I saldi di fine pena

Dina Galano

CARCERE. Entra in vigore la legge che permette di scontare ai domiciliari l’ultimo anno
di reclusione. Ma saranno appena 6.000 a beneficiarne. Intanto sale a 63 il numero dei suicidi.

Nel carcere fiorentino di Sollicciano nella notte di ieri si è tolto la vita un detenuto di origini maghrebine. Ha inalato gas da una bomboletta ad appena trentacinque anni. Portando così a 63 il numero dei suicidi avvenuti quest’anno dietro le sbarre. Era uno dei 2.300 stranieri presenti nelle carceri nella regione toscana, uno degli oltre 25.300 della Penisola. Pari a quasi un terzo della popolazione ristretta, sono soprattutto albanesi, marocchini, rumeni, egiziani, tunisini e nigeriani a finire in galera.

In fuga dalla detenzione

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Dina Galano

CARCERE. A Pisa due albanesi srotolano un lenzuolo e lasciano la cella. «L’ennesima evasione beffa» per la polizia in sottorganico. Ma per fuggire dalla reclusione si sceglie ancora il suicidio. Il 39esimo, ieri, a Siracusa.

In una sola giornata si è consumato un suicidio, sventati due tentativi e riuscita un’evasione. L’ultima singolare impresa è stata compiuta da due cittadini albanesi che hanno lasciato la Casa circondariale Don Bosco di Pisa calandosi giù, come nel più classico degli immaginari, con un lenzuolo. Hanno così scavalcato il muro di cinta, convinto non troppo gentilmente una donna a lasciar loro la jeep sulla quale viaggiava e ripreso la via per la libertà.

Cie, in tutt’Italia monta la protesta. «Rinchiusi come topi, ora basta»

Rossella Anitori

DENUNCIA. A stomaco vuoto ormai da tre giorni, gli immigrati reclusi nei Centri di identificazione ed espulsione protestano contro le condizioni di detenzione e l’allungamento del periodo di reclusione. «Siamo vittime della Bossi-Fini».

Non mangiano ormai da tre giorni. Gli immigrati reclusi nel centro di identificazione ed espulsione di Torino sono determinati e hanno intenzione di continuare. Protestano contro le «pessime» condizioni di detenzione e per l’allungamento del periodo di reclusione. «Viviamo come topi e siamo stanchi di essere trattati come criminali». La denuncia di un migrante dal Cie di via Corelli non lascia spazio a dubbi. E la protesta corre e infuoca l’Italia.

Se la malattia mentale non si arresta in Australia

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Dina Galano

DOSSIER. Una ricerca collega la reclusione dei migranti nei centri di accoglienza senza assistenza medica
all’insorgenza di gravi patologie psichiche. I richiedenti asilo ritrovano così la libertà solo dopo aver perso la salute.

Una relazione stretta e reciproca unisce il fenomeno della detenzione dell’immigrato irregolare alla ricorrenza di patologie psichiche. Suffragata “da studi sulla salute dei gruppi marginati e spesso traumatizzati sui quali dovrebbero essere decise le politiche governative internazionali”.

Dalla culla alla cella. Storie minori di reclusione forzata

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Claudia Farallo

INGIUSTIZIA
— Guardare il mondo dalle grate di un carcere dovrebbe essere vietato ai piccini. Eppure il Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria registra 43mila figli di detenuti. Di fatto “imprigionati” per restare con i genitori. —

Sono più di 43mila i figli che in Italia sono costretti ad entrare in carcere per stare con i propri genitori. È quanto emerge dai dati rilevati dal dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria a fine 2008. A fare le spese della condanna degli adulti sembrano essere in particolare anche i minori, non colpevoli, che si trovano separati forzatamente e per un periodo di tempo più o meno lungo da un genitore, se non da entrambi.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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