Il lager dietro casa

Rossella Anitori

DETENZIONE. l Cie di Ponte Galeria, alle porte di Roma, è del tutto inadeguato ad assicurare condizioni di vita dignitose ai migranti reclusi. La denuncia dell’equipe di Medici per i diritti umani dopo il sopralluogo.

ll Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria è l’emblema di un fallimento. È la strada sbagliata che l’Italia ha intrapreso per regolare i flussi migratori nel Paese. È un luogo angusto dove i diritti civili più elementari vengono sospesi. A dare l’allarme, stavolta, è un’organizzazione umanitaria internazionale.

Silenzi e proteste clandestine

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Dina Galano

MIGRANTI Dopo i disordini nei centri di Milano e Gradisca d’Isonzo la situazione rischia di esplodere. Il governatore delle Marche scrive al ministro Maroni: «Non siamo disponibili a realizzare un Cie nel territorio»

 

Colpevoli di reagire

Rossella Anitori

CIE. Dopo la rivolta scoppiata domenica notte a Ponte Galeria, ieri a Roma il processo per direttissima ai migranti. Ma la protesta sarebbe divampata solo in seguito ad un pestaggio da parte delle forze dell’ordine.

Dal Carcere al Cie e viceversa. A pagare per la rivolta avvenuta domenica notte nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria saranno in tre. Le telecamere hanno individuato i colpevoli e giustizia sarà fatta. Ipotizzati i reati di minacce, violenza e lesioni a pubblico ufficiale.

Fuoco e fiamme a Ponte Galeria

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Rossella Anitori

DENUNCIA. Nel centro di identificazione ed espulsione di Roma scoppia di nuovo la protesta.

Materassi in fiamme e reclusi sui tetti. La protesta torna protagonista nel centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. Sono le ore 23:30 circa, alcuni detenuti forzano le serrature delle porte di uscita e corrono verso il muro di cinta. Ma il centro si riempie di forze dell’ordine in tenuta antisommossa e il tentativo di evasione svanisce.

Antirazzisti davanti ai Cie

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MANIFESTAZIONE. Oggi un presidio a Ponte Galeria contro le strutture di reclusione per immigrati. L’appello della rete solidale.

Contro la reclusione degli immigrati e i centri di identificazione ed espulsione, la rete antirazzista contro i Cie, si dà appuntamento oggi a Ponte Galeria per esprimere solidarietà ai migranti in lotta dentro le strutture di detenzione, che la scora settimana hanno portato avanti per giorni uno sciopero della fame da nord a sud della Penisola. Il concentramento è previsto a Roma per le 10 alla Stazione Ostiense oppure alle 11alla fermata Fiera di Roma del treno per Fiumicino-Aeroporto.
 

A Ponte Galeria anche il diritto alla salute diventa clandestino

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Rossella Anitori e Rocco Vazzana

CIE. Un detenuto è ricoverato, in prognosi riservata, per arresto cardiaco e un altro è in ospedale con il sospetto di aver contratto il virus H1N1. Scarsa trasparenza e mancanza di adeguati trattamenti sanitari al centro della polemica.

Allarme nel Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. Due casi sospetti nel giro di 48 ore. Venerdì un detenuto cinquantenne, Faid, è stato trasportato d’urgenza all’ospedale San Camillo dopo un attacco di cuore, la prognosi è ancora riservata. Sabato, invece, è stata la volta di un cittadino algerino di vent’anni, ricoverato all’ospedale Forlanini per probabili complicazioni legate al virus H1N1. Quando si parla di Cie è difficile avere notizie certe e inequivocabili.

Senza protezione né confini. La violenza della tratta nei Cie

Rossella Anitori

SFRUTTAMENTO. La criminalità organizzata riesce a controllare le donne destinate al mercato della prostituzione anche nei Centri di identificazione ed espulsione italiani. È la denuncia di Be free, cooperativa che opera a Ponte Galeria.

Costrette a prostituirsi, con la speranza di giungere prima o poi in Italia. Partono dalla Nigeria, viaggiano attraverso Chad, Niger e Libia alla volta della terra promessa. Stipate nei camion, private di acqua, cibo e soggette a ogni genere di violenze percorrono le strade che le porteranno nel nostro Paese, dove la catena dello sfruttamento non si spezza. Anzi, continua nei centri di identificazione ed espulsione.

Centri della disperazione

Rossella Anitori

CIE Gesti di protesta di immigrati detenuti come in un giardino zoologico.

«Come in un giardino zoologico. Gli immigrati reclusi nei Cie sono circondati da un’enorme quantità di ferro. Hanno a disposizione un piccolo spazio all’aperto, uno al chiuso dove andare a dormire e una latrina sudicia e maleodorante. Aspettano lì, per mesi, abbandonati a se stessi».

Rinchiuso nel Cie senza motivo. I suoi documenti erano in regola

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Rossella Anitori

ABUSI Mussa sconta la sua condanna in carcere, ha un passaporto tunisino e vuole tornare a casa ma viene trattenuto a Ponte Galeria per due mesi. Isadora D’Aimmo: «Illegittimo. Non c’erano i presupposti per segregarlo».

È in grado di dimostrare chi sia eppure viene trattenuto per essere identificato. Non ha intenzione di rimanere in Italia, vuole tornare nel suo Paese, ma sono ormai due mesi che è bloccato nel centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. Senza alcuna ragione. È la storia di Mussa, un ragazzo tunisino, arrivato in Italia qualche anno fa e finito in carcere per aver opposto resistenza a un pubblico ufficiale. Ha finito di scontare la condanna lo scorso 2 luglio.
 

Cie di Ponte Galeria. Viaggio nel disumano.

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Enrico Campofreda

REPORTAGE Girano per mesi. In fuga da un passato fatto di guerre e dittature. Preferiscono rischiare la vita piuttosto che continuare la precedente. L’Italia, solo per questo, li considera criminali. E li rinchiude nei Centri di identificazione ed espulsione. Dove li attende la stessa violenza e ferocia dalla quale scappavano.

I volti dei “criminali” sono segnati dalla fame e dall’orrore. Dalla morte scampata e da quella conosciuta di settanta e più connazionali finiti in fondo al mare. Così Titti e il suo scheletrico corpo di donna. Così Hampton, salvo forse per quella gioventù che fa resistente anche un ragazzo eritreo in fuga dagli atavici stenti. Il loro dramma non impietosisce la legge e la recente n. 94/2009, nota come “pacchetto sicurezza”, considera un reato l’immigrazione clandestina.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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