Sea Shepherd: stop alla pesca per 20 anni nel Mediterraneo

AustralianCustoms-WhalingInTheSouthernOcean_5.jpg
Susan Dabbous

BIODIVERSITA'. Troppi i Paesi che affacciano nel Mare nostrum, impossibile regolare l’attività ittica. «Ci vuole un blocco totale» è la provocazione di Capitan Watson, lo speronatore di baleniere.

«Per salvare il Mediterraneo bisognerebbe bloccare la pesca per 20 anni. Nessuno dovrebbe pescare niente. Così lo stanno distruggendo». A parlare non è un è un europeo ma l’ambientalista canadese più famoso del mondo: Paul Watson, il co-fondatore di Greenpeace e oggi leader di Sea Shepherd, l’organizzazione dedita alla difesa e alla conservazione delle risorse marine (e allo speronamento delle baleniere).

La mattanza dei delfini in nome della tradizione

mattanza delfini.jpg
Alessio Nannini

GIAPPONE. Come ogni anno inizia a settembre la caccia ai cetacei nel villaggio di Taiji: una brutalità legittimata nel nome del folklore e degli affari. In tutto il mondo si registrano iniziative di protesta verso l’orrenda pratica secolare.

Ieri primo giorno di settembre è iniziata in Giappone, più precisamente nel piccolo paese di Taiji, la tradizionale caccia ai delfini. In coincidenza con essa in Occidente e, va detto, soprattutto in Italia, è partita la mobilitazione; addirittura il nostro governo ha presentato una protesta formale per questa che più che una corsa alla cattura del cetaceo è una mattanza.

Solcando le onde tra avventura e gusto

pesca-turismo.jpg
Pierpaolo De Lauro

ECOTURISMO.Con il Pescaturismo in Italia 700 imbarcazioni offrono la possibilità di vivere e conoscere il mare. Con rispetto e prezzi contenuti.

Salpare al tramonto mentre le luci sulla costa si accendono oppure rientrare all’alba quando la spiaggia è deserta, animata solo dal canto degli uccelli. C’è un modo diverso di vivere il mare, non solo tra ombrelloni, sdraio e creme protettive ma fatto di sfide, rispetto per l’ambiente e amore per un’attività antica che rischia di sparire sotto il peso delle grandi flotte di pescherecci che depredano i fondali.

Allarme per laghi e fiumi a rischio una specie su tre

pesca gatto Mekong.jpg
Pierpaolo De Lauro

BIODIVERSITA'. L’Unione internazionale per la conservazione della natura conferma lo scenario di alcuni scienziati britannici: in acqua dolce intere famiglie di pesci stanno sparendo. Per sempre.

Nomii come la Pastinaca del Laos oppure il Salmerino nano non attivano campagne mondiali oppure lo sdegno di attori e opinionisti. Eppure sono tra le specie più a rischio di estinzione, insieme a centinaia di pesci d’acqua dolce.

Pesca, “fermo biologico” per arginare il collasso

flickr-ascaro41-4591992279_7c6ee08300_o.jpg
Diego Carmignani

EMERGENZA. Per favorire il ripopolamento ittico e riequilibrare l’ecosistema, unità con licenza a strascico o volante inattive fino al 30 settembre in Adriatico. Poi sarà la volta di Tirreno e Ionio.

Il punto di non ritorno è vicino. E se a prendere le inevitabili contromisure è pure l’addormentato e poco ambientalista governo italiano, significa che la questione sta assumendo contorni drammatici e rilevanza pubblica.

Pesca, dietro la riforma dell’Ue la privatizzazione degli oceani

large_110503-093257_to030511est_0154.jpg
Diego Carmignani

BRUXELLES. Cambia la politica del settore ittico europeo. Critiche le associazioni ambientaliste: il sistema di quote di cattura trasferibili affida al mercato la riduzione della pressione della pesca.

Come da tempo annunciato, ieri da Bruxelles è arrivata la tanto ventilata riforma del settore ittico, mirata a stabilire un nuovo approccio globale alla gestione della pesca nel Vecchio continente. L’obiettivo è quello di garantire la sopravvivenza degli stock ittici e dei mezzi di sussistenza dei pescatori e porre un freno all’eccessiva pressione delle flotte industriali.

Il tonno sta finendo. Metà specie a rischio

Diego Carmignani

BIODIVERSITA' Allarme senza precedenti dell’Iucn nel rapporto sulla salute dei pesci commerciali. Collasso imminente per la pressione della pesca. Per il tonno rosso speranze di recupero scarsissime
 

Consumi alimentari insostenibili e regole per la pesca totalmente da riscrivere. Di questo passo, il tonno sparisce dalla faccia della Terra per mano dell’uomo.

Viaggio nel Golfo del Messico un anno dopo la marea nera

p06.jpg
Emanuele Bompan da Grand Isle Foto di Giada Connestari

REPORTAGE. Terra torna nell’area di New Orleans, colpita dalla più grande fuoriuscita di greggio della storia. Tra biodiversità marina a rischio, economia e pesca distrutte e residenti ammalati.

Dove è finito il petrolio? Quali conseguenze avrà sull’ecosistema? Mike Weigel sorride impugnando il timone della lancia del Wildlife&Fishery Department, che tutela la pesca e la fauna della Louisiana. Evita accuratamente di rispondere alla domanda che tutti si pongono quando si parla del più grande disastro petrolifero mai avvenuto: la fuoriuscita di 5 milioni di barili di petrolio dal pozzo della piattaforma Deep Water Horizon, esplosa il 20 aprile 2010.

«È una catastrofe per il mare e l’ambiente»

Silvio Greco.png
Paolo Tosatti

l'ESPERTO L’opinione di Silvio Greco, biologo marino. «Tutti gli organismi dell’area in cui sarà riversata l’acqua contaminata subiranno danni, che potranno essere più o meno marcati»

 

Fao, nuove etichette contro la pesca illegale

07.jpg
Susan Dabbous

SUMMIT. Il 32% degli stock di pesce sono sovrasfruttati. Sopravvivono solo le specie di minori dimensioni. Alla conferenza Onu del settore (Cofi) nuove regole per salvaguardare i piccoli artigiani.

Troppi pescatori per troppi pochi pesci, soprattutto in Europa, dove il Mediterraneo è sempre meno abitato. Il 32 per cento della fauna marina è sovrasfruttata. Alla Conferenza mondiale sulla pesca  (Cofi) in corso alla Fao, l’organismo Onu per le politiche agricole e alimentari si discute fino al 4 febbraio dello stato attuale del settore nel mondo. Regolamentazione, tracciabilità, pesca illegale, ma soprattutto questioni regionali.

La prima pagina del giornale
2412_TERRA_001.jpg

Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
Ultime discussioni
OpinioneAppello per la Pace e i diritti nella Regione Kurda
da alessiodiflorio
 - 07/02/2012 - 22:09
Opinionela neve, il gas, la pace
da pietro ancona
 - 07/02/2012 - 18:53
Opinionel'anima nera dell'Europa
da pietro ancona
 - 06/02/2012 - 21:56
OpinioneIl Dio dei gatti
da robertod1961
 - 29/01/2012 - 16:05
OpinioneIl corporativismo al tempo di Monti
da pietro ancona
 - 24/01/2012 - 15:31
OpinioneIl precariato nella tragedia della Concordia
da pietro ancona
 - 15/01/2012 - 12:29