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India, nuova fase dell’offensiva contro la guerriglia maoista

Paolo Tosatti
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ASIA. Nel Bengala Occidentale le forze di sicurezza lanciano l’ennesimo attacco contro i ribelli, nel quadro dell’operazione Caccia verde. Intanto nel Paese si riaccendono le polemiche sulla strategia di scontro frontale portata avanti dal governo.

Continua in India la caccia verde contro i rossi. Prende il via oggi nello Stato del Bengala Occidentale una nuova fase dell’operazione Green hunt (Caccia verde, appunto), lanciata nel novembre scorso da Nuova Delhi per contrastare la guerriglia maoista attiva nell’Unione. Un movimento ribelle che da oltre trent’anni si oppone al potere centrale nella zona del cosiddetto Corridoio rosso, che partendo dal Tamil Nadu comprende tutti gli Stati costieri del Golfo del Bengala, più il Bihar, il Jharkhand, il Maharashtra e il Chhattisgarh. 

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Dopo l’attentato in Baluchistan arriva la giustizia sommaria

Annalena Di Giovanni
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IRAN. Continua l’orrore nel carcere di Evian, cinque i condannati a morte negli ultimi giorni. Oltre ai numeri ufficiali, nel Paese si nascondono le esecuzioni non emesse dai tribunali nella regione al confine col Pakistan. Per colpire i ribelli.

Se a Evian, poco lontano da Teheran, si sono eseguite cinque condanne a morte il 21 ottobre scorso, nel deserto che sconfina in Pakistan si attende il peggio. Sono passati pochi giorni dall’attentato suicida che ha fatto 49 vittime, fra le quali alti esponenti dei Guardiani della rivoluzione; ma tutti, a Zahedan, sanno che Teheran reagirà presto. E con i soliti mezzi. Le esecuzioni, nel Baluchistan iraniano, si fanno in fretta: processi segreti, confessioni estrapolate sotto tortura, e impiccagione nel giro di tre giorni.

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Kandahar, nuove vittime civili nella roccaforte dei talebani

Alessandro De Pascale
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AFGHANISTAN Gli attentati continuano, di pari passo con l’avanzata dei ribelli. Le nazioni europee e la Nato intanto si incontrano in modo informale per decidere a tavolino il destino del Paese. Ma prima aspettano l’esito delle elezioni.

Ieri, periferia di Kandahar, roccaforte talebana nel sud dell’Afghanistan. Al passaggio di una corriera esplode una mina artigianale. Perdono la vita almeno 30 persone, tra cui 10 bambini e 17 donne. Oltre 40 i feriti. La violenza continua senza sosta. In base alle stime delle Nazioni unite sono più di 1.500 i civili uccisi nel Paese dall’inizio del 2009. Di questi il 68 per cento ha perso la vita in attacchi dei militanti islamici, il 23 in azioni militari. Proprio ieri le forze Isaf hanno dovuto ammettere un altro tragico errore.

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Il labirinto elettorale

Paolo Tosatti
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AFGHANISTAN A meno di un mese dalle presidenziali non si placa la violenza dei talebani. All’incertezza politica sulla rielezione di Karzai si aggiungono i probabili sabotaggi dei ribelli. E Londra sceglie la strada del dialogo con i “moderati”.

 

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Controffensiva talebana. Morto un altro soldato italiano

Paolo Tosatti
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AFGHANISTAN — Cresce la tensione nel Paese per le elezioni presidenziali del 20 agosto. Per garantire le votazioni, le forze internazionali hanno inviato sul campo ulteriori rinforzi. Ma la guerriglia dei ribelli musulmani non vuole arrendersi. —

«La guerra è uno sporco lavoro ma qualcuno dovrà pur farla...». Questo è stato l’ultimo messaggio lasciato sulla bacheca del suo profilo facebook dal primo caporal maggiore Alessandro Di Lisio, caduto ieri vittima di un attentato dinamitardo contro una pattuglia di militari italiani in Afghanistan, a 50 chilometri da Farah.

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Un nuovo Vietnam al confine col Pakistan

Gloria Ravidà
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AFGHANISTAN — Gli Stati Uniti lanciano l’offensiva nella valle dell’Helmand, roccaforte talebana nel sud. I ribelli rispondono, rapendo un militare. E l’Italia manda altri soldati. —

Sud della valle del fiume Helmand, bastione dei talebani, parte meridionale dell’Afghanistan. Ieri notte circa 4.000 tra marine e militari statunitensi, 650 effettivi afgani, una cinquantina di aerei e un numero imprecisato di elicotteri, sono penetrati nella zona. Nome in codice dell’operazione “Khanjar”, colpo di spada. Caratteristiche principali secondo il generale di brigata Larry Nicholson: massiccia entità delle forze, rapidità nell’attacco, appropriazione delle postazioni talebane.

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Somalia, un ministro tra le vittime dei ribelli

Cecilia Tosi
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ATTENTATO — Gli Shebab uccidono il responsabile del governo transitorio per la Sicurezza nazionale. Ennesimo caduto di una guerra che in due anni ha tolto la vita a 18mila persone. —

Un altro kamikaze, un altro attentato messo a segno dai ribelli in Somalia. La vittima illustre, questa volta, è il ministro per la Sicurezza nazionale del governo di transizione, Omar Haji Aden, colpito e ucciso ieri in un albergo di Baladwein, vicino al confine con l’Etiopia. Il giorno prima, mercoledì 17, la stessa sorte era toccata al capo della polizia di Mogadiscio, mentre martedì 16 un missile era atterrato nella capitale, colpendo una moschea e ammazzando almeno dieci fedeli.

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