Berlusconi in televisione. Critiche a reti unificate

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Rossella Anitori

PAR CONDICIO. Monta la polemica dopo l’invasione mediatica del premier. Dura la reazione dell’opposizione. Ieri un presidio davanti all’Agcom per chiedere «un intervento immediato».

L'opposizione è in rivolta. Il siparietto con cui il premier, ignorando le regole, ha rotto il silenzio sulla sua sconfitta elettorale per sparare a zero sui candidati rivali a reti unificate ha sollevato un polverone. Ieri, davanti alla sede romana dell’Agcom, l’organismo deputato a far rispettare l’equilibrio tra i partiti in tv, si è tenuto un presidio di protesta per chiedere all’autority «un immediato riequilibrio dei tempi di informazione radiotelevisiva a favore dei candidati di centrosinistra».

Impar condicio, multa Agcom

Giorgio Frasca Polara

INFORMAZIONE. Il Tg1, e per esso il suo “direttorissimo” Augusto Minzolini, dovrà pagare una multa di 100mila euro per avere sostenuto con troppo, eccessivo entusiasmo la causa elettorale del Cavaliere. Altrettanto dovrà pagare l’ammiraglia di Mediaset, il Tg5, per la stessa ragione.

Il servilismo non paga. Anzi il Tg1, e per esso il suo “direttorissimo” Augusto Minzolini, dovrà pagare una multa di 100mila euro per avere sostenuto con troppo, eccessivo entusiasmo la causa elettorale del Cavaliere. Altrettanto dovrà pagare l’ammiraglia di Mediaset, il Tg5, per la stessa ragione.

L’impeccabile servizio pubblico

Pierpaolo De Lauro

DENTRO LA TIVVU'. Fortuna che c’è Report, verrebbe da dire allo spettatore attento. E “fortuna che c’è Report” lo diciamo anche noi.

Fortuna che c’è Report, verrebbe da dire allo spettatore attento. E “fortuna che c’è Report” lo diciamo anche noi. In questo inizio di primavera paludato per il mondo televisivo, soprattutto in Rai a causa dell’ordine di scuderia di sospendere i programmi informativi per possibili violazioni di par condicio, Milena Gabanelli sfida tutti. E lo fa con sottile e amabile abilità. Passeggia sul filo del rasoio, dimostrando però che un’altra tv è realmente possibile.

Rai, Garimberti batta un colpo

ARTICOLO 21. Il presidente della Rai dovrebbe ignorare le proposte del dg Mauro Masi e non metterle all’ordine del giorno del Cda fino a che la situazione non si sarà chiarita. è quanto scrive l’associazione Articolo 21 in una lettera inviata al presidente Garimberti.

Il presidente della Rai dovrebbe ignorare le proposte del dg Mauro Masi e non metterle all’ordine del giorno del Cda fino a che la situazione non si sarà chiarita. è quanto scrive l’associazione Articolo 21 in una lettera inviata al presidente Garimberti, primo passo di una serie di iniziative promosse da associazioni, partiti di opposizione e sindacato dei giornalisti che con l’aiuto di un pool di legali intende fare luce su quanto emerso dalle intercettazioni della procura di Trani e dalle recenti ‘epurazioni’ nell’azienda.

La Vigilanza immobile

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Vincenzo Mulè

INFORMAZIONE. Senza esito l’audizione in bicamerale del direttore generale della Rai Mauro Masi. Chiedeva una nuova determinazione sulle norme relative ai talk show. Ignorati Tar Lazio e Agcom.

L'unico dato certo è che a perderci sarà l’elettore. Sembra essere questo il risultato dell’infinita querelle sulla par condicio in periodo di campagna elettorale. Ieri, infatti, la posizione della maggioranza della Commissione di Vigilanza non è cambiata, nonostante la pronuncia del Tar del Lazio e dell’Agcom.

Lo strano canale chiamato Internet

Pierpaolo De Lauro

OLTRE LA TIVU'. Può essere la volta buona per iniziare a parlare di web in modo serio.

Può essere la volta buona per iniziare a parlare di web in modo serio. Solo nel momento del bisogno la politica italiana e l’informazione si ricordano del potenziale della Rete. Il viceministro Romani aveva provato a equiparare il web alla tv, fortuna che un moto di protesta ha bloccato tutto. Però se la tv viene imbavagliata, internet diventa uno strumento di resistenza.
 

Caro giulietti ti sbagli

Monica Frassoni (Copresidente Verdi europei)

INFORMAZIONE. La cosa più scandalosa del regolamento approvato dalla commissione di Vigilianza, e che applica il principio già esistente da tempo della Par condicio, è l’esclusione dei partiti che non hanno rappresentanza parlamentare dalla prima parte della campagna elettorale, norma condivisa da Pd e Pdl.

Caro Direttore,
Terra ha ospitato in questi giorni un comunicato dell’Usigrai e un articolo di Giuseppe Giulietti nei quali sono contenute alte e drammatiche parole sulla questione del regolamento approvato dalla commissione di Vigilianza e che applica il principio già esistente da tempo della Par condicio. Con tutto il rispetto per l’amico Giulietti non sono affatto d’accordo con lui.
 

Ribelliamoci al bavaglio

Giuseppe Giulietti (deputato, portavoce dell’associazione Articolo 21)

INFORMAZIONE. Al governo chiediamo una sola cosa: trattate le aziende editoriali esattamente come avete trattato le aziende di proprietà del vostro capo.

Al governo chiediamo una sola cosa: trattate le aziende editoriali esattamente come avete trattato le aziende di proprietà del vostro capo. Non è più tempo di minuetti e di gentilezze. Questo governo dominato da un monopolista del settore dei media si appresta ora a mettere il bavaglio alle trasmissioni scomode e a tirare una coltellata alle spalle di centinaia di aziende editoriali.
 

Il pluralismo non c'è più

TELEVISIONE. Il nuovo regolamento della Vigilanza Rai riduce la presenza in tv per i partiti più piccoli. Bersani: «Decisione da rivedere». I Verdi: «Ora intervenga Napolitano».

Fuori i piccoli partiti dalle tribune politiche nella prima fase della campagna elettorale, spazio invece alle tribune al posto degli approfondimenti nell’ultimo mese prima del voto.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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