Pena di morte, speranze dalla primavera araba

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Dina Galano

DIRITTI UMANI. Nessuno Tocchi Caino presenta l’annuale rapporto: calano gli Stati mantenitori, ma non le esecuzioni. Il 90 per cento avviene in Paesi totalitari. Cina, Iran e Corea del Nord i peggiori.

Sono scesi a 42 gli Stati che prevedono la pena di morte, a fronte dei 48 del 2009. Per dire, però, se il lento trend positivo porterà a risultati concreti le speranze degli abolizionisti sono tutte puntate sulla Primavera araba. A partire dall’Egitto che si appresta a condannare Hosni Mubarak per crimini contro l’umanità, reato che secondo l’ordinamento interno merita l’esecuzione capitale.

In prima linea contro la pena di morte

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Sergio D'Elia (segretario di Nessuno tocchi Caino)

L’ANALISI. Dall’Iran alla Cina, le esecuzioni capitali nel mondo sono in aumento. Anche il percorso per la moratoria però segna importanti traguardi. Il nostro Paese capofila nella campagna di civiltà.

Il 2010 si è chiuso con una serie impressionante di esecuzioni in Iran. Negli ultimi anni questo Paese, con le sue centinaia di impiccagioni, ha conquistato l’orribile podio olimpico dei Paesi-boia del mondo, secondo solo alla Cina, ma primo in assoluto se si considera il rapporto col numero di abitanti. In un solo giorno, il 20 dicembre, 12 persone sono state impiccate in due diverse città iraniane. Una donna di 33 anni, Mahin Ghadiri, nel carcere di Qazvin, dopo aver subito 74 frustate. Undici uomini nella città di Zahedan.

Non piangete la mia morte

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IN LIBRERIA. Quella che riportiamo è una delle ultime lettere inviate da Bartolomeo Vanzetti alla zia paterna, Edvige, prima della fatidica sera del 5 maggio 1920 durante la quale, assieme a Nicola Sacco, fu “fermato” da alcuni agenti in borghese e arrestato sulla base di prove indiziarie. Dopo 7 anni di carcere e un estenuante iter processuale Sacco e Vanzetti furono giustiziati il 23 agosto del 1927 (Non piangete la mia morte di Bartolomeo Vanzetti, edizioni Nova Delphi).

Cara zia,
 
scusami se ho tardato a risponderti, sì è perché credevo di far presto le fotografie, e così spedirtene una con la risposta. Però la fotografia non è ancora fatta. Io ti scrivo lo stesso.
 

Il boia e le contraddizioni italiane

Dina Galano

PENA DI MORTE. Al primo degli stadi in cui si realizza l’iniezione letale del condannato statunitense viene trasfuso il Sodio Tiopentale (noto come Pentotal). Questo barbiturico è l’unico autorizzato alla preliminare funzione sedante. Oggi l’Italia è monopolista nell’esportazione di questo farmaco.

Al primo degli stadi in cui si realizza l’iniezione letale del condannato statunitense viene trasfuso il Sodio Tiopentale (noto come Pentotal). Questo barbiturico è l’unico autorizzato alla preliminare funzione sedante. Oggi l’Italia è monopolista nell’esportazione di questo farmaco. La denuncia è dell’associazione inglese Reprive e dell’italiana Nessuno Tocchi Caino; ieri hanno presentato a Roma il dossier “Commercio letale”.

Caso Aziz, l’appello contro la pena di morte arriva in Senato

Annalena Di Giovanni

IRAQ. Approda alla Camera alta firmata da una lista eterogenea di esponenti contrari alla pena di morte. Dini, D’Alia, Marini, Tonini e Bortone tra i firmatari. «Si deve tener conto del diritto internazionale».

Continua la lotta contro il tempo per salvare la vita all’ex braccio destro di Saddam Hussein, Tareq Aziz, condannato all’impiccagione dall’Alto tribunale iracheno nel caso che, entro 30 giorni, i giudici non ne accolgano l’appello.

La voce spezzata di Suzan. Quante ombre su Mubarak jr

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Annalena Di Giovanni

IL CASO. Imprecisati “motivi tecnici” avanzati dall’alta Corte del Cairo evitano la pena di morte agli assassini di una giovane libanese. E l’amicizia con l’esecutore materiale dell’omicidio imbarazza il regime.

Il caso è chiuso. Hisham Talaat Moustafa, l’uomo che ha commissionato lo sgozzamento e decapitazione di Suzan Tamim nel suo appartamento di Dubai nel 2008, e l’esecutore materiale del misfatto, sono stati infine assolti per aver commesso il fatto dall’alta corte del Cairo.

Cento città contro la lapidazione

Susan Dabbous

IRAN. È di nuovo il volto di una donna l’immagine dell’ultima campagna contro la violazione di diritti umani in Iran. Il viso velato Sakineh Mohammadi Ashtiani, oggi, sarà il simbolo della lotta globale contro la pena di morte.

È di nuovo il volto di una donna l’immagine dell’ultima campagna contro la violazione di diritti umani in Iran. Il viso velato Sakineh Mohammadi Ashtiani, oggi, sarà il simbolo della lotta globale contro la pena di morte. Il regime degli Ayatollah l’ha condannata nel 2006 alla lapidazione per adulterio. Finora la pena è rimasta sospesa ma l’esecuzione sembra ormai alle porte. Per chiederne la grazia scenderanno in piazza centinaia di persone in 100 città del mondo.

Pena di morte, made in China

Sergio d'Elia*, Elisabetta Zamparutti**

DIRITTI. ll Rapporto 2010 di Nessuno tocchi Caino conferma l’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre dieci anni.

Il Rapporto 2010 di Nessuno tocchi Caino conferma l’evoluzione positiva verso l’abolizione della pena di morte in atto nel mondo da oltre dieci anni. I Paesi o i territori che hanno deciso di abolirla per legge o in pratica sono oggi 154, quelli mantenitori 43. Il graduale abbandono della pena di morte è anche evidente dalla diminuzione del numero di esecuzioni.

Il boia e il triste primato della Cina

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Susanna Marietti

PROPOSTE/2. Sabato verrà presentata l’edizione 2010 del Rapporto di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte.

E' in arrivo il Rapporto 2010 di Nessuno tocchi Caino sulla pena di morte nel mondo, curato come la scorsa edizione da Elisabetta Zamparutti e pubblicato da Reality Book. Sabato prossimo alle 10.30 la presentazione a Roma nella sede del Partito Radicale Transnazionale in via di Torre Argentina 76.

Il paradosso dei costi

Giuliano Rosciarelli

MONDO. Alcune inchieste giornalistiche hanno dimostrato che un detenuto condannato a morte costa più di un ergastolano.

Gli Stati uniti sono l’unico Paese nel continente americano dove nel 2009 sono state eseguite condanne a morte. Migliaia di cittadini sono da anni rinchiusi in attesa di essere giustiziati. Nonostante i numerosi errori giudiziari emersi nel corso dei questi decenni, che hanno spinto addirittura il governatore dell’Arizona a trasformare tutte le condanne a morte in ergastolo, la maggioranza degli americani sostiene ancora di essere favorevole alla pena di morte.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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