Nato

Isaf, ancora vittime civili

Susan Dabbous
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AFGHANISTAN. Dopo la strage di domenica e quella di due giorni fa, le forze Nato ammettono un nuovo «increscioso incidente». Al quarto giorno dall’offensiva Mushtarak, altri tre non combattenti muoiono “per errore” nell’Helmand.

Si continua a uccidere per sbaglio. In Afghanistan ieri è stato il quarto giorno consecutivo in cui l’Isaf (Forza internazionale di assistenza alla sicurezza) ha dovuto ammettere di aver provocato per errore delle vittime civili. L’ennesima morte accidentale per mano alleata ha raggiunto tre persone nel distretto di Nad Ali (Helmand), che si aggiungono ai dodici cittadini afgani morti domenica per il lancio sbagliato di due razzi e ai cinque deceduti lunedì scorso sotto un bombardamento aereo nella provincia di Kandahar.
 

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Kandahar, nuove vittime civili nella roccaforte dei talebani

Alessandro De Pascale
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AFGHANISTAN Gli attentati continuano, di pari passo con l’avanzata dei ribelli. Le nazioni europee e la Nato intanto si incontrano in modo informale per decidere a tavolino il destino del Paese. Ma prima aspettano l’esito delle elezioni.

Ieri, periferia di Kandahar, roccaforte talebana nel sud dell’Afghanistan. Al passaggio di una corriera esplode una mina artigianale. Perdono la vita almeno 30 persone, tra cui 10 bambini e 17 donne. Oltre 40 i feriti. La violenza continua senza sosta. In base alle stime delle Nazioni unite sono più di 1.500 i civili uccisi nel Paese dall’inizio del 2009. Di questi il 68 per cento ha perso la vita in attacchi dei militanti islamici, il 23 in azioni militari. Proprio ieri le forze Isaf hanno dovuto ammettere un altro tragico errore.

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Strategia Nato, tante promesse ma il cambiamento non arriva

Gloria Ravidà
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AFGHANISTAN Un raid aereo della coalizione nella provincia di Kunduz contro due auto-cisterne sequestrate dai talebani provoca una strage. Ancora incerto il bilancio delle vittime. Secondo il governatore della regione sarebbero almeno 60.

Un susseguirsi di versioni differenti ha caratterizzato la cronaca sul raid aereo della Nato, avvenuto ieri nella provincia di Kunduz, nel nord dell’Afghanistan. Secondo le prime ricostruzioni, un commando di talebani avrebbe sequestrato due auto-cisterne con rifornimenti destinati all’Isaf, la Forza internazionale per l’assistenza e la sicurezza. Uno dei veicoli si sarebbe però impantanato sulla rive del fiume Kunduz, nei pressi del villaggio di Omar Khel.

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Scintille diplomatiche sul focolaio georgiano

Paolo Tosatti
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GEOPOLITICA Mosca chiede alla Nato di rinunciare alle esercitazioni previste il 6 maggio nel Paese di Saakashvili. Che intanto vola negli Usa in cerca di rassicurazioni.

Nuove scintille tra Russia e Nato, dopo la richiesta di Mosca di rinviare le esercitazioni militari nell’ambito del programma Partnership for peace previste per il 6 maggio in Georgia.

«In questo modo la Nato cerca di intervenire negli affari interni della Georgia», ha dichiarato da Bruxelles Dmitri Rogozin, rappresentante permanente russo presso l’Alleanza atlantica. Secondo il diplomatico, «lo svolgimento di queste esercitazioni si può definire come una sfida» a tutta l’opposizione georgiana, all’Ossezia del Sud, all’Abkhazia e ovviamente alla Russia.

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