Se ci siam persi la Turchia

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Emanuele Giordana

REPORTAGE. Un pericolo islamista difficile da vedere. Un fascino “orientalista” che non c’è più. Un Paese molto europeo che l’Europa non vuole. Viaggio a Istanbul con molte domande e un rimpianto.

Bisogna andare a Balat per incontrare l’islam ortodosso turco che, ironia della sorte, ha messo radici nel vecchio quartiere ebraico. è un’area più povera di altre, dove le donne velate si vedono più che altrove. Ma fa tutt’altro effetto fa la grande Fatih Camii (“moschea del conquistatore” voluta da Maometto II che, dieci anni dopo la vittoria su Costantinopoli nel 1453, la volle celebrare sulle rovine della chiesa bizantina dei Santi Apostoli).

La città invisibile che si ribella al veleno nel lavoro

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Fulvio Colucci

REPORTAGE. A Taranto è mistero sul registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni. E nel capoluogo sono presenti Ilva, Cementir ed Eni.

Invisibili. I lavoratori dell’area industriale tarantina. Invisibili alla società, alla politica, ai dati sulla loro salute. Invisibile è, nei numeri, uno dei più temuti rischi corsi dagli invisibili in fabbrica: l’esposizione agli agenti cancerogeni. In un triangolo senza pari, nel resto del Paese: le acciaierie Ilva, la raffineria Eni, la Cementir, le aziende dell’indotto. L’istituzione del registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni risale al 1994, alla legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

Iraq oggi, dove esser donna torna a diventare un pericolo

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Riccardo Bottazzo

DIRITTI. Prima della guerra era il Paese del mondo arabo musulmano col più alto tasso di alfabetizzazione anche in ambito femminile. Ma adesso è ricominciato un lungo autunno.

Prima dell’invasione delle truppe Usa, nell’aprile del 2003, l’Iraq era la nazione più avanzata del mondo musulmano dal punto di vista dell’alfabetizzazione. Nell’82, quando ancora il nome del dittatore Saddam Hussein compariva nella lista Stelle e Strisce dei “buoni” e combatteva il “cattivo” di turno, l’ayatollah Khomeyni, irriducibile nemico degli Stati Uniti, il Paese mediorientale si era aggiudicato il premio Unesco per l’istruzione.

Tra gli ultimi balenieri di Lamalera

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Riccardo Bottazzo

REPORTAGE. In Indonesia nel villaggio dove la popolazione caccia ogni anno 10-15 grandi cetacei su piroghe di legno con arpioni di bambù. Un’attività che anche Greenpeace considera ininfluente per la tutela della specie.

Dall’altra parte del mondo, lontano, nel sud dell’Indonesia, c’è un villaggio di balenieri che si chiama Lamalera. Arrivarci è tutta un’avventura. Dall’isola di Bali bisogna salire in uno di quei piccoli aerei che, dopo qualche inevitabile scalo intermedio come neanche un autobus di linea, atterra a Maumere, nell’isola di Flores, a poche miglia marine a nord di Timor. Da qui, dovete cercare di infilarvi in uno dei coloratissimi bemo, sorta di pulmini taxi, e raggiungere il porto di Larantuka, dall’altra parte dell’isola.

Nell’inferno di Mineo. Un centro da incubo

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Dina Galano

REPORTAGE. Nel giorno della campagna “LasciateCIEntrare”, arrivano le ispezioni di tre parlamentari. Un nigeriano rinchiuso nel Cara siciliano denuncia: «Qui le persone collassano».

Bari, Ancona, Roma, Crotone e ora Mineo. Chi si trova trattenuto nel Centro per richiedenti asilo e rifugiati (Cara), nato per decreto nella spoglia provincia catanese con lo scopo di far fronte all’arrivo dei profughi dal Nord Africa, è tutt’altro che nord africano. Nel “Residence degli Aranci” - questo il nome originario della struttura - i migranti sono stati trasferiti dai Cara di tutta Italia: i tunisini sono soltanto sei e non c’è traccia di libici.

La diplomazia di Assad. Cronache dall’inferno siriano

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Susan Dabbous

REPORTAGE. Dentro il campo profughi siriano gestito dalla Mezzaluna rossa a Yayladagi nel Sud Ovest della Turchia. Tra soldati fuggiti e contadini torturati senza aver mai partecipato a una manifestazione contro il regime di Damasco.

