Libero Grassi, 20 anni fa nasceva la lotta al pizzo

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Giorgio Mottola

MAFIA. Il 10 gennaio del 1991 veniva pubblicata la lettera con cui l’imprenditore siciliano annunciava il suo no al racket dei clan. L’associazione Addiopizzo: «C’è ancora molto da fare».

Ventiquattro miliardi di euro. Questo il fatturo che le mafie italiane sono riuscite a raggiungere lo scorso anno grazie a estorsione e usura. Nella quasi totalità dei casi le vittime sono piccoli e medi imprenditori. A vent’anni esatti dalla lettera di Libero Grassi al «caro estortore» (che Terra ha pubblicato oggi in prima pagina), i confini della “terra del pizzo” si estendono ormai dall’Italia Merdionale fino alle regioni ricche del Nord.
 

I Lo Piccolo e l’esercito del pizzo

Vincenzo Mulè

MAFIA. Stavolta le vittime hanno parlato. Il risultato è stato una maxi operazione antimafia che a Palermo ha smantellato il mandamento guidato dai boss Salvatore Lo Piccolo e dal figlio Sandro.

Stavolta le vittime hanno parlato. Il risultato è stato una maxi operazione antimafia che a Palermo ha smantellato il mandamento guidato dai boss Salvatore Lo Piccolo e dal figlio Sandro. In totale, gli investigatori della Squadra mobile hanno eseguito 63 ordini di custodia cautelare in carcere nei confronti di esponenti delle famiglie di San Lorenzo, Tommaso Natale, Partanna Mondello, Terrasini, Carini e Cinisi.

Lo zoo della camorra. Animali per gli strozzini

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Peppe Ruggiero

MALAVITA La natura secondo la mafia: leoni per lo status symbol del boss, coccodrilli per intimidire chi non paga il pizzo e piccioni viaggiatori usati come corrieri per la droga.

Un coccodrillo come esattore del pizzo. L’animale del boss emergente di Orta di Atella in provincia di Caserta era capace di staccare un braccio con un morso. Veniva usato come arma intimidatoria nei confronti di chi non aveva intenzione di pagare. Lo nascondeva nel suo appartamento, e per sfamarlo usava conigli vivi. Il boss emergente, legato molto probabilmente ai Casalesi, è stato arrestato per possesso illegale di animale.

Campania disumana. Terra di nuovi schiavi

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Nello Trocchia

STORIE
— Un viaggio tra i contrasti drammatici di Casal di Principe nel casertano. A pochi metri dalle ville dei camorristi, immigrati sfruttati per il lavoro nei campi. —

«Lo vedete l’acquedotto? Arrivate e girate a sinistra, quella è la strada delle ville». La strada delle ville è via Enrico Toti, siamo tra Villa di Briano e Casal di Principe, in provincia di Caserta. In fondo a via Toti c’è una villa di tre piani, undici stanze, sontuosa e principesca. La reggia di Antonio Iovine, detto “o ‘ninno”, latitante e reggente con Michele Zagaria del clan dei Casalesi.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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