La Palestina entra nell’Unesco. Israele: «è una tragedia»

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Tiziana Guerrisi

NAZIONI UNITE. Con 107 voti a favore, 52 astenuti (tra cui l’Italia) e 14 contrari (Usa, Germania, lo Stato ebraico) si consuma il primo atto che segue alla richiesta di avere un seggio all’Onu.

Alla fine il presidente palestinese Abu Mazen ce l’ha fatta: l’Unesco ha votato sì con 107 voti a favore (14 i contrari e 52 astenuti tra cui l’Italia) all’adesione della Palestina che per la prima volta entra come membro a tutti gli effetti in un’organizzazione delle Nazioni Unite.

Se il futuro non è donna. La strada è ancora in salita

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Gianna Pontecorboli

NAZIONI UNITE. Un rapporto del segretario generale al Consiglio di sicurezza nell’undicesimo anniversario della risoluzione 1325. Sono i numeri a parlare: l’incarico di prestigio resta maschile.

Delle guerre, si sa, le donne sono quasi sempre le vittime principali. Quando però si tratta di fare, imporre o trattare la pace, la partecipazione femminile è raramente importante e la seconda metà del cielo ha poche opportunità di far sentire la sua voce.

Stato di Palestina, all’Onu la conta dei voti

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Gianna Pontecorboli

NAZIONI UNITE. I palestinesi corteggiano alcuni membri del Consiglio di sicurezza per avere numeri che mettano in imbarazzo chi è contrario alla loro proposta già respinta da Obama.

Poche cose, sotto il tetto del Palazzo di vetro di New York, sono così poco sicure come una promessa di voto favorevole fatta frettolosamente durante un ricevimento o alla fine di un breve colloquio a quattr’occhi. Dopo tanti anni passati sulla scena politica mondiale, il leader palestinese Abu Mazen queste cose le sa benissimo. E per di più, sa anche benissimo che la lista dei comprimari per la risoluzione del problema mediorientale, quest’anno, si è molto ampliata e arriva a comprendere anche Paesi che fino a ieri contavano ben poco.

Comincia la battaglia per lo Stato palestinese

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Gianna Pontecorboli

NAZIONI UNITE. L’Assemblea generale dell’Onu ha affrontato grandi temi globali, dalla salute all’ambiente. Ma l’attenzione è rivolta alla richiesta della Palestina. Osteggiata dagli Stati Uniti.

Un’Assemblea Generale a due facce. Una, ben nota e conosciuta, con la consueta parata di capi di Stato e premier impegnati a parlare dei problemi politici del giorno. Una seconda, meno seguita da cronisti e telecamere, ma voluta con costanza e con energia dal segretario generale Ban Ki-moon e altrettanto importante, in definitiva, per la popolazione del pianeta. Da quando si è aperta ufficialmente, lunedi, la grande riunione annuale dei rappresentanti di 193 paesi si è dimostrata, quest’anno, diversa dalle sue edizioni precedenti.

La lunga corsa dei palestinesi approda al Palazzo di vetro

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Gianna Pontecorboli

NAZIONI UNITE. Cosa c’è dietro quella che si annuncia come una delle più complesse. Assemblee generali delle Nazioni unite cui verrà proposto il riconoscimento della Palestina.

Alcuni giorni fa, i rappresentanti della società civile palestinese hanno consegnato al capo del protocollo dell’Onu una poltrona ricoperta di velluto azzurro, con la scritta ‘’Palestine’’ ricamata sullo schienale. Alla vigilia della sessantaseiesima Assemblea Generale dell’Onu, il dono rappresenta un simbolo inequivocabile. A giudizio di diplomatici, politici e osservatori  quando il consesso dei 193 Paesi membri chiuderà i suoi lavori, a dicembre, la Palestina sarà uno Stato.

Siccità, la Fao chiede 1,6 miliardi in un anno

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Susan Dabbous

AFRICA. Al vertice delle Nazioni unite a Roma: servono 300 milioni di dollari per tamponare la carestia nel Corno d’Africa. E si torna a parlare di fondo per le vittime dei cambiamenti climatici.

La catastrofica siccità nel Corno d’Africa richiede un’azione massiccia e urgente». È questo l’appello lanciato ieri dal direttore generale della Fao, Jacques Diouf, durante la riunione straordinaria dell’agenzia Onu per l’alimentazione a Roma. Il tema è stato uno solo: la carestia in Somalia e in tutta la regione circostante. Diouf ha chiesto 1,6 miliardi di dollari da raccogliere entro i prossimi 12 mesi. Trecento milioni, invece, servono subito.

Onu: peacekeeping verde contro i conflitti ambientali

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Paolo Tosatti

GEOPOLITICA. Presentata al Consiglio di sicurezza una proposta per istituire operazioni di mantenimento della pace in scenari di guerra per il controllo delle risorse naturali.

In inglese si chiama environmental peacekeeping. Nonostante nella comunità internazionale se ne parli già da qualche anno, nessuno si è mai preso la briga di tradurre questa espressione, che nella nostra lingua potrebbe suonare come peacekeeping verde: operazioni delle Nazioni unite per il mantenimento della pace in situazioni di conflitto ambientale tra Stati o all’interno di singoli Paesi.

Carestia in due regioni somale. L’allarme delle Nazioni unite

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Susan Dabbous

AFRICA. In fuga dalla siccità 1.350 persone oltrepassano ogni giorno la frontiera per arrivare in Kenya. L’Unhcr: «Un numero 4 volte superiore a quello dei profughi che scappavano dalla guerra».

Torna la carestia in Somalia. Ora è ufficiale. La dichiarazione è arrivata ieri dalle Nazioni Unite: i quasi tre milioni di abitanti delle due regioni meridionali di Bakool e Shabelle non hanno cibo e acqua sufficienti per il sostentamento. La macchina degli aiuti umanitari è già in marcia: la Fao (organismo Onu per l’agricoltura) chiederà lunedì 136milioni di dollari per far fronte all’emergenza.

Il pianeta si schiera contro le armi nucleari

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Paolo Tosatti

L'INIZIATIVA. Milioni di persone in tutto il mondo hanno aderito ieri al Nuclear aboltion day. Una mobilitazione globale per chiedere la definitiva messa al bando degli armamenti atomici.

Alla vigilia del vertice dei cinque membri permanenti del Consiglio di sicurezza dell’Onu sullo stato degli arsenali nucleari, in programma a Parigi il 29 e il 30 giugno, si è celebrato ieri in tutto il mondo il Nuclear abolition day, una giornata di mobilitazione globale per chiedere la definitiva messa al bando degli armamenti atomici e l’adozione di un trattato internazionale vincolante in materia.

Le Ong: «Diritti umani, governo all’anno zero»

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Dina Galano

IL RAPPORTO. Il Comitato che riunisce oltre 80 organizzazioni pubblica il primo monitoraggio sull’attuazione delle 92 raccomandazioni Onu. «A un anno di distanza, sono rimaste lettera morta».

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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