Torture, defezioni, massacri. Bambini, neonati, ex soldati e gente comune stanno tutti insieme. Ad entrare nel campo profughi ufficiale di Yayladagi si capisce finalmente perché l’accesso è interdetto rigidamente alla stampa. La struttura è coperta da un telo molto spesso di plastica che cinge la recinzione esterna esterna per impossibilitare i contatti anche quando gli ospiti sono in cortile. I sopravvissuti, fuggiti dalla repressione di Bashar al Assad nelle settimane scorse, riportano ferite da armi da fuoco e segni di tortura.

Ombre e luci per Bologna. La città delle due ruote

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Simone Arminio

REPORTAGE. Prova su strada nella capoluogo emiliano, grazie alla cartina del Comune con tutte le piste. Tante linee tratteggiate da realizzare, incroci pericolosi, auto, ostacoli e corsie promiscue.

Bologna. Sei mesi dopo l’incidente, la bici bianca di Rocco Castagnoli è ancora lì: appesa alle inferriate dove il 21 dicembre 2010 ha perso la vita, schiacciato da un’automobile in corsa. Venticinque anni, studente, il suo è il finale tragico di un conflitto quotidiano tra automobilisti e ciclisti che a Bologna, città simbolo della bici come mezzo di trasporto, va in scena praticamente da sempre. Pedali contro motori, carreggiata contro pista ciclabile. Le biciclette che ogni giorno attraversano Bologna sono migliaia.

Una notte con i no Tav. Aspettando le ruspe

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Simone Bauducco

REPORTAGE. Scadeva ieri a mezzanotte il termine ultimo per l’avvio dei cantieri per la costruzione del tunnel. Tensione alta nei presidi. E gli abitanti delle valli continuano a dormire all’aperto.

Un altra notte di attesa per la “Libera Repubblica della Maddalena”in Val di Susa. Nonostante i proclami lanciati negli scorsi giorni da parte del mondo industriale e delle istituzioni favorevoli al Tav, la fatidica scadenza del 31 maggio è passata e i cantieri per il tunnel non sono partiti. In compenso, le ultime due notti hanno visto oltre un migliaio di abitanti della Valle presidiare fino al mattino l’area dove dovrebbe sorgere il cantiere in un clima di allegria e compattezza.

La città inghiottita dal tornado conta i danni e teme il cielo

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Emanuele Bompan da Joplin

REPORTAGE. Joplin, nel Missouri, è un cumulo di macerie. All’appello mancano 1.500 persone. Ieri è stato il primo giorno senza nuovi allarmi. Nelle ultime settimane 700 cicloni hanno colpito gli Usa.

Una città fatta a brandelli. La nostra auto avanza tra le strade di Joplin (Missouri), una volta ordinate e costeggiate da giardini dal taglio perfetto, oggi un cumulo di macerie. Vetture capovolte, centinaia di alberi maestosi sradicati e gettatati come stuzzicadenti su casette monofamiliari, icone spezzate del sogno americano. Una bandiera spunta dalle macerie della scuola media, la cui palestra è completamente venuta giù. Il muro di mattoni non ha retto. Come del resto quelli dell’ospedale.

No Tav, stop al cantiere in Val di Susa: «Questa terra è nostra»

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Simone Bauducco

REPORTAGE. Notte di tensione in Val di Susa. I movimenti hanno bloccato il cantiere della Torino-Lione. I sindaci creano un comitato di crisi. E tutti guardano alla scadenza del 31 maggio.

Il villaggio di Asterix della Val di Susa è tornato a far sentire la propria voce contro l’alta velocità. Fallisce infatti il primo tentativo delle forze dell’ordine di sgomberare i blocchi stradali e i presidi che hanno impedito alle ruspe di raggiungere l’area prevista del cantiere nei pressi di Chiomonte. Quando l’altra notte, le scavatrici e i blindati della polizia hanno provato a dare inizio ai lavori del tunnel di 7.5 chilometri della Maddalena, si sono imbattuti nel fronte compatto e deciso dei tanti valsusini accorsi per ostacolare i lavori.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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