Nigeria, ancora morti nelle proteste contro il caro benzina

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redazione

AFRICA. Al secondo giorno di sciopero generale contro l'eliminazione dei sussidi sul carburante una manifestazione viene repressa nel sangue nel nord del Paese. Lo Stato africano esporta greggio ma non ha raffinerie: i combustibili vengono importati.

Al secondo giorno di sciopero generale indefinito contro la decisione del governo di tagliare i sussidi per i carburanti, nella ex capitale nigeriana Lagos – la principale città del paese – sono comparsi blocchi stradali e barricate. In città la tensione è molto alta, dopo che lunedì, primo giorno di sciopero, un manifestante è stato ucciso durante una carica della polizia, schierata in forze per impedire i cortei.
 

Nigeria, il petrolio scorre dove la Terra sanguina

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redazione

AMBIENTE. Esce oggi il dossier di Crbm (Campagna per la riforma della Banca mondiale) sul devastante impatto delle multinazionali petrolifere che operano nel Delta del Niger. Non solo Shell ma anche Eni, attiva nel Paese da oltre 40 anni.

Amnesty International, Campagna per la riforma della Banca Mondiale (Crbm) e Aktivamente promuovono stasera dalle 20,30 al cinema Aquila a Roma una serata-evento dedicata ai diritti umani e all’ambiente nel Delta del Niger. Si tratta della regione della Nigeria più ricca di petrolio, ma anche la più povera e degradata dal punto di vista ambientale.

Dietro il complotto lo scontro tra l’Iran e l’Arabia Saudita

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Gianna Pontecorboli

ANALISI. La rivelazione di un possibile attentato contro l’ambasciatore di Riad a Washington svela le rivalità tra i Saud e gli Ayatollah, dalla produzione di petrolio al controllo geopolitico regionale.

Quando la Casa Bianca ha annunciato nei giorni scorsi il complotto contro l’ambasciatore dell’Arabia Saudita a Washington e contro le ambasciate saudita e israeliana, molti esperti americani in questioni iraniane non hanno nascosto il loro scetticismo. Nella storia che il Dipartimento di Stato e lo stesso Obama hanno raccontato, hanno osservato, ci sono molti elementi che non quadrano, a cominciare dalla scelta di un semisconosciuto e lontano gruppo di trafficanti di droga, per di più cattolici, per portare a termine il piano.

Petrolio, la guerra per evitare la nazionalizzazione

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Alessandro De Pascale

WIKILEAKS. I cable riservati della diplomazia Usa rivelano che Gheddafi stava gettando le basi per cacciare di nuovo le aziende straniere dalla Libia.

Attaccare la Libia per evitare la nazionalizzazione dei pozzi di petrolio. Potrebbe essere questa la causa dell’intervento occidentale a Tripoli. La dirompente rivelazione è contenuta nei cable riservati della diplomazia statunitense diffusi da Wikileaks. A scriverli, tra il 2009 e il 2010, sono diverse ambasciate europee, a partire da quella di Tripoli. La prima volta che se ne parla è all’inizio del 2009.

Artico, i rischi ambientali della corsa ai serbatoi di petrolio

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Michele Trionfera

STUDIO. Un rapporto dell’Università di Washington rivela che l’estate scorsa il volume di ghiaccio marino della regione ha raggiunto il livello più basso della storia recente.

La cura e lo sfruttamento dell’ambiente sono i due paradigmi su cui si gioca il futuro dell’uomo. Questi temi s’intrecciano nella questione della regione artica. Una ricerca condotta dall’Università di Washington, a Seattle, sotto la direzione di Axel Schweiger, responsabile del Centro di Studi polari, di cui l’agenzia Reuters ha dato anticipazione, ha concluso che l’estate scorsa il volume di ghiaccio marino artico ha raggiunto il livello più basso nella storia recente.

Siria, oltre dieci morti e le proteste dilagano

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Susan Dabbous

PRIMAVERA ARABA. “Meglio la morte che l’umiliazione”, questo lo slogan del 26esimo venerdì di manifestazioni anti Assad. A Damasco prima marcia femminile vicino al palazzo presidenziale.

