La ’ndrangheta stava ricostruendo L’Aquila

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Alessandro De Pascale

INCHIESTE. Quattro imprenditori edili arrestati e sequestri per un milione di euro. Le cosche si erano infiltrate nei lavori post sisma delle case private che non richiedono gare e certificati antimafia.

Per decidere come mettere le mani sugli appalti per la ricostruzione post sisma, gli imprenditori locali e i boss si erano incontrati nel maggio 2010 in un albergo de L’Aquila. Lo dimostrano le foto scattate dagli investigatori. Dalle intercettazioni e dagli accertamenti societari, emerge invece che i referenti della ’ndrina Caridi-Zincato-Borgetto di Reggio Calabria, avevano messo gli occhi su quello che è diventato il cantiere più grande d’Europa già nei mesi successivi al terremoto in Abruzzo del 6 aprile 2009.

Alluvione al Nord, dal governo i primi 65 milioni

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Michele Fiorito

MALTEMPO. Il Consiglio del ministri ha stanziato ieri una parte dei fondi per la ricostruzione. Per gli altri si dovranno aumentare le imposte regionali. In Toscana, benzina e gasolio più care per un anno.

Il Consiglio dei ministri ha decretato ieri lo stato di emergenza nelle province di La Spezia e Massa-Carrara, stanziando «immediatamente» 65 milioni di euro. Sulla base di una prima valutazione degli interventi più urgenti, la Liguria dovrebbe ricevere la parte più cospicua del finanziamento, circa 40 milioni di euro, mentre i restanti 25 andrebbero alla Toscana. Questi fondi «saranno integrati dal concorso delle Regioni colpite con l’aumento dei tributi di propria competenza», si legge inoltre nel provvedimento.

La battaglia finale a Sirte. A Tripoli Erdogan incita i ribelli

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Joseph Zarlingo

LIBIA. Mentre nella città natale di Muammar Gheddafi si combatte per espugnare l’ultima roccaforte del Colonnello, nella capitale il premier turco offre il suo appoggio per la ricostruzione.

Con un ardito collegamento tra passato e futuro, Tayyip Recep Erdogan ha fatto tornare la bandiera turca sul suolo libico. Un secolo dopo l’inizio della guerra italo-turca (settembre 1911), ha reso omaggio a Omar al Mukhtar, l’eroe della resistenza libica impiccato dai fascisti nel 1931, con un discorso a Bengasi sulla tomba del “Leone del deserto”.

La questura e gli affari dietro la ricostruzione

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Vincenzo Mulè

TERREMOTO. Nove avvisi di garanzia: l’ipotesi di reato è abuso d’ufficio. La vicenda riguarda la riparazione dell’edificio delle forze dell’ordine che ha visto i costi lievitare da 3 a 18 milioni.

Che qualcosa non andasse per il verso giusto era ormai chiaro a tutti. Anche alle stesse forze di polizia, che più volte avevano alzato la voce per la tempistica e le modalità degli interventi per la ricostruzione della questura dell’Aquila. Irrimediabilmente danneggiata dal terremoto dell’aprile del 2009, l’edificio ha visto i costi di ristrutturazione lievitare da 3 a 18 milioni. Sei volte la somma inizialmente pattuita.

L’Aquila due anni dopo è ancora una città vuota

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Emanuele Bonaccorsi

RICOSTRUZIONE La propaganda del governo. Il sindaco che prima annuncia e poi ritira le dimissioni. La politica s’azzuffa, la burocrazia rallenta tutto. Ma sono a tutt'oggi 38mila

 

Ma per il centrodestra il miracolo è avvenuto

Giorgio Mottola

IL GOVERNO Nel secondo anniversario del sisma il Cavaliere si tiene alla larga dal capoluogo abruzzese e invia Letta: «Tutto sta andando per il meglio, la ricostruzione è partita»

L’Aquila due anni dopo. Una ferita sempre aperta

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Diego Carmignani

TERREMOTO Nella città fantasma, la riscostruzione è ferma e la disoccupazione in forte ascesa.  Save the Children lancia l’ennesimo allarme: tanti bambini soffrono di sindrome post-traumatica

L'onda emozionale che si è sviluppata dopo il sisma aquilano è stato un fenomeno con pochi precedenti, che ha coinvolto chiunque, dai comuni mortali ai grandi della Terra. Chiuso il famoso G8 e calato il sipario, le uniche cose che sembrano aver fatto passi in avanti sono stati però i malaffari intorno alla ricostruzione, con ogni aspetto della vita sociale e dell’economia fermo al palo, checché ne dicano figuranti pagati nelle trasmissioni televisive e portavoce del Governo.

Due giorni per pensare insieme il nuovo Afghanistan

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Luca Bonaccorsi da Kabul

REPORTAGE. Si è chiusa a Kabul la Conferenza nazionale dell’associazionismo. Circa 200 rappresentanti della società civile hanno discusso di giustizia, pace, diritti e lavoro.

L'associazionismo, la società civile, può fare molte cose: può avvicinare il governo al proprio popolo; può influire sui processi politici nel governo, perché le decisioni prese rispondano effettivamente ai nostri bisogni; può favorire il processo di pacificazione. La società civile è necessaria e va rafforzata. Devono accorgersene i media, gli organismi internazionali. Noi possiamo monitorare i processi di spesa pubblica, vigilare sulla divisione dei poteri e sui diritti dell’opposizione».

Quel forte desiderio di partecipare e contare

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Giuliano Battiston

SCENARIO. Emerge dal confronto di Kabul la richiesta da parte della società civile non solo di avere informazioni ma anche di poter orientare le agende politiche dei Paesi coinvolti in Afghanistan.

La società civile afghana, riunita a Kabul in una Conferenza promossa dal network italiano “Afgana”, deve fare i conti con il governo Karzai, spesso riluttante a riconoscerle legittimità. Ma anche con la comunità internazionale, visto che l’Afghanistan, uscito a pezzi dopo decenni di guerre fratricide e non, ancora non è in grado di reggersi sulle proprie gambe.

Anche la Cgil a Kabul. «Segnale di vicinanza»

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Luca Bonaccorsi

INTERVISTA. Leopoldo Tartaglia, del Dipartimento internazionale del sindacato italiano, partecipa ai lavori della Conferenza: «Abbiamo un debito verso la società civile afgana».

Anche il più grande sindacato italiano è presente alla Conferenza dell’associazionismo afgano con Leopoldo Tartaglia del Dipartimento internazionale della Cgil.
 
Come mai fin qui?
Fin dall’inizio della guerra occidentale alla quale ci siamo opposti, abbiamo pensato che abbiamo un debito della societa civile italiana verso quella afgana. Abbiamo aderito fin dall’inizio al network Afgana. Ma bisognava venire qui per capire e dare un segnale di vicinanza.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

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