Monti, manovra e quell’asso nella manica

Luca Bonaccorsi

ECONOMIA. Con fatica ma ce l’ha fatta. Monti porta a casa i tagli, soffertissimi, che spediranno l’Italia dritta in recessione.

Con fatica ma ce l’ha fatta. Monti porta a casa i tagli, soffertissimi, che spediranno l’Italia dritta in recessione ma che hanno, con tutta probabilità, salvato il Paese dal default e l’euro dal tracollo. La maxi tassa che gli italiani pagheranno è parte di un accordo europeo che ha “comprato” all’Italia il sostegno della Bce e di Bruxelles: un fattore non secondario. Ma il vero bilancio del lavoro dei “tecnici” in realtà si dovrà fare più in là.

«Siamo in recessione». Oggi il voto di fiducia

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Betta Salandra

MANOVRA. E' giunto il momento dell’approvazione per il contestato decreto “Salva-Italia”. Ieri il premier Monti si è difeso: «Senza queste misure altro che piccola perdita di prodotto interno».

La manovra è in dirittura d’arrivo. Oggi il governo porrà la fiducia alla Camera sul decreto soprannominato (forse sperando che fosse di buon auspicio) Salva-Italia. Il tempo delle mediazioni e modifiche è finito, e nonostante i cambiamenti apportati restano molte le critiche ai provvedimenti. Dalle critiche i due ministri maggiormente sotto tiro, Monti e Passera, ieri si sono difesi in ogni occasione pubblica.

A Cannes il giorno della verità per l’Italia

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Luca Bonaccorsi

MERCATI. Grande attesa per le misure che presenterà il governo Berlusconi. Dopo l’annuncio choc del referendum greco, è a Roma che si decide il futuro dell’euro, dell’Europa e della recessione.

Davvero tante le questioni sul tavolo del G20 oggi a Cannes. In cima alla lista, sebbene non la più importante, c’è il referendum a sorpresa indetto da Papandreu. Ieri in serata circolava la notizia che l’Ue avesse deciso di bloccare l’erogazione della sesta tranche del prestito ad Atene (fino all’esito dell’ipotetico referendum).

L’incubo della recessione

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Tommaso Antonucci (Terra L'Inkontro)

ANALISI. Al via una serie di punti di vista sul rischio default dell’Italia. «Riforma fiscale e green economy le priorità».

Il percorso di default pilotato non corrisponderebbe ad una via di uscita dalla crisi, ma ad una delle possibili soluzioni alle pressanti richieste del mondo finanziario. Nello scenario post default, per quanto pilotato possa essere, con tutta probabilità il PIL decrescerebbe, l’Italia tornerebbe ai margini dell’Europa e non ci sarebbero, per molti anni, le condizioni per nuovi investimenti pubblici.

Portogallo, il prezzo della mudança

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Bruno Picozzi (Inserto Domenicale)

MONDO. Annunciate dal governo di destra che ha vinto le recenti elezioni 5 nuove misure di austerità, oltre le 22 già adottate durante l’estate. Il Paese intanto continua a vivere soprattutto d’importazioni e lo spettro della peggiore recessione nell’Unione europea non si allontana. Per questo si impone la parola d’ordine del “cambiamento”. Quattro settori industriali viaggiano in positivo: tessile, calzature, legnami e sughero (in quest’ultimo il Portogallo è addirittura leader mondiale). Ma il resto dell’economia piange, a iniziare dall’agricoltura.

Un autunno maligno attende il Portogallo. Il pugno duro della crisi sta per abbattersi sul Paese e i prossimi mesi saranno i più difficili. Lo ha detto il sottosegretario alla presidenza del consiglio Carlos Moeda, annunciando per la fine di settembre 75 nuove misure di austerità oltre le 22 già adottate durante l’estate. Sarà «un settembre complicato», ha spiegato ai deputati di maggioranza di rientro dalle vacanze.

