Nigeria, ancora morti nelle proteste contro il caro benzina

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redazione

AFRICA. Al secondo giorno di sciopero generale contro l'eliminazione dei sussidi sul carburante una manifestazione viene repressa nel sangue nel nord del Paese. Lo Stato africano esporta greggio ma non ha raffinerie: i combustibili vengono importati.

Al secondo giorno di sciopero generale indefinito contro la decisione del governo di tagliare i sussidi per i carburanti, nella ex capitale nigeriana Lagos – la principale città del paese – sono comparsi blocchi stradali e barricate. In città la tensione è molto alta, dopo che lunedì, primo giorno di sciopero, un manifestante è stato ucciso durante una carica della polizia, schierata in forze per impedire i cortei.
 

Nigeria: ecco cosa c'è nel Delta dei veleni

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Susan Dabbous

AMBIENTE. Nel Delta del Niger sono pochi gli abitanti che riescono a vivere oltre i 42 anni, affetti più che mai da nuove forme tumorali. È questa l'eredità che lasciano gli oltre 40 anni di attività estrattiva del petrolio che non accenna a fermarsi.

Devastazione dell'ecosistema, aumento delle malattie respiratorie e accorciamento delle aspettative di vita. Nel Delta del Niger sono pochi gli abitanti che riescono a vivere oltre i 42 anni, affetti più che mai da nuove forme tumorali. È questa l'eredità che lasciano gli oltre 40 anni di attività estrattiva del petrolio che non accenna a fermarsi. La Nigeria è uno dei più grandi produttori di petrolio al mondo, basti pensare che soddisfa da solo il 20 per cento del fabbisogno europeo di combustibile.

Nigeria, il petrolio scorre dove la Terra sanguina

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redazione

AMBIENTE. Esce oggi il dossier di Crbm (Campagna per la riforma della Banca mondiale) sul devastante impatto delle multinazionali petrolifere che operano nel Delta del Niger. Non solo Shell ma anche Eni, attiva nel Paese da oltre 40 anni.

Amnesty International, Campagna per la riforma della Banca Mondiale (Crbm) e Aktivamente promuovono stasera dalle 20,30 al cinema Aquila a Roma una serata-evento dedicata ai diritti umani e all’ambiente nel Delta del Niger. Si tratta della regione della Nigeria più ricca di petrolio, ma anche la più povera e degradata dal punto di vista ambientale.

Save the children: in aumento i casi di sfruttamento minorile

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Marco De Vidi

IL RAPPORTO. L’organizzazione presenta i risultati di un’indagine condotta sul campo. Cresce il traffico dei minori nel nostro Paese, soprattutto provenienti da Romania, Nigeria e Albania.

Sono migliaia i minori che vengono condotti in Italia e sfruttati per scopi sessuali, per l’accattonaggio o per attività illegali e lavori irregolari. Ne parla il rapporto “I piccoli schiavi invisibili”, redatto da Save the children con la onlus On the road, che ha coinvolto trentadue associazioni e quindici regioni italiane e che è stato condotto tramite interviste a operatori in contatto con i minori in difficoltà.

Petrolio, trent’anni per disintossicare il Paese

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Paolo Tosatti

NIGERIA  I danni causati dalla compagnie petrolifere nella regione dell’Ogoniland richiederanno decenni per essere sanati. Un rapporto dell’Unep analizza la devastazione che ha colpito il territorio

Trent’anni di lavoro e un miliardo di spese per tentare di guarire un cancro che da oltre cinquant’anni infesta una terra ormai spogliata di ogni risorsa e minaccia la vita di un’intera popolazione. La “pulizia” dell’Ogoniland, la regione del delta del Niger abitata dal popolo Ogoni, richiederebbe la più massiccia operazione di salvataggio ambientale mai effettuata.

Lampedusa, 25 morti ammassati nella stiva

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Diego Carmignani

SBARCHI. Tragedia in mare su un barcone con a bordo quasi 300 persone partite dalla Libia. A causare i decessi asfissia e intossicazione da fumi: le vittime erano chiuse nella sala macchine.

La nuova immane tragedia del mare si è consumata nella notte tra domenica e lunedì a largo di Lampedusa. 25 migranti provenienti dalla Libia senza vita scoperti nella stiva di un barcone carico di 271 persone e soccorso dagli uomini della Guardia costiera.

Disastri petroliferi in Nigeria. Nessuna verità sui colpevoli

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Diego Carmignani

AFRICA. Presto l’Unep pubblicherà l’atteso rapporto sullo scempio ambientale nell’Ogoniland. Il lungo ritardo sarebbe dovuto alle controverse conclusioni: Ogoni responsabili e Shell scagionata.

E' dai sanguinosi fatti del 1993 che la Shell ha smesso di trivellare nell’Ogoniland, regione sud-est della Nigeria sul delta del Niger, che deve il suo nome alla popolazione indigena degli Ogoni. Questi ultimi, protagonisti da anni di una lotta non violenta per rivendicare la propria autodeterminazione ed opporsi alla distruzione dell’ecosistema da parte degli impianti petroliferi, finirebbero paradossalmente per essere i primi responsabili del gravissimo inquinamento nel loro stesso territorio, attraverso le azioni di sabotaggio che si sono susseguite nel tempo.

Nigeria, cronaca di un fallimento annunciato

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Jean Claude Mbede

SUDAFRICA. La disfatta della nazionale al Mondiale si traduce nella decisione del presidente Jonathan di sospendere la squadra dalle competizioni internazionali. Ma il calcio in Africa è spesso vittima della politica e dei calciatori più ricchi.

La Nigeria non era il Ghana, ultima speranza a venire meno del calcio africano nel mondiale africano. Tutt’altro: la squadra guidata dallo svedese Lars Lagerback è uscita con un punto e due sconfitte. Peggio ha fatto soltanto il Camerun di Samuel Eto’o, eliminato a zero punti.

Il regime ti viene a prendere

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Jean Clude Mbede

TESTIMONIANZE. Liman Kounatè Mallam, leader del Movimento per la salute del Camerun, oggi si trova detenuto nella capitale Yaoundé. La sua storia è fatta di fughe, esilio, rapimenti e corruzione delle autorità.

I protagonisti di questa storia sono il Camerun e il suo antico nemico, la Nigeria. 
 

Una condanna chiamata Italia per un migrante in cerca d’aiuto

Pino Di Maula

IL CASO. Fuggito dalla Nigeria, il giovane Mohammed arriva in Italia per cercare di rifarsi una vita. Le autorità però
non gli consentono di chiedere asilo politico, perché la domanda non è stata presentata al momento dell’ingresso.

Tranne per il nome di fantasia, è una tragedia vera quella di Mohammed. La ricorda bene, Ernesto Ruffini, l’avvocato che volontariamente ha fatto di tutto per difenderlo dall’ingiustiza nazionale. Sbarcato da poco in Italia, ad agosto Mohammed si aggira esplorando curioso i giardini della città. Una signora si insospettisce e chiama i carabinieri. Non faticano molto gli agenti a bloccare quel ragazzo minuto.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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