La pace di Assad viene siglata con trenta morti

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Susan Dabbous

SIRIA. Dilaga lo scetticismo per l’accordo raggiunto tra il regime di Damasco e la Lega araba. Il piano prevede la normalizzazione del Paese, ma l’esercito continua a bombardare i ribelli ad Homs.

Cessate il fuoco, ritiro dell’esercito dalle città, liberazione dei detenuti politici e monitorazione della la fine delle violenze in Siria. A vigilare saranno sia le organizzazioni umanitarie, che la stampa araba e internazionale, per poi dare avvio a un dialogo nazionale tra governo e opposizione. È un accordo diviso in quattro punti quello approvato dal delegato siriano di Bashar al Assad durante la riunione della Lega Araba al Cairo di mercoledì scorso. Tempo di applicazione due settimane.

La battaglia finale a Sirte. A Tripoli Erdogan incita i ribelli

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Joseph Zarlingo

LIBIA. Mentre nella città natale di Muammar Gheddafi si combatte per espugnare l’ultima roccaforte del Colonnello, nella capitale il premier turco offre il suo appoggio per la ricostruzione.

Con un ardito collegamento tra passato e futuro, Tayyip Recep Erdogan ha fatto tornare la bandiera turca sul suolo libico. Un secolo dopo l’inizio della guerra italo-turca (settembre 1911), ha reso omaggio a Omar al Mukhtar, l’eroe della resistenza libica impiccato dai fascisti nel 1931, con un discorso a Bengasi sulla tomba del “Leone del deserto”.

Tra Parigi e Tripoli, la Cina è sempre più vicina

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Andrea Palladino

SCENARIO. Ieri dopo l’incontro con il presidente del comitato dei ribelli, Nickolas Sarkozy è stato ricevuto dal premier cinese Hu Jintao. Il ruolo di Pechino nel dopo Gheddafi.

L'incontro lampo di ieri tra Sarkozy e il presidente della Repubblica popolare cinese Hu Jintao avrà un peso non indifferente sulla gestione del post Gheddafi. Gli interessi del colosso asiatico in Libia – e più in generale in Africa – sono antichi e strategici. E non si tratta solo del petrolio: al momento dello scoppio della guerra contro l’ormai ex regime del raìs la Cina aveva al suo attivo il finanziamento e la realizzazione di almeno cinquanta grandi opere in Libia.

Il raìs sempre più isolato. Brega in mano ai ribelli

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Susan Dabbous

LIBIA. Due defezioni colpiscono il regime: l’ex numero due Jalloud e l’attuale ministro del petrolio Boukraa fuggito in Tunisia. Secondo fonti Usa Gheddafi sarebbe pronto a resistere fino alla fine.

Hanno raggiunto la città costiera di Zawiya attraverso le strade impervie delle montagne antistanti. Con una rapidità inaspettata, i ribelli male addestrati e male equipaggiati, alla fine sono arrivati nello snodo più strategico, a soli 60 chilometri a Est di Tripoli, impossessandosi della grande raffineria. Le forze anti Gheddafi, ieri mattina, avevano anche annunciato ad al Jazira di aver preso il controllo pieno di Brega, il più importante centro petrolifero del Paese, che si trova a 750 chilometri a est della Capitale.

Il monito dei ribelli: stop alle relazioni tra Roma e Damasco

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Susan Dabbous

INTERVISTA. Farid Ghadry, dissidente siriano ospite a Montecitorio: «All’Italia non chiediamo un intervento bellico con la Nato ma delle pressioni politiche per favorire un colpo di Stato militare».

Farid Ghadry è nato ad Aleppo 57 anni fa ed oggi è il leader del Partito riformista siriano, movimento di opposizione che guida dagli Stati Uniti, dove vive da oltre trent’anni. Ieri mattina è stato ricevuto dal presidente della Camera Gianfranco Fini, che si è impegnato a sollevare il problema della violazione dei diritti umani in Siria. Nel 2007 Ghadry è stato ospite anche del Parlamento israeliano: da allora è stato accusato di alto tradimento dal dittatore Bashar al Assad e ha perso la cittadinanza.

