Per i tunisini torna l’ipotesi respingimento

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Dina Galano

MIGRANTI. Centoquattro persone sono state riportate in alto mare dopo aver raggiunto Lampedusa. Riconsegnate alle autorità di Tunisi dalla nave militare Borsini. In barba alle leggi internazionali.

Domenica scorsa un ragazzo tunisino ha raggiunto Lampedusa a nuoto. Appena intuito che la motovedetta della Guardia costiera stava lasciando il porto dell’isola dopo una breve sosta, ha preso coraggio e si è buttato in mare. Lui è uno dei nove che sono riusciti a sbarcare, perché donne o perché in precario stato di salute. I loro compagni di viaggio, 104 tunisini in totale, sono stati riportati indietro. Consegnati alla nave militare Borsini, trasbordati sulle motovedette tunisine. Lampedusa l’hanno vista a un palmo, e sono stati beffati.

L’Italia verso la condanna sui respingimenti in mare

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Dina Galano

IL CASO. Ieri l’ultima udienza del ricorso di 24 profughi alla Corte europea, rimandati indietro nel 2009. La difesa di Stato: «La Libia, un Paese sicuro».

Ermias Berhane è uno dei 24 migranti di origine eritrea e somala che sono ricorsi alla Corte europea dei diritti dell’uomo contro il governo italiano. Il 6 maggio 2009, insieme a circa 200 persone, Berhane è stato respinto a 35 miglia a sud di Lampedusa dalle motovedette italiane e riportato nella Libia del Colonnello. Ora, con l’arrivo delle bombe e dopo quasi due anni di detenzione e trattamenti di tortura, ha ritentato lo stesso viaggio attraverso il Mediterraneo.

Rifugiato in terra ostile. L’Onu: «Non respingete»

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Dina Galano

GIORNATA MONDIALE. Oggi la Convenzione di Ginevra compie 60 anni. Il capo dell’Unhcr, Guterres, visita Tunisia, Lampedusa e Roma. Mentre in Sicilia sbarcano in 235, partiti dalla Libia.

A 60 anni dalla firma della Convenzione di Ginevra, il 20 giugno 1951, nel mondo si contano oltre 15 milioni di rifugiati, di cui l’80 per cento vive in Paesi in via di sviluppo. Ciononostante, in occasione dell’anniversario che ha visto riconoscere i diritti delle persone in fuga da guerre e conflitti, la strada per il rispetto delle garanzie fondamentali è tortuosa anche nei Paesi industrializzati, meno interessati al fenomeno e tuttavia maggiormente restii ad aprire le frontiere.

L’odissea dei trasferimenti, Lampedusa e le nuove galere

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Dina Galano

MIGRANTI. Dopo gli sbarchi di sabato Maroni avvisa: «Finché in Libia non si avrà la pace, si può respingere con le navi Nato». E chi arriva trova la reclusione. Viaggio tra i Cie inaugurati dal governo.

«Se non si arriva alla pace si può sempre respingere i barconi con le navi da guerra». La frase, inserita in una copiosa intervista sulle pagine del Corsera, proviene dal ministro Roberto Maroni e riassume esaustivamente il piano del governo per impedire gli arrivi e sostenere la tesi della ritorsione incoraggiata dal Colonnello. Intanto, dopo la chiusura del Centro di identificazione ed espulsione nato nell'ex caserma Andolfato in provincia di Caserta, la struttura di Kinisia pare pronta ad accogliere i 90 tunisini liberati. Sono tre i nuovi Cie sorti con decreto, da un giorno all'altro, all'insaputa degli stessi amministratori locali. La denuncia del governatore lucano De Filippo: «Non ci hanno avvisato nemmeno quando è stata allestita la prima tendopoli a Palazzo San Gervasio né quando c'è stata l'evoluzione da Cai a Cie. Oggi sappiamo che nessuno può entrare».

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Stop ai respingimenti. La Francia cambia idea

Alessandro De Pascale

VENTIMIGLIA. I primi tunisini che ieri avevano ritirato il documento provvisorio, al confine hanno superato i controlli della gendarmerie. Il sindaco Scullino: «Vedremo se tornano indietro».

