MEMORIA
— Il «compromesso storico», la vittoria nel referendum sul divorzio, i successi elettorali nel 1975 e 1976, i governi di solidarietà nazionale, l’assassinio di Moro. Poi la politica di «alternativa democratica», il femminismo e il referendum sull’aborto, lo strappo da Mosca, la questione morale, lo scandalo P2, il disarmo, il dialogo con le sinistre del Nord e del Sud. Nella politica di Enrico Berlinguer ci sono due fasi. La seconda, la più innovatrice, si interrompe nel 1984 con la morte improvvisa del segretario del Pci. —
Sono passati venticinque anni, un quarto di secolo, dalla morte di Enrico Berlinguer, avvenuta a Padova l’11 giugno 1984. Da allora, sono cambiati completamente l’Italia e il mondo (non ci sono più Dc, Pci e Psi; è scomparsa la “cortina di ferro” che divideva Est e Ovest; il comunismo non è al potere a Mosca, eccetera, eccetera). Eppure l’ammirazione per «il compagno Enrico» e la nostalgia per una stagione specifica della politica italiana restano fortissime nelle generazioni che hanno vissuto in prima fila gli anni Settanta e Ottanta.