La ’ndrangheta stava ricostruendo L’Aquila

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Alessandro De Pascale

INCHIESTE. Quattro imprenditori edili arrestati e sequestri per un milione di euro. Le cosche si erano infiltrate nei lavori post sisma delle case private che non richiedono gare e certificati antimafia.

Per decidere come mettere le mani sugli appalti per la ricostruzione post sisma, gli imprenditori locali e i boss si erano incontrati nel maggio 2010 in un albergo de L’Aquila. Lo dimostrano le foto scattate dagli investigatori. Dalle intercettazioni e dagli accertamenti societari, emerge invece che i referenti della ’ndrina Caridi-Zincato-Borgetto di Reggio Calabria, avevano messo gli occhi su quello che è diventato il cantiere più grande d’Europa già nei mesi successivi al terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009.

La rivelazione del pentito: «A Nettuno comanda Giacomo»

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Andrea Palladino

'NDRANGHETA. Entra nel vivo il processo Appia. Alla sbarra il clan Gallace. Ieri la sezione penale del Tribunale di Velletri ha ascoltato il principale accusatore del gruppo, Antonino Belnome.

Un processo dimenticato, che entra nel cuore delle cosche di ‘ndrangheta radicate nel Lazio. Gruppi criminali cresciuti fin dagli anni ‘70 alle porte di Roma, sul litorale di Anzio e Nettuno, grazie al silenzio di tanti, ad iniziare dalle istituzioni: il comune di Nettuno è stata l’unica amministrazione sciolta per mafia nel Lazio, alcuni anni fa, quando era ancora guidata dal centrodestra.

'Ndrangheta, alla sbarra l’uomo dei Servizi

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Alessia Candito

GIUSTIZIA. Ieri a Reggio Calabria la prima udienza del processo a carico di Giovanni Zumbo, ritenuto responsabile di avere passato notizie riservate al boss delle ‘ndrine Giuseppe Pelle.

Con una prima udienza tecnica si è inaugurato ieri il processo a carico dell’ex collaboratore dei servizi segreti Giovanni Zumbo, pizzicato dalla Procura di Reggio Calabria a passare informazioni sulle indagini in corso al boss della ‘ndrangheta Giuseppe Pelle.

Sequestrata la cartella clinica di Pelle, il boss evaso a Locri

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Alessia Candito

'NDRANGHETA. Del boss calabrese ancora non c’è traccia. Lo cercano ovunque e nel frattempo i magistrati dell’antimafia svolgono accertamenti sulla struttura sanitaria dove era ricoverato.

Sembra non aver incontrato alcun ostacolo nella sua fuga, il boss della ndrangheta Antonio Pelle, uno dei protagonisti della guerra di mafia che portò alla strage di Duisburg, nel ferragosto del 2007. Una fuga meditata e pianificata nel dettaglio, alla quale Pelle lavorava dal giorno immediatamente successivo al suo arresto, ha tuonato il procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Nicola Gratteri.

«Sogno una città normale»

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Alessia Candito

INTERVISTA. Elisabetta Tripodi è la giovane sindaco di Rosarno. Da pochi giorni, ogni suo passo è seguito dalle forze dell’ordine. Da quando il boss Rocco Pesce le ha scritto dal carcere di Opera.

Da qualche giorno, Elisabetta Tripodi, giovane sindaco di Rosarno, non si muove più da sola. A vigilare sui suoi passi, la gente che incontra e la posta che riceve, ci sono le forze dell’ordine. Le autorità giudiziarie hanno preso sul serio le minacce del boss Rocco Pesce, già condannato all’ergastolo per vari reati tra cui associazione di stampo mafioso e omicidio.

Il tesoro del dittatore e la rete delle cosche

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Andrea Palladino

'NDRANGHETA. L’operazione “Re Artù” della Dda di Reggio Calabria porta agli arresti venti persone, accusate di avere tentato di riciclare un titolo di credito da 870 milioni di dollari.

Ha l’apparenza di un banale foglio di carta, un po’ retrò, di color oro, con il timbro a fondo pagina del Credit Suisse. Ed ha in bella mostra una cifra da capogiro, 870 milioni di dollari, che considerando la data di emissione, il 14 agosto del 1961, oggi raggiungerebbe una ventina di miliardi di euro. È un titolo di credito collaterale, gira per l’Europa da decenni, apparteneva al dittatore indonesiano Sukarno e puzza tanto di fregatura.

Svizzera, clan all’assalto. L’allarme della polizia

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Giorgio Frasca Polara

IL CASO. L’Ufficio federale rivela come i Cantoni siano diventati «il crocevia degli affari di mafia e ‘ndrangheta». I reati sono commessi «nella massima discrezione». Investigatori in difficoltà.

La Svizzera funge da crocevia e paese di transito per i traffici della mafia siciliana e della ‘ndrangheta calabrese. Lo rivela il rapporto annuale dell’Ufficio federale di polizia (FedPol) pubblicato due settimane fa dai giornali della Confederazione ma del tutto inedito in Italia (e c’è da chiedersi perché, dal momento che basta cliccare su Internet per trovarne la versione integrale in quattro lingue).

La 'ndrangheta investe di fronte a Palazzo Chigi

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Giorgio Mottola

CRIMINALITA'. La cosca dei Gallico, che gestisce il racket sugli appalti dell’A3, ha riciclato per anni i guadagni illeciti a Roma. Sigilli della Dia sull’Antico Caffé Chigi e su un’holding immobiliare.

Dai cantieri della Salerno Reggio Calabria al salotto buono della politica romana. Gli affari dei Gallico, famiglia mafiosa della piana di Gioia Tauro, si erano spinti fino a Roma. Fino in Piazza Colonna, a essere precisi. I guadagni ottenuti con le estorsione sulla A3 venivano infatti reinvestiti di fronte Palazzo Chigi. Sotto il naso delle massime cariche dello Stato.

Verso una Expo a prova di mafia

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Anna Pellizzone ed Erica Sirgiovanni (Terra Milano)

MILANO 2015. Per evitare “infiltrazioni” nelle gare di appalto il comitato esecutivo Bie prepara delle importanti linee guida.

Con oltre 110 ettari di territorio coinvolto, circa 25 miliardi di euro impegnati su opere dirette e indirette e circa 4mila imprese coinvolte nei lavori, l’Expo 2015 è destinato ad avere un forte impatto ambientale sul territorio milanese e lombardo. A partire dal milione di metri quadri che cambierà destinazione d’uso da agricolo ad edificabile.

Anche il Piemonte in mano alla ‘ndrangheta

PIEMONTE.
Simone Bauducco

CRIMINALITA'. L’operazione Minotauro ha portato all’arresto di 150 persone tra Torino, Milano, Modena e Reggio Calabria. Tra questi, un ex sindaco. Svelati legami con la politica regionale.

La più grande operazione di mafia in Piemonte negli ultimi anni ha scoperchiato la fitta rete di contatti tra la ‘ndrangheta, il mondo degli affari e la politica piemontese. Centocinquanta arresti. Beni sequestrati per 117 milioni di euro e sigilli a dieci aziende operanti nel campo dell’autotrasporto e dell’edilizia. Questo il bilancio dell’operazione Minotauro coordinata dalla Procura di Torino e che ha coinvolto, oltre al capoluogo piemontese, anche le province di Milano, Modena, Reggio Calabria.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

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