrupoli voluto da governo e multinazionali.

Ci sono due modi per ottenere petrolio dalla terra. Il primo, universalmente noto, è quello di pomparlo verso la superficie attraverso pozzi e piattaforme marine; il secondo, pressoché sconosciuto agli estranei del settore, consiste nello scavare nella sabbia con grandi ruspe, quasi come si faceva da bambini sulla battigia: andando sempre più giù, si finiva prima o poi per trovare l’acqua.

Multinazionali europee che finanziano negazionisti Usa

Susan Dabbous

ELEZIONI. Bayer, Bp, Gdf-Suez e Basf hanno versato oltre 300.000 dollari ai politici conservatori per votare contro il provvedimento voluto da Obama per ridurre le emissioni di CO2 e favorire le rinnovabili.

Negazionisti prezzolati. Finalmente si scopre il filo diretto tra senatori americani ecoscettici e grandi inquinatori. Diversi colossi dell’industria europea, tra cui le tedesche Bayer e Basf, le francesi Lafarge e GDF-Suez e l’inglese Bp hanno sovvenzionato alcuni senatori statunitensi che negano le cause antropiche del riscaldamento climatico. Tra questi il più noto è il bianchissimo sessantenne James Inhofe, senatore dell’Oklahoma, passato alla storia per aver pubblicamente detto che il global warming è «una bufala».
 

Namibia, il popolo Himba sfida le multinazionali delle dighe

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Riccardo Bottazzo da Epupa Falls, Namibia

REPORTAGE. Sono rimasti in poco più di mille, nomadi e pastori. Non ignorano l’occidentalizzazione, semplicemente la rifiutano. E da anni lottano contro un progetto devastante sulle Epupa Falls.

Nelle regioni settentrionali della Namibia, nell’arida regione del Kaokoland, tra la vasta e polverosa piana dell’Etosha a sud, e le sconfinate foreste pluviali dell’Angola a nord, vive il popolo degli himba. Gli herero, con i quali condividono la lingua ma non certo i costumi, antepongono al nome “himba”, il popolo, l’aggettivo “ova”, medicanti, che dà il termine “ovahimba”, ovverosia popolo di mendicati, con il quale sono denominati in Namibia.

Ecco la “Top five” delle peggiori multinazionali

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Maurizio Torretti

DENUNCE. La Ong Survival stila la classifica delle società che rispettano meno i diritti degli indigeni. Si tratta di Gdf Suez, Perenco/Repsol, Samling, Wilderness Safaris e Yaguarete Pora. Per loro le tribù non esistono.

E' stata di Survival International, la più antica organizzazione internazionale nel campo dei diritti dei popoli tribali, l’idea e il merito di aver stilato una lista delle cinque peggiori multinazionali che violano i diritti dei popoli indigeni nonché ambientali. Si tratta di Gdf Suez, Perenco/Repsol, Samling, Wilderness Safaris e Yaguarete Pora.

Le mani delle multinazionali sull'acqua che diventa privata

Erasmo Venosi

COMMENTI. Evidente l’interesse del sistema bancario e della finanza al grande business della “privatizzazione “ dell’acqua.

Il Centro Studi di Intesa San Paolo ipotizza che il regolamento attuativo della legge Ronchi sulla “privatizzazione” dell’acqua potrebbe essere emanato nel 2012. Evidente l’interesse del sistema bancario e della finanza  al grande business della “privatizzazione “ dell’acqua. I pacchetti azionari delle prime cinque multi utilities valgono almeno 2 miliardi di euro.

Petrolio nel basso Adriatico. Ecco chi non si è opposto

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Valerio Ceva Grimaldi

IL CASO. Nelle acque di Monopoli le multinazionali svolgono indagini sottomarine per cercare idrocarburi. La Regione presenta ricorso al Tar solo dopo un anno. Il Comune non trova le carte. E i comitati accusano: «Viziate le autorizzazioni del ministero».

La storia delle indagini sottomarine, propedeutiche alle trivellazioni petrolifere al largo della Puglia, continua a essere avvolta nel silenzio dei grandi media e, soprattutto, a generare inquietanti interrogativi.

Alla scoperta dell’oro del Ghana

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Jean-Marc Caimi da Tarkwa

AFRICA.Multinazionali, governo locale, proprietari terrieri, speculatori d’ogni sorta, contadini con paghe da fame, investimenti stranieri che aumentano. Nel Paese africano l’estrazione del metallo è un business che coinvolge molti personaggi, spesso senza scrupoli. Un viaggio in una realtà in cui verità parziali, connivenze e affari illegali si fondono in un unico obiettivo: la pietra preziosa.

L’oro del Ghana attira una quantità crescente di investitori e speculatori stranieri. Questa ondata di colonialismo imprenditoriale, iniziata nel 1986 quando fu varata la legge anticrisi, è oggi gestita in accordo con il governo.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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