«Schifani e Romano uomini di Cosa Nostra»

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Vincenzo Mulè

MAFIA. Interrogatorio-fiume di Stefano Lo Verso. Il pentito protesse la latitanza di Provenzano. Raccogliendone, tra il 2003 e il 2004, le confidenze.

Oltre quattro ore di interrogatorio coperto da un paravento bianco di tipo sanitario. Durante i quali il pentito di mafia Stefano Lo Verso, ex vivandiere del boss Bernardo Provenzano, ha snocciolato nomi e cognomi di mafiosi con cui ha condiviso il suo percorso dentro Cosa nostra. Ma anche i contatti e i favori con la politica.

Vito Ciancimino, diviso fra Servizi e Provenzano

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Pietro Orsatti

MAFIA. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo parla ormai da un anno e mezzo dei rapporti intessuti dal padre. Emerge un’area grigia con l’uomo politico al centro a fare da collegamento fra apparati e Cosa nostra. Anche sul caso Moro

Un fiume di parole che, a quanto risulta, si affianca a una mole altrettanto impressionante di documenti consegnati ai magistrati: questo il “contributo” di Massimo Ciancimino. Depositati i primi 23 verbali degli interrogatori effettuati dai pm di Palermo in relazione all’inchiesta fra la presunta trattativa fra Stato e Cosa nostra.

«La vera sicurezza si ha con l’uso sociale dei patrimoni dei mafiosi»

Pietro Orsatti

INTERVISTA. Le terre dei Corleonesi sono gestite oggi da un consorzio, che ha creato centinaia di posti di lavoro e smitizzato i simboli del potere di Cosa nostra. Lucio Guarino, che ne è il presidente, commenta la nuova norma.

C’è in Sicilia un territorio importantissimo per quanto riguarda la gestione dei beni confiscati alla mafia, è quello individuabile in parte della provincia di Palermo, nel cosiddetto triangolo dei Corleonesi. Si tratta di terre anche di quei boss che decisero la morte di Pio La Torre, l’ex segretario del Pci siciliano ucciso proprio dalla mafia e ispiratore dell’attuale legge che porta il suo nome. Brusca, Riina, Provenzano, Bagarella, Vitale: erano loro le terre e le case di cui parliamo.

"Papello": le richieste “accolte” negli anni

Anna Petrozzi e Pietro Orsatti

DOCUMENTI. Ecce “papello”. Si ipotizza che molte delle pretese della Cupola siano state progressivamente accolte. Punto per punto, le richieste e i “cedimenti”. Intoccata la sentenza del Maxi, ma sotto processo era la vecchia commissione.

Sono dodici i punti del “papello”, contenente le richieste di Cosa nostra allo Stato per interrompere la stagione delle stragi. Da tempo si ipotizza anche che alcuni dei punti siano stati perfino accolti, che un livello di incontro sia stato trovato, non tanto con Riina, quanto con Provenzano, più ragionevole e soprattutto meno propenso a proseguire con una stagione di sangue.

Dell’Utri, un nome da non nominare invano

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Anna Petrozzi

ATTUALITA' Dell'Utri, l'innominato che faceva paura ieri come oggi, ma spesso presente: nelle intercettazioni mafiose, nelle testimonianze di chi poi è stato freddato, ed ora, anche nel caso Ciancimino.

«Io quello che ti voglio dire pure a te il nome di là non lo dobbiamo nominare». «Quale… è?». «Dell’Utri… capisti? Completamente non deve esistere, non deve esistere Ni’» (Intercettazione del 4 novembre 2007 tra i mafiosi Antonino Caruso e Letterio Ruvolo). Un nome che non si deve pronunciare nemmeno per sbaglio.

A Palermo condannati i medici di Cosa nostra

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Pietro Orsatti

CRIMINALITÀ Processo Gotha, dieci anni per Giovanni Mercadante, ex parlamentare regionale di Forza Italia che, secondo gli inquirenti, sarebbe legato a Provenzano.

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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