Studenti in piazza. E la polizia li «sequestra»

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Alessandro De Pascale

PROTESTA. Volevano sfidare il divieto ai cortei del sindaco di Roma. In centinaia bloccati dalle forze dell’ordine davanti alla stazione Tiburtina.

Chiusi in trappola per cinque ore alla stazione Tiburtina. È successo agli studenti che ieri avevano deciso di scendere in piazza a manifestare, sfidando l’ordinanza del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che vieta i cortei fino al 17 novembre. Soltanto la mediazione di esponenti politici dell’opposizione ha evitato il peggio permettendo ai ragazzi di tornare a casa senza dover dare i documenti alla polizia. Fin dalle 8:30 di ieri mattina, gli studenti si erano radunati davanti alle proprie scuole. I primi agenti sarebbero comparsi già davanti agli istituti.

In piazza anche gli invisibili dei call center

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Fulvio Colucci

IL CASO. E' il giorno della protesta per gli Indignati. Attese a Roma 250mila persone. Intanto a Taranto esplode la rabbia dei lavoratori di Teleperformance per il licenziamento collettivo.

L'onda lunga degli indignados scuote i call center. Ieri è toccato nuovamente ai lavoratori di Teleperformance manifestare il proprio malessere con un gesto clamoroso. Anche loro, gli invisibili della cuffia e del microfono, già più volte in prima linea, liberano la propria rabbia per i costi pesanti della crisi. La multinazionale ha messo in cassa integrazione straordinaria in deroga, dalla scorsa estate, 392 lavoratori a Roma e 463 a Taranto. Numeri significativi preceduti da una fase in cui già erano chiari i riflessi del difficile momento economico.

Lavoratori e studenti in piazza. Arresti e scontri a Santiago

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Marco De Vidi

PROTESTE. Quarantotto ore di sciopero indette dai sindacati per chiedere una grande riforma del sistema Paese. Nella capitale del Cile barricate lungo le strade e ancora incidenti.

Anche i lavoratori scendono in piazza con gli studenti. I principali sindacati del Cile hanno indetto uno sciopero di 48 ore per mercoledì e giovedì per dimostrare solidarietà alla Confech (Confederazione degli studenti cileni) e per chiedere cambiamenti del sistema delle pensioni, della sanità e nel settore fiscale. Gli studenti scendono in piazza da mesi per ottenere maggiori finanziamenti alla scuola pubblica e una radicale riforma dell’istruzione, ma nelle ultime settimane le proteste si sono inasprite.

Padova e la piazza indipendente

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Anna Lisa Casu (Terra Nord Est)

APPUNTAMENTI. Successo della nuova edizione della kermesse che a Padova per un mese propone non solo musica e dibattiti.

Sherwood Festival anche quest’anno non smette di sorprendere. Enormi sono stati i successi dei concerti di Almamegretta & Raiz e Alpha Blondi, rispettivamente mercoledi e sabato, che hanno attirato ben oltre diecimila persone, e non siamo nemmeno al giro di boa. L’attesa è alta per Kusturica & No Smoking Orchestra, Caparezza, Modena City Remblers, Elio e le Storie Tese e i tanti altri artisti che calpesteranno il main stage del parcheggio nord dello Stadio Euganeo. Ma allo Sherwood non c’è solo musica.

L’indignazione precaria conquista la piazza

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Rossella Anitori

MOBILITAZIONE. Continua il presidio dei lavoratori davanti a Montecitorio a Roma: «Ora basta. Questa classe politica non ci rappresenta. È il tempo del risveglio per questo Paese».

Un giorno ancora. A Roma, davanti a Montecitorio per manifestare la rabbia precaria che anima il Paese. Armati di megafono, striscioni e fischietti i lavoratori dello Stivale reclamano garanzie e diritti. «È il tempo di una presa di parola collettiva» ripetono. «È il tempo della piazza». Il presidio va avanti ormai da cinque giorni. A darsi appuntamento sotto al parlamento sono i tanti volti del precariato italiano.

In piazza tra le “acampadas” «La politica riparta dall’etica»

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Emanuele Profumi

SPAGNA. Parla un membro di “Democracia real ya”, l’organizzazione che ha mobilitato migliaia di persone che chiedono più diritti e partecipazione. «Temiamo la repressione, ma andiamo avanti».

 

“Venerdì della partenza”. Un milione in piazza

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Betta Salandra

EGITTO. "Mubarak vai via” è l’ultimatum del suo popolo sceso di nuovo in strada nonostante
il massacro degli ultimi due giorni. Gli Usa aprono le trattative con il suo vice Omar Suleiman.

Uno, forse due milioni. Il numero preciso non importa. Quel che conta è che una marea umana ieri al Cairo si è riversata in piazza Tahrir, la piazza della Liberazione, il luogo simbolo della rivolta egiziana, contro il regime di Mubarak. L’hanno chiamata la “giornata della partenza”. Quella del dittatore s’intende, ostentando la fermezza disperata del loro obiettivo.

Quella Piazza che ci manca

Luca Bonaccorsi

IN FONDO. C’è tanto da imparare dalle vicende del Cairo. I manifestanti hanno identificato un luogo fisico, piazza della Liberazione, come luogo politico e simbolo della resistenza e del nuovo che potrebbe essere. Non è casuale che un movimento che invoca la democrazia scelga l’agorà come simbolo. Lo sceglie e lo difende.

I sultani, a parte rare eccezioni, non si ritirano mai di buon ordine. Mubarak ieri ha proseguito nella sua barbara campagna di persecuzione contro oppositori, stranieri e giornalisti. I rastrellamenti a caccia di chi commette l’orrendo crimine di “raccontare” rappresentano bene l’ultimo gesto odioso di un tiranno prossimo alla fine. Al Cairo non si è ancora ripetuta Tien an Men solo perchè l’esercito, per ora, si rifiuta di abbattere i propri concittadini, come fecero i cinesi nell’89.

Due milioni in piazza. L’Egitto caccia Mubarak

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Annalena Di Giovanni da Il Cairo

REPORTAGE. Una folla incontenibile ha raggiunto il centro del Cairo invocando l’ultimo giorno di comando del presidente. Con internet e tv ancora oscurati, a parlare sono i semplici cittadini.

I soldati irrompono con una applauso quando «quelli di Assuan» (una città a 600 chilometri a Sud del Cairo) raggiungono cantando i carri armati di piazza Tahrtr. Il governo ha ordinato di sospendere i treni in tutto l’Egitto per fermare le proteste; la gente è arrivata a piedi. «Al Cairo, al Cairo, un milione al Cairo» è stato il passaparola di questi giorni e Tahrir è un oceano ordinato in cui nessuno spintona l’altro.

Il giorno della verità. Oggi 2 milioni in piazza

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Annalena Di Giovanni da Il Cairo

REPORTAGE. Viaggio nelle strade del Cairo a una settimana dall’inizio delle proteste antiregime. Scarseggia il cibo e i cittadini si organizzano per vigilare i quartieri. Ma c’è euforia per la libertà.

Al Cairo è un giorno di sole. Lo sheik avanza verso la macchina. Si fa largo tra le transenne improvvisate, brandisce una faccia ingrugnita, «Adesso aprite il cofano e mostrate le borse», dietro di lui una mezza dozzina di ragazzi si avvicina armata di tutto: dalle mazze di baseball ai coltelli da cucina. Siamo lungo la strada che dall’aeroporto porta al centro, è il primo check point, ma è solo un momento.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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