Siria, l’Onu dimentica un popolo oppresso

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Susan Dabbous

DIPLOMAZIA. Il ministro degli Esteri Frattini incontrando Ghalioun, noto oppositore al regime di Assad, depreca l’immobilismo del Consiglio di sicurezza. E promette aiuto da parte di Roma.

«Ai cittadini siriani dico che saremo loro vicini in questo momento di grande difficoltà. Di fronte alla riluttanza del mondo e, in particolare, del Consiglio di Sicurezza che sinora non è stato capace di adottare una risoluzione seria». Tra le ultime mansioni, almeno con l’attuale governo, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso dedicare la giornata di ieri quasi interamente alla guerra civile siriana.

Onu: non bastano le parole per fermare il massacro siriano

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Sonia Grieco

PRIMAVERA ARABA. Nell’ennesimo venerdì di protesta i carri armati di Assad fanno 10 morti. Per l’Alto commissario dei diritti umani, il regime ha ucciso finora oltre 3.000 civili, di cui 187 minori.

L'esercito schierato nelle principali città e oltre 3.000 civili morti, tra cui 187 minorenni, sono la risposta del regime del presidente Bashar al Assad alle richieste di democrazia che invano si levano da sette mesi dalle piazze siriane. Centinaia di manifestanti sono stati arrestati e torturati, tanti altri sono spariti dopo i rastrellamenti.

Cittadini Usa via dalla Siria. Ancora morti nelle proteste

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Susan Dabbous

MEDIO ORIENTE. La decisione del Dipartimento di Stato è dovuta alla instabilità politica. Il regime continua a reprimere l’opposizione: 32 le vittime solo ieri. L’Onu: «La misura è colma».

Evacuare. Dopo mesi di indugi dagli Stati Uniti è arrivato ieri l’ordine a tutti i cittadini americani in Siria di lasciare «immediatamente» il Paese «finché sono ancora disponibili mezzi di trasporto commerciali».

La caccia alla Babele dei dossier del raìs

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Andrea Palladino

SEGRETI. Nella capitale libica sono custoditi i segreti del regime che qualcuno potrebbe usare per ricatti incrociati durante le trattative.

Nel 1941 Jorge Louis Borges descrisse ne La biblioteca di Babele un ipotetico archivio infinito della conoscenza umana. Scaffali che contenevano libri, tutti contenenti rigorosamente 410 pagine, dove i 25 segni dell’alfabeto spagnolo potevano comporre ogni possibile opera: «Tutto: la storia minuziosa dell’avvenire, le autobiografie degli arcangeli, il catalogo fedele della Biblioteca, migliaia e migliaia di cataloghi falsi, la dimostrazione della falsità di questi cataloghi, la dimostrazione della falsità del catalogo autentico», annotava Borges.

Il raìs sempre più isolato. Brega in mano ai ribelli

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Susan Dabbous

LIBIA. Due defezioni colpiscono il regime: l’ex numero due Jalloud e l’attuale ministro del petrolio Boukraa fuggito in Tunisia. Secondo fonti Usa Gheddafi sarebbe pronto a resistere fino alla fine.

Hanno raggiunto la città costiera di Zawiya attraverso le strade impervie delle montagne antistanti. Con una rapidità inaspettata, i ribelli male addestrati e male equipaggiati, alla fine sono arrivati nello snodo più strategico, a soli 60 chilometri a Est di Tripoli, impossessandosi della grande raffineria. Le forze anti Gheddafi, ieri mattina, avevano anche annunciato ad al Jazira di aver preso il controllo pieno di Brega, il più importante centro petrolifero del Paese, che si trova a 750 chilometri a est della Capitale.

«Chiediamo solidarietà al sindaco»

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Stefano Bettera (Terra Milano)

INTERVISTA. Parla Shady Hamadi, scrittore membro del Comitato siriani in esilio: «Pisapia riconosca la nostra lotta per la libertà».