Libia:Rais via senza processo. L’ultimatum dei ribelli

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Annalena Di Giovanni

Mentre la comunità internazionale non trova consenso unanime per imporre una no-fly zone, i rivoluzionari offrono a Gheddafi la possibilità di fuggire in esilio evitando i giudici

Tre giorni di tempo per andarsene, o rischiare il tutto per tutto. Le trattative proseguite sottobanco in questi giorni rimbalzando fra il venenzuelano Chavez, la tenda del Colonnello Gheddafi e il governo provvisorio di Benghazi – gli insorti della “Coalizione del 17 febbraio” – sono finalmente emerse ieri quando la stessa opposizione ha deciso di avanzare una proposta di armistizio al Colonnello.

India, nuova fase dell’offensiva contro la guerriglia maoista

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Paolo Tosatti

ASIA. Nel Bengala Occidentale le forze di sicurezza lanciano l’ennesimo attacco contro i ribelli, nel quadro dell’operazione Caccia verde. Intanto nel Paese si riaccendono le polemiche sulla strategia di scontro frontale portata avanti dal governo.

Continua in India la caccia verde contro i rossi. Prende il via oggi nello Stato del Bengala Occidentale una nuova fase dell’operazione Green hunt (Caccia verde, appunto), lanciata nel novembre scorso da Nuova Delhi per contrastare la guerriglia maoista attiva nell’Unione. Un movimento ribelle che da oltre trent’anni si oppone al potere centrale nella zona del cosiddetto Corridoio rosso, che partendo dal Tamil Nadu comprende tutti gli Stati costieri del Golfo del Bengala, più il Bihar, il Jharkhand, il Maharashtra e il Chhattisgarh. 

Dopo l’attentato in Baluchistan arriva la giustizia sommaria

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Annalena Di Giovanni

IRAN. Continua l’orrore nel carcere di Evian, cinque i condannati a morte negli ultimi giorni. Oltre ai numeri ufficiali, nel Paese si nascondono le esecuzioni non emesse dai tribunali nella regione al confine col Pakistan. Per colpire i ribelli.

Se a Evian, poco lontano da Teheran, si sono eseguite cinque condanne a morte il 21 ottobre scorso, nel deserto che sconfina in Pakistan si attende il peggio. Sono passati pochi giorni dall’attentato suicida che ha fatto 49 vittime, fra le quali alti esponenti dei Guardiani della rivoluzione; ma tutti, a Zahedan, sanno che Teheran reagirà presto. E con i soliti mezzi. Le esecuzioni, nel Baluchistan iraniano, si fanno in fretta: processi segreti, confessioni estrapolate sotto tortura, e impiccagione nel giro di tre giorni.

Kandahar, nuove vittime civili nella roccaforte dei talebani

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Alessandro De Pascale

AFGHANISTAN Gli attentati continuano, di pari passo con l’avanzata dei ribelli. Le nazioni europee e la Nato intanto si incontrano in modo informale per decidere a tavolino il destino del Paese. Ma prima aspettano l’esito delle elezioni.

Ieri, periferia di Kandahar, roccaforte talebana nel sud dell’Afghanistan. Al passaggio di una corriera esplode una mina artigianale. Perdono la vita almeno 30 persone, tra cui 10 bambini e 17 donne. Oltre 40 i feriti. La violenza continua senza sosta. In base alle stime delle Nazioni unite sono più di 1.500 i civili uccisi nel Paese dall’inizio del 2009. Di questi il 68 per cento ha perso la vita in attacchi dei militanti islamici, il 23 in azioni militari. Proprio ieri le forze Isaf hanno dovuto ammettere un altro tragico errore.

Il labirinto elettorale

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Paolo Tosatti

AFGHANISTAN A meno di un mese dalle presidenziali non si placa la violenza dei talebani. All’incertezza politica sulla rielezione di Karzai si aggiungono i probabili sabotaggi dei ribelli. E Londra sceglie la strada del dialogo con i “moderati”.

 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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