Una foce non può diventare un porto

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Riccardo Caniparoli

L'INTERVENTO. Dietro i disastri naturali la trasformazione dell’habitat originario.

Il Torrente Bisagno, trasformato in strada e tombato, oggi risuscita ed esce dalla tomba che l’uomo gli aveva costruito, seminando morte e distruzione. Negli anni dell’espansione edilizia, con il benestare delle Amministrazioni sono stati sottratti territori ai fiumi, ai torrenti ed al mare, trasformandoli ad uso e consumo dell’uomo. Per questo il corso di un fiume si trasforma in strada ed alla foce, per esigenze fieristiche, si costruisce un porto turistico.

Santa Margherita, il porto contestato

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Federica Seneghini (Terra Liguria)

TERRITORIO. Comitati in campo contro il progetto di ampliamento: nuovi pontili, nuovi posti barca, posti auto e attività commerciali.

«Il cittadino dovrebbe ribellarsi contro chi tenta di deturpare un’opera d’arte di Dio come il golfo di Santa Margherita». Anche Don Andrea Gallo, sacerdote di Genova noto per il suo impegno per i più deboli, è sceso in campo contro l’ampliamento del porto della cittadina ligure, presentato al Comune dalla società Santa benessere & social srl.

Circeo, il porto contestato

Giulio Finotti (Terra Lazio)

AMBIENTE. La giunta provinciale di Latina ha approvato il progetto per opere a Rio Martino, nel Parco nazionale.

Fissate bene in mente la foce Rio Martino e, casomai, scattate qualche foto, perché tra non molto l’intera area potrebbe assumere un aspetto completamente diverso. 
 

A Napoli troppi veleni al porto

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Stefano Erbaggio (Terra Campania)

AMBIENTE. Il Comune lancia un ultimatum all’Autorità portuale: «Bisogna intervenire per ridurre le emissioni inquinanti delle navi».

ll Comune di Napoli, attraverso l’assessore alla legalità Luigi Scotti, ha lanciato un ultimatum all’Autorità Portuale: il porto è responsabile del 44% dell’inquinamento atmosferico cittadino. «Ora bisogna intervenire». 
 

Circeo, abbattuto il porto abusivo. Nel Lago tornano gli uccelli

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Susan Dabbous

LAZIO. La darsena con undici pontili sul Lago di Paola non c’è più. Così come i 500 posti barca (a motore) che ospitavano le imbarcazioni da molti anni senza le dovute autorizzazioni. Nel Parco nazionale ci sono oltre 1 milione di metri cubi di cemento illegale.

Semmai dovesse naufragare oggi il povero Ulisse non saprebbe davvero dove approdare. Che il Circeo non sia più quello descritto nell’Odissea è un dispiacere sormontabile, accettare che diventi terra di abusivismo, camorra e malaffare, forse, un po’ meno. I Casalesi hanno piantato, da anni, la loro nefasta bandierina in questa zona a Sud del Lazio, ma senza scomodare il crimine organizzato campano il Circeo e l’hinterland sabaudo, parliamo della provincia di Latina, sono il regno incontrastato dell’abusivismo edilizio (e non solo) della regione.

Tante domande sul Porto

Pietro Esposito (Terra Campania)

ANALISI. I riferimenti di Berlusconi all’inchiesta, stoppata, fanno nascere tanti interrogativi. Senza risposta.

Bufera su Silvio Berlusconi. Il premier, infatti, durante un attacco ad una parte della magistratura che «lavora contro il governo e gli interessi del paese», ha confidato che la procura di Napoli era intenzionata a bloccare il porto del capoluogo partenopeo per ragioni di sicurezza e salute pubblica. Secondo il primo ministro un’inchiesta degli organi competenti avrebbe ipotizzato il pericolo di disastro ambientale e per tale motivo ogni attività portuale doveva essere fermata.

Ancona, l’asilo politico è a tempo «Respinti senza essere identificati»

Giorgio Mottola

IL CASO. Gli immigrati che giungono nel porto marchigiano hanno a disposizione solo un’ora per le procedure di verifica della propria identità. Scaduto il tempo, non si ha una seconda possibilità. L’allontanamento dall’Italia è immediato.

Al porto di Ancona si sono inventati l’”asilo politico a timer”. Funziona quasi come un gioco. Servono una cinquantina di immigrati, provenienti preferibilmente da Afghanistan, Iran, Iraq e Kurdistan turco. Dopo averli messi ordinatamente in fila sul ponte di uno dei tanti traghetti, che ogni giorno attraccano ad Ancona, si fa scattare il timer.

Cementifica e poi galleggia. Toscana simbolo dell'italietta

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Vincenzo Mulè

ALLUVIONE. Continua l’allarme a Massaciuccoli nonostante gli interventi contenitivi con sacchi di sabbia. E intanto la magistratura apre un fascicolo: «Un atto dovuto». Ignorati i pareri contrari per il porto turistico di Marina di Carrara

Un atto dovuto. Così le Procure di Lucca e Pisa rispondono a chi chiede i motivi circa l’apertura di un fascicolo contro ignoti, con l’ipotesi di reato di disastro colposo sulle esondazioni di questi giorni. Occorrerà, infatti, verificare se le rotture degli argini siano catalogabili come eventi eccezionali o se invece siano state causate da cattiva manutenzione.
 

Gioia Tauro, il porto calabrese nelle mani della ’ndrangheta

Alessandro De Pascale

CRIMINALITA’. I carabinieri del Ros di Reggio hanno arrestato una trentina di persone, attive nell’importazione in Europa di merce cinese contraffatta. In manette funzionari della dogana e il referente imprenditoriale della cosca Molè.

La settimana scorsa nella piana di Gioia Tauro era avvenuto un incontro tra la Regione, l’autorità portuale e l’Unione europea. All’ordine del giorno l’attuazione degli interventi infrastrutturali sul porto calabrese, costruito negli anni Settanta, con i fondi della Cassa del Mezzogiorno in funzione del quinto centro siderurgico italiano mai realizzato. Gioia Tauro è diventato così il più grande terminal per il “transhipment” del Mediterraneo.

Un porto per il sultano

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Pietro Orsatti

AFFARI. A Palermo la riqualificazione urbanistica passa per un lucroso piano di “sviluppo” dello scalo marittimo che stravolgerà l’ambiente. Ignorato perfino dal Comune siciliano. All’orizzonte, alberghi, grandi navi e l’ombra dell’Oman.

La parola chiave è “bersaglio”. Per l’esattezza parliamo delle “aree bersaglio” legate al nuovo piano regolatore del porto di Palermo.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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