Di Girolamo si dimette tra gli applausi. Fiducia alla Camera

Giorgio Frasca Polara

DAL TRANSATLANTICO. Ieri in aula è andato in onda il Di Girolamo pride. Dai banchi della maggioranza applaudono il senatore dimissionario come un eroe. In mattinata viene anche approvato in fretta un decreto per le finanze locali pieno di lacune.

Doppietta invereconda del centrodestra. Al Senato sono state accolte le dimissioni di Nicola Di Girolamo, su cui pende, e ora può essere eseguito, l’arresto per i collegamenti con la ’ndrangheta, ma non, come chiedevano le opposizioni, la decadenza dall’incarico parlamentare. Mentre alla Camera il governo ha posto la ennesima, siamo oltre trenta, questione di fiducia su un decreto-legge relativo ad interventi urgenti concernenti enti locali e regioni. 
 

L’accusa dei magistrati: le 'ndrine sono sbarcate a Palazzo Madama

Alessandro De Pascale

INFILTRAZIONI. Il senatore Nicola Di Girolamo sarebbe stato eletto con i voti della ‘ndrangheta. I giudici: arresto necessario perché «sussiste il rischio che possa fuggire all’estero, dove dispone di un grande patrimonio accumulato illegalmente».

La Giunta per le autorizzazioni a procedere di Palazzo Madama si è riunita ieri per iniziare l’esame della nuova richiesta di arresto per il senatore del Pdl Nicola Di Girolamo. Accusato dalla Direzione distrettuale antimafia di Roma di violazione della legge elettorale con «l’aggravante mafiosa». Il presidente della Giunta, Marco Follini ha confermato che la decisione arriverà «entro la prossima settimana».
 

Accusato senatore Pdl

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Vincenzo Mulè

POLEMICHE. Le parole di Beppe Pisanu («oggi è peggio di Tangentopoli») agitano la politica. Intanto la Dda di Roma chiede l’arresto per il parlamentare Nicola Di Girolamo e Silvio Scaglia, ex ad Fastweb. Contestata l’associazione per delinquere.

Un fantasma si aggira per il nostro Paese. Un fantasma che in molti speravano sparito per sempre. Invece, lo spettro della corruzione è tornato. Ad agitare il sonno di molti. Ieri, dale colonne del Corriere della Sera, Giuseppe Pisanu, presidente della Commissione antimafia, ha lanciato l’allarme: «è peggio di tangentopoli. Allora crollò il sistema del finanziamento dei partiti. Oggi è la stessa unità nazionale a essere in discussione, al punto da venire apertamente negata, anche da forze di governo.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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