Ocse: licenziamenti più facili aiutano la ripresa

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Betta Salandra

LAVORO. Per l’organizzazione parigina la legislazione restrittiva italiana ha attutito l’effetto occupazionale della crisi, ma ora bisogna cambiare. Esulta Sacconi. Critici i sindacati.

La matematica non sarà un opinione ma la statistica lo è senz’altro. È infatti battaglia di interpretazioni dopo il rapporto sull’occupazione europea di ieri. «L’impatto della crisi recente sul mercato del lavoro italiano è stato fino ad oggi moderato, ma la ripresa è stata lenta - ha scritto l’Ocse sull’Italia nell’Employment outlook - la disoccupazione italiana, è cresciuto meno della media Ocse. Da allora però, «la ripresa è stata alquanto moderata».

Sulle classi-pollaio Mariastella fa la gnorri

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Eloisa Covelli

SCUOLA. I dati Ocse danno un quadro sconfortante dell’istruzione italiana: pochi laureati e diplomati, docenti malpagati e giovani sottovalutati. Che avrà da esultare il ministro Gelmini?.

Mariastella Gelmini esulta leggendo i dati Ocse sulla scuola italiana. Ad una lettura superficiale i numeri darebbero ragione al ministro su almeno un punto: le classi-pollaio non esistono. I bambini italiani, dice l’Ocse, vivono in classi relativamente poco numerose, con un insegnante ogni 10,7 alunni nella scuola primaria e uno ogni 11 alunni nelle secondarie. Peccato che i numeri si riferiscono al 2009, primo anno di tagli della responsabile del dicastero dell’Istruzione.

L’Ocse denuncia: la crisi ha appesantito i bilanci

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Giuliano Rosciarelli

DOSSIER. Per far fronte agli effetti collaterali del più devastante shock economico dal 1929 ad oggi, i governi hanno messo mano alle casse pubbliche e elargito aiuti, difficilmente sostenibili a lungo.

E' nei bilanci degli Stati che la crisi economica ha lasciato le sue tracce più evidenti: per far fronte agli effetti collaterali del più devastante shock economico dal 1929 ad oggi, i capi di governo, lì dove possibile, hanno messo mano alle casse pubbliche e elargito aiuti, difficilmente sostenibili ancora per lungo tempo. A sostenerlo è l’Ocse nel suo rapporto “Uno sguardo sulla pubblica amministrazione 2011”, presentato ieri a Parigi.

Luciano Gallino: «Ma senza occupazione che crescita è?»

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Giuliano Rosciarelli

L'Ocse, promuove il sistema Italia e prevede per quest’anno una crescita dell’1,2% e dell’1,6% nel 2010. Ma siamo davvero fuori dalla crisi? Ne abbiamo parlato con Luciano Gallino, economista e sociologo del lavoro.
 
L’Italia è finalmente fuori dal tunnel?

Politiche sociali, l’Italia in fondo alle classifiche

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Dina Galano

IL RAPPORTO. Occupazione femminile e tasso di fertilità tra i più bassi dell’area industrializzata. Povertà infantile al 15 per cento. Per le famiglie in crisi lo Stato non stanzia soldi. I dati dell’Ocse.

«I sussidi familiari devono essere ben progettati per mantenere gli incentivi al lavoro e devono essere efficaci per proteggere i più vulnerabili, altrimenti si rischia di creare alti costi sociali, e di lungo periodo, per le generazioni future». Il messaggio, sintetico quanto cristallino, proviene dal segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, e punta dritto alle politiche nazionali sociali sostenute - e ridimensionate - dai governi degli Stati membri dell’Organizzazione.
 

Gli ultimi della classe

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Diego Carmignani

SCUOLA. Mentre si alza in tutta Italia la protesta contro i tagli, arriva il consueto rapporto Ocse sull’Istruzione. Siamo in coda per la spesa nel settore scolastico, ma i nostri studenti hanno il record di ore passate in aula.

Se dovessimo trovare il punto più critico della società italiana, al momento ci sono pochi dubbi: è l’istruzione, che fa acqua oggi e rinuncia al domani. A corroborare la protesta anti Gelmini che sta dilagando a tutti i livelli e in tutto il Paese, arriva l’annunciato rapporto Ocse “Education at a glance” che, come ogni anno, fotografa la situazione europea, determinando una classifica che ci vede tra gli zimbelli dei Paesi industrializzati.
 

Israele scala l’Ocse ma Netanyahu non convince

Annalena Di Giovanni

MEDIO ORIENTE. A Parigi, insieme agli omologhi sloveni ed estoni, il premier israeliano ha incassato l’adesione all’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Numerosi i criteri non rispettati.

«Un chiaro riconoscimento da parte di un’importante organizzazione internazionale del fatto che Israele è un’economia aperta e dinamica», ha commentato ieri da Tel Aviv il ministro delle Finanze Yuval Steinitz mentre a Parigi, insieme ai colleghi sloveni ed estoni, il premier Benjamin Netanyahu incassava l’adesione a uno dei più esclusivi club dei paesi ricchi, l’Organizzazione per la Cooperazione e lo sviluppo economico.

I piccoli salari italiani

Giuliano Rosciarelli

ECONOMIA. Secondo il rapporto dell’Ocse, Taxing wages, nel 2009 l’Italia era al 23esimo posto su trenta. Primi in classifica i sud coreani. Da noi la crisi non ha peggiorato le cose, forse perché non era possibile.

La Grecia è in fiamme, il governo rischia il default ma i lavoratori greci sulla carta (c’è da scommetterci che non sarà così l’anno prossimo) percepiscono buste paga più generose di quelle italiane, così come gli spagnoli e gli irlandesi.

Eurispes: «L’Italia non s’arrende Ma ci stiamo abituando a tutto»

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Giuliano Rosciarelli

STATISTICHE. Botta e risposta tra il governo e l’istituto di ricerca dopo le dichiarazioni critiche di Maurizio Sacconi sull’affidabilità del rapporto 2010, che evidenziava la discesa dei salari italiani. Parla il presidente Gian Maria Fara.

Le Borse di tutto il mondo hanno ripreso a perdere colpi: oltre 200 i miliardi di euro andati in fumo negli ultimi due giorni. La crisi tra alti e bassi ricomincia a far paura. Proprio in fasi come queste il contributo degli istituti di ricerca e la loro credibilità assume un ruolo fondamentale per monitorare la situazione: un po’ come il termometro quando sei malato.

Altro che ripresa economica. Il peggio deve ancora arrivare

Manuele Bonaccorsi

LAVORO Uno studio di Confindustria rivela le intenzioni delle imprese. Pronte a licenziare per recuperare la «diminuzione di produttività». Il risultato? Nel 2010 un milione di disoccupati in più. E gli ammortizzatori sociali potrebbero non bastare.

La ripresa “tecnicamente” così dicono gli economisti è un dato di fatto. Dopo due anni di segno meno, il ritorno del più davanti al Pil è un segno inequivocabile. E se lo dice Bernanke, il presidente della Federal Reserve americana, cioè la più potente autorità economica mondiale, c’è da fidarsi. Alcune settimane fa forse il più autorevole centro studi italiano, quello di Confindustria, ha stimato nell’ultimo semestre 2009 una crescita del Pil dello 0,4 per cento.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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