Sarà che era il primo venerdì dopo l’Eid, la festa di fine Ramadan, o più banalmente sarà stata l’euforia per la fine di Gheddafi in Libia, ma ieri in Siria le manifestazioni anti regime sono state diverse, più diffuse e più partecipate. Sono almeno tre gli elementi di distinzione rispetto alle scorse settimane. Innanzitutto la diretta che al Jazeera è riuscita trasmettere (non si sa come) da Idleb, città fortemente colpita dal regime nel mese di giugno.

Golfo, allarme greggio. Si temono nuove perdite

Marco De Vidi

DEEPWATER Inquietanti chiazze di idrocarburi sono comparse nel mare di fronte al Messico a poca distanza dalla piattaforma della Bp che un anno fa provocò il gravissimo danno ambientale

Vaste chiazze di idrocarburi sono comparse nel Golfo del Messico a circa due chilometri dal pozzo Macondo, gestito dalla compagnia petrolifera British Petroleum. Sembra non si tratti di residui della fuga di petrolio di un anno fa, ma di perdite recenti. Quindici mesi fa, il 20 aprile 2010, l’esplosione della piattaforma Deepwater Horizon causò il danneggiamento del pozzo e una ingente fuoriuscita di greggio, portando al più grave disastro ambientale della storia americana.
 

I petrolieri “fantasma” nel Canale di Sicilia

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Diego Carmignani

TRIVELLAZIONI L’australiana Audax Energy, in cerca di oro nero al largo di Pantelleria, è solo l’ultima delle compagnie straniere interessate ai giacimenti nei nostri mari. L’allarme di Greenpeace

Finite le vacanze, tutti a casa e spiagge incontaminate alle spalle, certi che resteranno lì per sempre, con le loro bellezze ad accogliere i turisti, ma soprattutto ad ospitare fauna e flora. Errore: dalla Puglia alla Sicilia, sullo scrigno mediterraneo incombono le compagnie petrolifere straniere. Prospettive molteplici e sempre più concrete che Terra, e con continuità le maggiori associazioni ambientaliste e i comitati locali, stanno sottolineando ad ogni richiesta e ad ogni concessione che viene rilasciata.
 

Qatar e Francia, folgorati sulla via di Tripoli

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Andrea Palladino

LE MANI SULLA LIBIA Dal 2006 i fondi sovrani del piccolo Stato del Golfo persico sono presenti nell’economia francese. Oggi i due paesi sono alleati di ferro nella guerra di Libia.

In fondo per scegliere da che parte stare c’è voluto molto poco. Poche ore dopo aver firmato il primo contratto d’acquisto del petrolio sottratto a Gheddafi il governo del Qatar ha subito riconosciuto la legittimità degli insorti di Bengasi. Un endorsement arrivato a marzo, secondo solo a quello della Francia, che ha pesato moltissimo nella strana guerra di Libia. Uno stato minuscolo il Qatar, divenuto indipendente il 3 settembre del 1971, pochi anni prima della grande crisi energetica.

Eni e Total, inizia oggi la battaglia del petrolio

POZZO-PETROLIO.
Andrea Palladino

SCENARI. Gli interessi italiani e francesi sono antichi. Mentre Tripoli cade, in Francia vengono resi noti i rapporti tra il trader di armi Takieddine e la compagnia petrolifera d’Oltralpe. «Pagati 6,9 milioni di euro al mediatore libanese». Le carte che imbarazzano Sarkozy.

Corre la Borsa, mastica segni positivi ed euforia. Lo sguardo dei trader è fisso sulle Tv all news e sui volti esultanti di Tripoli. Guardano, sorridono e comprano: Eni e Ansaldo Sts, soprattutto, acciaio e petrolio. Un mare di oro nero e di gas pronto a rimettersi in moto, con nuovi padroni molto, ma molto disponibili con la grande coalizione dei “Volontari”, il cartello dei paesi europei che hanno preparato con cura l’arrivo dei ribelli nella capitale libica.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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