Clima, è lotta di classe

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Simonetta Lombardo ed Emanuele Bompan da Copenaghen

COPENAGHEN. Gli Stati africani riprendono i negoziati dopo aver bloccato i lavori in segno di protesta. Resta Kyoto il pomo della discordia. Il G77 rifiuta un nuovo accordo che preveda responsabilità per i Paesi in via di sviluppo.

Maionese impazzita. Il secondo round del vertice di Copenaghen, quello che porta ai tavoli anche i governi e la politica, si apre con un blocco dei lavori che sono ripresi solo nel tardo pomeriggio. I Paesi in via di sviluppo, e particolarmente gli africani, hanno chiarito che proprio non ci stanno a discutere con gli impegni così come proposti dal resto del mondo, ossia da Stati Uniti e Cina.

Il mistero della bozza danese

Susan Dabbous da Copenaghen

SUMMIT. Protesta dei delegati dei Paesi ''poveri'' contro una delle bozze ufficiose di accordo proposte dalla Danimarca che pone l'obiettivo di limitare a 2 gradi l'aumento del riscaldamento globale .

 

Copenaghen e la demografia

Marco Cappato

IDEE. La crescita della popolazione mondiale è il fattore che ha maggiormente contributi nell'ultimo secolo ad aumentare il consumo delle risorse ambientali.

Green tech per tutti Un’altra sfida per il Cop15

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Emanuele Bompan da Ginevra

WTO. Il Cctt, trasferimento tecnologico per aiutare il clima, è il mezzo più efficace per aiutare i Paesi in via di sviluppo ad avvicinarsi a sistemi di produzione ecocompatibili.

Il trasferimento tecnologico sarà una delle chiavi per mitigare il cambiamento climatico. Queste sono le conclusioni dell’incontro sul tema del “climate change technologies transfer” (il Cctt, il trasferimento tecnologico per aiutare il clima), organizzato dall’International centre for trade and sustainable development (Ictsd) a latere dell’incontro ministeriale del Wto. La decisione di includere il Cctt nell’ambito di discussione sul cambiamento climatico risale alla conferenza sul clima di Bali.

Wto, tavolo per Copenaghen

Emanuele Bompan da Ginevra

VERTICE. A Ginevra non c’è accordo sul ruolo che l’Organizzazione mondiale del commercio deve giocare in materia ambientale. Per molti Paesi in via di sviluppo i Grandi hanno un peso eccessivo nei meccanismi decisionali.

«Il capitalismo ha fallito e non lasceremo distruggere la Terra», urla un giovane il cui vestito nero contrasta con le vetrine pre natalizie di Ginevra. A 10 anni da Seattle la rabbia persite ma cambiano le priorità. Quest’anno il tema è ovviamente il riscaldamento globale e la lotta per la giustizia ambientale e sociale. «Siamo qui per chiedere al Wto di mettere in agenda la questione ambientale », spiega una ragazza al corteo pacifico.

Europarlamento chiede 30 miliardi di euro all'anno per i Paesi in via di sviluppo al 2020

CLIMA: Un primo passo verso i Paesi in via di sviluppo, decisivo anche per coinvolgere Usa e Cina.

La risoluzione rafforza finalmente la posizione negoziale dell'Unione europea nel suo punto debole - il sostegno finanziario ai Paesi in via di sviluppo - e garantisce all'Europa quell'autorità necessaria a pretendere da Stati Uniti e Cina impegni comparabili, indispensabili a creare le condizioni per un accordo politico vincolante, in grado di mettere a punto gli strumenti per affrontare e vincere la crisi climatica che minaccia il Pianeta".
 

Fondi che non servono a nulla

Emanuele Bompan

FONDI Antonio Tricarico, coordinatore della Campagna per la riforma della Banca centrale: «Destinare soldi per le infrastrutture nei Paesi in via di sviluppo spesso crea solo danni ambientali e incremento del debito».

La banca mondiale prende atto del riscaldamento globale e lancia l’allarme per i Paesi in via di sviluppo in cui i cambiamenti climatici potrebbero arrivare a costare 475 miliardi di dollari l’anno. Il rapporto sui costi del cambiamento climatico è forse uno dei pochi risultati positivi che potrebbe giungere dal vertice di Banca mondiale e Fondo monetario internazionale iniziato sabato scorso a Istanbul.

L’accordo ci sarà ma solo senza target

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Simonetta Lombardo

CLIMA COPENAGHEN Intervista alla viceministro britannica dell’Energia e del Clima Joan Ruddock: «Servono impegni per aprire la strada a un’economia globale low carbon anche nei Paesi in via di sviluppo».

Si può essere «ottimisti», in giro c’è la volontà politica di risolvere la sfida climatica ma certo, ognuno dovrà «portare la sua offerta» sul tavolo di Copenaghen, dagli Stati Uniti ai Paesi in via di rapido sviluppo, Cina e India in testa. E poi serviranno soldi, tanti soldi, miliardi l’anno, per fare il salto a un’economia globale low carbon.

Solo la crisi alimentare non abbandona mai i Paesi poveri

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Emanuele Bompan

MERCATI
— La Fao e il Wto avvertono: i prezzi del cibo continuano a salire e quest’anno un miliardo di persone soffrirà la fame. A ciò va aggiunto l’incremento demografico e l’aumento del consumo in Stati come Cina, India, Russia e Brasile. —

Secondo i dati incrociati della Fao e del Wto la crisi dei prezzi del cibo alimentare non è finita, anzi sembra nuovamente acuirsi. Negli ultimi due anni centinaia di milioni di persone si sono ritrovate sotto la soglia di povertà a causa dell’impennata dei prezzi dei beni alimentari primari. A influire principalmente sui prezzi, l’ascesa degli biocarburanti e il costo del petrolio, schizzato oltre i 150 euro a barile alla fine della scorsa estate.

E l’Africa sta a guardare

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Simonetta Lombardo

FAME
— Si è chiuso il G8 de L’Aquila. Nell’ultimo giornata spiccano lo show di Obama, che ottiene l’impegno dei Grandi per destinare venti miliardi di dollari all’emergenza alimentare, e l’infelice sortita di Berlusconi contro le Nazioni Unite. —

Fame nel mondo, agricoltura, acqua: tre temi strettamente legati tra loro e collegati in modo particolare all’Africa. E poi la governance internazionale: vanno meglio le Nazioni Unite che lasciano i bambini africani a morire di fame - secondo il cupo ritratto che ne fa Berlusconi nella conferenza stampa finale - o il gruppo dei G14, nuova “geometria” dei grandi del mondo?

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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