Raid aereo di Ankara in Iraq per colpire le basi del Pkk

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Sonia Grieco

MEDIO ORIENTE. Il governo turco scatena oltre confine una rappresaglia dall’aria per reagire agli attacchi della guerriglia curda. A rischio i negoziati. Il presidente Gul promette «vendetta».

L'esercito turco ha lanciato un’incursione aerea tra le montagne dell’Iraq settentrionale dove si trovano le basi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), bombardate dall’aviazione in risposta agli attacchi simultanei sferrati dai separatisti curdi nella Turchia sudorientale, che hanno ucciso 26 soldati quando un centinaio di guerriglieri avevano attaccato sette avamposti dell’esercito nei remoti distretti di Cukurca e di Yuksekova nella provincia di Hakkari, al confine con l’Iraq. Il contrattacco turco ha fatto almeno 20 morti tra i separatisti.

«L’esercito si diverte ad appiccare fuoco ai villaggi»

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Annalena Di Giovanni da Batman

REPORTAGE. «Chi è venuto a Batman, ora non sa come andarsene. Istanbul è a quasi due giorni di cammino». Viaggio in Kurdistan dove i turchi hanno ripreso a combattere contro il Pkk. Ma le vittime spesso sono civili.

Hanno preso fuoco intorno alle quattro di mattina. Mesheli, Gunesli, e poi Pasanca. Dalla stazione di vigili del fuoco più vicina, quella di Siirt, hanno risposto che di notte no, non si poteva intervenire, per via della guerra, delle imboscate e delle strade che al buio sono pericolose. 
 

L’esercito turco bombarda postazioni irachene del Pkk

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Annalena Di Giovanni da Istanbul

TURCHIA. Dopo giorni di alta tensione sulle montagne del Kurdistan, al confine con l’Iraq, Ankara ha dato il via ieri all’operazione militare. Colpiti villaggi civili, ma l’obiettivo è epurare il Partito curdo dei lavoratori.

E alla fine si sono levati in volo, i caccia bombardieri turchi. Dopo giorni di riunioni a porte chiuse del Consiglio nazionale di sicurezza, col numero dei morti fra le fila dell’esercito salito a 50 in soli due mesi, è partita l’invasione aerea nel Kurdistan iracheno, a caccia dei rifugi dei guerriglieri del Partito dei lavoratori curdi (Pkk).

«Qui la guerra è una routine». Il confine curdo resta caldo

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Annalena Di Giovanni da Istanbul

REPORTAGE. Il premier turco Erdogan deve decidere in fretta cosa fare per rispondere al Pkk. La scelta è fra l’invasione del territorio iracheno e l’elezioni anticipate. Viaggio a Istanbul tra speranza e rassegnazione.

«Il futuro con la Turchia è luminoso», aveva esclamato qualche settimana fa il presidente del Kurdistan iracheno, Massoud Barzani, davanti a una delegazione di businessmen venuti da Ankara. Difficile nascondere l’entusiasmo ai visitatori giunti dall’Anatolia visto che i loro investimenti nella regione autonoma del nord dell’Iraq rappresentano il 60% del totale, nella zona ricca di petrolio.

Turchia, 5 morti in scontri tra esercito e ribelli del Pkk

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Annalena Di Giovanni

VIOLENZE. Le vittime, tutti esponenti del Partito dei lavoratori del Kurdistan, sono stati uccisi nei pressi della località di Cukurca nella provincia sud-orientale di Hakkari, presso il confine con l’Iraq.

La risposta dai generali di Ankara è arrivata in fretta, mentre ancora le televisioni turche inondavano gli schermi con le immagini delle vedove sulle bare dei due soldati uccisi martedì da una mina nei pressi di Hakkari, ordigno subito attribuito al Partito dei lavoratori curdi, gruppo armato separatista che nella zona ha una delle sue roccaforti.
 

Ocalan apre al processo di pace

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Gloria Ravidà

INTERVISTA
A colloquio con Ramon Mantovani, esponente di Rifondazione comunista, passato alla cronaca per aver portato il leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan in Italia. A circa 11 anni da quel fatto e in occasione dell’ennesima proposta del Pkk di soluzione del conflitto, la via militare non sembra più praticabile.

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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