Gli Usa davanti al fantasma di Bin Laden e della recessione

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Emanuele Bompan

STATI UNITI. Nel suo piano da 447 miliardi per l’occupazione Obama promette: «Con giusti incentivi costruiremo automobili efficienti». Cresce il timore per l’anniversario dell’11 settembre.

Un anniversario che al Qaeda potrebbe non farsi sfuggire. Per questo il livello d’allerta negli Stati Uniti è altissimo, soprattutto a Washington e a New York. A far alzare la guardia sono stati tre sospetti, tra cui un cittadino americano, arrivati dall’Afghanistan, che avrebbero potuto «porre in atto un attentato con un veicolo-bomba».

Quanto sono vecchie le politiche di Tremonti

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Luca Bonaccorsi

INNOVAZIONE Nella classifica dell’Insead il nostro Paese fa una pessima figura per qualità delle istituzioni, ricerca, scuole, credito e politiche ambientali. Ma il governo non se n’è accorto.

Nessuna delle misure, di quelle proposte dal governo, è particolarmente scandalosa. E tutte lo sono. è l’ìnsieme che fa schifo, innanzitutto, per vetustà e mediocrità. Sono misure che forse avevano un senso 20 anni fa, ma che oggi, nell’economia globalizzata, con il clima che impazzisce, le banche in ginocchio, i redditi che crollano, e la distribuzione di questi sempre più diseguale, non hanno nessun senso. Ma certo non serve “un’altra” analisi sull’iniquità dei tagli alle pensioni, o alle cooperative.

Cresce la paura per la doppia recessione

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Emanuele Bompan

USA. Gli americani sanno che l’Italia è “troppo grande per fallire” ma anche “troppo grande per essere salvata da terzi”. E trattengono il fiato per capire come va a finire nei palazzi romani.

I tre principali indici finanziari americani hanno fondamentalmente azzerato ogni aumento fatto nel 2011. Un bruttissimo regalo per i 50 anni di Obama, in continua caduta dei consensi. La Casa Bianca si difende: «se il Congresso non avesse ostacolato molte delle nostre iniziative saremmo riusciti a creare maggior occupazione». E Capitol Hill scivola nei sondaggi: il lavoro di senatori e deputati è apprezzato solo dal 18% degli americani. I dati sull’occupazione di venerdì allentano un poco la tensione.

Panico sui mercati. Si vende tutto, ovunque

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Luca Bonaccorsi

FINANZA. Non convince Berlusconi, nè Trichet, nè Obama. L’incertezza vince e il “liquidation selling” si estende dalle banche alle aziende industriali. In attesa della prossima recessione.

Ma chi l’ha detto che i mercati non scelgono i governi? Perché stavolta i mercati hanno scelto, eccome. Era stato troppo facile ieri prevedere che il discorso di Berlusconi avrebbe avuto ricadute disastrose. Dire alla comunità mondiale degli investitori “non avete capito” è uno degli errori più marchiani, grossolani, che si potevano fare. Tanto si gonfiò, il rospo, che scoppiò. E i mercati ieri hanno risposto: «Sei tu che non hai capito bene».

La cura da cavallo che attende Lisbona

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Bruno Picozzi da Oporto (Inserto domenicale)

MONDO. Pedro Passos Coelho è il giovane leader del Pds (partito dichiaratamente di destra) che ha vinto le elezioni e mandato all’opposizione i socialisti. Il suo programma per l’economia, in un Paese in recessione che rischia di finire come la Grecia, è fatto di tagli ai salari e ai sussidi, oltre che di aumento delle tasse e privatizzazione dei servizi.

C'è il programma. C’è l’accordo. Ci sono i nomi. Manca solo il giuramento affinché un nuovo governo prenda in mano le sorti del Portogallo. Un governo di centrodestra con forte matrice neoliberale, cattolica e conservatrice. Il nuovo primo ministro vincitore delle elezioni legislative dello scorso 5 giugno, Pedro Passos Coelho, è il giovane leader del Partido Social Democrata o Pds, formazione che di socialdemocratico ha solo il nome e infatti è affiliata all’Internazionale democratica centrista di ispirazione cristiana.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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