Allarme Unicef, servono fondi per i civili in fuga

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Giuliano Rosciarelli

LIBIA. Oltre 5.000 profughi bloccati al confine con Egitto, Tunisia e Niger; 58mila gli sfollati interni. Secondo l’organizzazione servono 20 milioni di euro per evitare il disastro umanitario.

«Più si protrae la crisi libica, più la situazione umanitaria di donne e bambini diventerà preoccupante». Questo è l’allarme lanciato da Shahida Azfar, direttore regionale dell’Unicef per Medio Oriente e Nord Africa in merito al conflitto che vede impegnate le forze occidentali e i ribelli contro il regime di Gheddafi.

La parata afro per la Bastiglia

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Susan Dabbous

FRANCIA I soldati di 13 Paesi africani ex colonie hanno sfilato sugli Champs Elysees per la festa nazionale. Forti le critiche da parte delle Ong per la difesa dei diritti dell’uomo: «Tra loro ci sono criminali di guerra»

 

Areva avvelena il Niger

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Alessandro De Pascale

RAPPORTO. Greenpeace pubblica un’inchiesta sulle miniere di uranio nigeriane della multinazionale pubblica francese: «Acqua, aria e suolo contaminati e oltre i limiti». Chiedendo uno studio su larga scala.

L'associazione ambientalista Greenpeace ha pubblicato ieri un’inchiesta sulle miniere di uranio in Niger, uno dei Paesi più poveri dell’Africa. Non è possibile che «Areva guadagna miliardi sfruttando le risorse naturali mentre ogni giorno che passa i nigeriani sono esposti a radiazioni, rischio malattie e povertà», si legge nel rapporto. L’Areva è la multinazionale leader a livello mondiale nel campo dell’energia nucleare, posseduta al 90 per cento dallo Stato francese.

Niger, un intero Paese a rischio di carestia e siccità

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Bruno Picozzi

EMERGENZE. Un rapporto ufficiale pubblicato dalle Nazioni unite avverte che metà della popolazione soffrirà quest’anno di insicurezza alimentare. Il governo però pensa solo a fare affari con l’uranio.

Ogni mezzo verrà impiegato per contrastare la carestia che «minaccia la vita di milioni di nigerini». Questo ha affermato di recente durante un’apparizione televisiva il maggiore Salou Djibo, capo della giunta militare che governa il Niger dopo la deposizione del contestatissimo presidente Mamadou Tandja.
 

In Niger un colpo di Stato legato al business nucleare

Paola Mirenda

AFRICA. Il presidente Mamadou Tandja è stato destituito giovedì dai militari. Il suo mandato era scaduto a dicembre ma la modifica alla Costituzione e lo scioglimento del Parlamento lo avevano mantenuto al potere. Ora il suo tempo è finito.

Tesa ma finora calma la situazione a  Niamey, dove da ieri vige il coprifuoco dopo il colpo di Stato di giovedì che ha portato all’arresto del presidente Mamadou Tandja e del suo luogotenente, confinati ora in una caserma a 20 chilometri dalla capitale. Le strade sono pressoché deserte, mentre la radio ufficiale, Voix du Sahel, diffonde da giovedì alle 18 musica militare.

Le Nazioni unite bacchettano l’Italia: «Troppi diritti negati»

Dina Galano

IMMIGRAZIONE. Il ministro Maroni in Africa stipula accordi bilaterali con Ghana e Niger. Ma l’Onu attacca.

Bisognerà attendere fino a domani prima di conoscere il responso definitivo delle Nazioni unite circa il rispetto dei diritti umani in Italia. Nelle more del giudizio, l’esame periodico cui sono sottoposti tutti gli Stati membri e che quest’anno riguarda il nostro Paese ha già fatto trasparire qualche perplessità sulla gestione italiana di immigrazione e minoranze, anche per la presenza di diffuse inclinazioni razziste e xenofobe.

Voci da Agadez, la multiservizi della migrazione clandestina

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Lorenzo Di Pietro da Agadez

AFRICA. È una tappa fondamentale per coloro che vogliono raggiungere l’Europa o la parte nord del continente. Un viaggio nella città del Niger, tra gli ingranaggi di una macchina organizzativa che sfrutta il dramma di chi fugge dal proprio Paese.

«La mia famiglia mi ha rifiutato. È difficile da dire». Trattiene a stento le lacrime I.K., mentre tenta di spiegare le ragioni che lo hanno spinto a emigrare. Proviene dal Ghana, lo incontriamo ad Agadez dov’è di passaggio come migliaia di altri ragazzi.

Talebanizzazione dilagante. A rischio l’Africa occidentale

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Jean Claude Mbede

NIGERIA Nel Nordest del Paese la battaglia tra islamisti ed esercito ha lasciato sul campo già 600 morti. Adesso i fondamentalisti potrebbero spostarsi negli Stati confinanti: Niger, Ciad e Camerun. Dove non mancano disordini e instabilità.

 

Niger, senza istruzione le donne continuano a morire di parto

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Bruno Picozzi

AFRICA
Secondo dati dell’Unicef nel Paese una madre su 7 rischia il decesso a causa della gravidanza, mentre il 25 per cento dei bambini non supera il quinto anno di età. Per risolvere il problema l’Onu punta sulla scolarizzazione.

 

Vogliamo il pane ma anche le rose

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Bruno Picozzi

POPOLI
— Tutti devono accedere ai beni materiali necessari per la sopravvivenza ma nessuno dovrebbe essere costretto a sacrificare identità e dignità per ottenerli. Dal Niger a Chiaiano. —

Fu stroncato dalla critica il film “Bread and roses” di Ken Loach, affresco semidrammatico sulle condizioni di lavoro degli emigranti messicani negli Usa. «Una lezione ideologica in cui la ragione e il torto sono chiaramente espressi, negando allo spettatore la possibilità di farsi un’idea che non sia viziata dallo slogan politico», così nelle parole di Luca Baroncini, critico cinematografico.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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