La Francia sembra fare retromarcia sui permessi temporanei concessi dall’Italia agli immigrati. I primi tunisini, che ieri mattina avevano ritirato il documento al commissariato di Ventimiglia (Imperia), hanno superato i controlli della gendarmerie francese. La polizia transalpina, alla stazione di Mentone, ha infatti verificato i permessi dei primi 20 migranti che erano sul treno per Nizza desiderosi di entrare in Francia, permettendo loro di passare la frontiera. Parigi pare dunque avere abbandonato, almeno per ora, l’idea di respingere gli immigrati sbarcati sulle coste italiane, dopo giorni di tensioni tra i due governi.

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«I rimpatri in Tunisia, indiscriminati e illegali»

Dina Galano

INTERVISTA. A colloquio con il professor Vassallo Paleologo: «L’Europa ha ragione, non c’è afflusso massiccio». Sui respingimenti da Lampedusa avverte: «Causeranno svolte autoritarie».

«Le società occidentali sono cresciute sul principio della chiusura delle frontiere e oggi nessuno, nemmeno a sinistra, può permettersi politicamente di abbandonare questo caposaldo». Per il professor Fulvio Vassallo Paleologo che a Palermo insegna diritto dell’immigrazione, l’emergenza profughi non può essere risolta «senza strumenti culturali adeguati, assenti nel nostro Paese».
 

Le dure regole francesi per ottenere il soggiorno

Dina Galano

FOCUS. Con il via libera ai permessi di sei mesi, i migranti potranno circolare nell’area Schengen. L’esperto: «L’alternativa di Parigi: sospendere il trattato o respingere chi viene trovato senza requisiti».

Un governo che ha dimostrato di saper respingere persone in alto mare non dovrebbe stupirsi della reazione francese. La maggior parte dei tunisini, «migranti economici» e non rifugiati, vuole valicare le Alpi perché in Francia ha parenti ed amici. Nel doppio tentativo di arginare l’emergenza immigrazione - bloccando gli arrivi dal Nord Africa e lasciando circolare in Europa chi è già arrivato - il governo italiano si è trovato a incassare la risposta inospitale di Parigi.
 

Welcome significa civiltà

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Beatrice Barzaghi (Terra a Nordest)

ACCOGLIENZA. Da Venezia a Bari una giornata di mobilitazione per dire basta ai respingimenti e affermare i diritti.

«Siamo qui perché dobbiamo chiedere scusa a questi nostri fratelli che stanno cercando di migliorare le loro condizioni di vita, chiedere scusa per trovarsi in un paese così barbaro, così incivile come il nostro, in un paese che si è inventato i respingimenti, in un paese che non rispetta più ormai neanche i trattati e le regole internazionali. Fforse non bisognerebbe neanche più cercare rifugio in questi paesi».
 

Rifugiati, viaggi senza ritorno

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Dina Galano

DOSSIER. Oltre 43 milioni di persone fuggite da guerre e persecuzioni, pochissimi i rimpatri volontari. Il nostro Paese, avverte l’Alto commissariato Onu, è tra i meno accoglienti in Ue, con un asilo ogni mille abitanti.

Crescono nei numeri come mai negli ultimi quindici anni. Alla fine del 2009 sono state circa 43,3 milioni le persone costrette a lasciare il proprio Paese per motivi di sopravvivenza. Se fuggono da guerre e crisi umanitarie, poi, la prospettiva di far ritorno si è fatta ancora più remota.

Parlare la stessa lingua

Dina Galano

IMMIGRAZIONE. Il Comitato Schengen conclude con soddisfazione la visita in Libia. Per la presidente Boniver (Pdl) si è fatto «un grande salto di qualità». Mentre Maroni conferma l’apertura di altri quattro Cie entro il 2010.

Migliorano i rapporti di vicinato tra il nostro Paese e la Libia. In tema di contrasto all’immigrazione clandestina, infatti, le autorità nazionali «parlano un linguaggio comune». Lo ha sostenuto con soddisfazione Margherita Boniver (Pdl) presidente del Comitato Schengen-Europool e immigrazione che ieri ha concluso la sua visita ufficiale nel Paese del Colonnello.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

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