Chiedono al nuovo sindaco di Milano di esprimere una condanna del regime e solidarietà al popolo siriano e a quanti, da esuli, vivono da decenni in questa città e in questo Paese. A parlare è Shady Hamadi, giovane scrittore italo-siriano che dà voce ai tanti, intellettuali e artisti o semplici cittadini, che fanno parte del Comitato siriani in esilio.

La diplomazia di Assad. Cronache dall’inferno siriano

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Susan Dabbous

REPORTAGE. Dentro il campo profughi siriano gestito dalla Mezzaluna rossa a Yayladagi nel Sud Ovest della Turchia. Tra soldati fuggiti e contadini torturati senza aver mai partecipato a una manifestazione contro il regime di Damasco.

Torture, defezioni, massacri. Bambini, neonati, ex soldati e gente comune stanno tutti insieme. Ad entrare nel campo profughi ufficiale di Yayladagi si capisce finalmente perché l’accesso è interdetto rigidamente alla stampa. La struttura è coperta da un telo molto spesso di plastica che cinge la recinzione esterna esterna per impossibilitare i contatti anche quando gli ospiti sono in cortile. I sopravvissuti, fuggiti dalla repressione di Bashar al Assad nelle settimane scorse, riportano ferite da armi da fuoco e segni di tortura.

Accolti i siriani al confine. La Turchia contro Assad

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Susan Dabbous

SIRIA. Sono ormai 7mila i profughi in fuga dai massacri. Secondo i difensori dei diritti umani, è di almeno 1.300 morti il bilancio della repressione da parte del regime dall’inizio delle rivolte.

Ripreso il controllo di Jisr al-Shughur, la città a nord Ovest del Paese nei pressi del confine turco, l’esercito siriano ha continuato la repressione della rivolta antiregime inseguendo le «bande armate» fin sulle montagne. Questa la versione ufficiale, l’unica in assenza di osservatori e media internazionali. Di bande armate, però, non ce n’è neanche l’ombra. Gli unici ad essere rimasti nell’agglomerato urbano in mezzo agli oliveti della regione dell’Idleb sono solo i civili che non sono riusciti a passare il confine verso la Turchia. Dove ormai si trovano quasi 7mila profughi. I soldati stanno perquisendo le famiglie casa per casa. Jisr al-Shughur è caduta così, dopo tre giorni di assedio: l’esercito, appoggiato dagli elicotteri e da 200 carri armati, ha sferrato due lunghi attacchi, anche dal cielo, iniziati domenica mattina e conclusi solo ieri all’alba.

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«Morte agli oppositori»

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Annalena Di Giovanni

IRAN. Poco spontanee ma mediaticamente efficaci vanno in scena le manifestazioni pro regime. Ispirata dalle parole violente della Guida suprema, la folla chiede le teste dei riformisti. Intanto nel Paese proseguono le proteste e gli arresti

Il contraccolpo è arrivato puntuale. Qualche migliaio di manifestanti che inneggiavano alla Guida Suprema Ali Khamenei in giro per Tehran, e le immagini della marcia onnipresenti alla televisione. Compresi i canali in lingua inglese, tanto perché il messaggio, ovvero una folla di sostenitori che urlava «Morte a Karroubi e tutti gli infedeli», fosse chiaro a tutti.
 

Viaggio in Iran. Senza lo schermo del pregiudizio

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Simona Maggiorelli

INCONTRI Lo scrittore Jason Elliot a Roma racconta il suo lungo lavoro di ricerca sulla tradizione culturale dell’antica Persia. Rinvenendo le tracce nascoste presenti in un Paese oppresso da molti anni di regime teocratico.

Un semplice dettaglio come il nome di una strada. E la curiosità di vedere quante volte, nella storia quella targa è stata cambiata. Per damnatio memoriae nelle tante guerre che punteggiano la storia di quella che un tempo fu la Persia. Per servilismo dello Scià verso gli Stati Uniti. Per impeto rivoluzionario e poi per violenta restaurazione teocratica con gli ayatollah. Da un particolare di toponomastica ricostruire un intero mosaico di storia. Rintracciandone i segni nel presente.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

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