ricostruzione

L’Aquila si scaglia contro la cricca. «Rimuoveremo noi le macerie»

Angelo Venti da L'Aquila
TERREMOTO. Per la terza domenica consecutiva gli sfollati protestano contro la gestione Bertolaso. A quasi un anno dal sisma, piazze, strade e vicoli del centro storico sono ancora occupati da montagne di detriti. Senza motivo.

Non c’è due senza tre. Così per la terza domenica consecutiva migliaia di aquilani invadono di nuovo il centro storico e - armati di carriole, pale e picconi - rimuovono le macerie che ostruiscono ancora, dopo quasi un anno, le piazze e le strade.
 

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Terremoto, svelate le trame che hanno ricostruito l’Abruzzo

Alessio Postiglione
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INCHIESTA. Una verifica sulle società che hanno partecipato al progetto Case restituisce dati inquietanti. Legami con criminalità e politica.

Negli appalti, in Abruzzo, qualcosa potrebbe essere andata storta. Per ora, l’attenzione della magistratura si è concentrata sul G8. Ma sono gli stessi appalti delle ricostruzione a meritare qualche considerazione in merito ai soggetti coinvolti: ci imbattiamo, infatti, in complicati intrecci, conflitti d’interesse, rapporti con ditte discutibili, imprenditori e dirigenti con disavventure giudiziarie.

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Legambiente: «Più trasparenza»

Giuliano Rosciarelli
DOSSIER. Gli ambientalisti denunciano: i lavori di riparazione degli edifici potevano già partire. A L’Aquila le macerie sono 5 milioni di tonnellate. Un terzo di queste potrebbe essere già smaltito per lavorare su 10mila edifici danneggiati.

«Le macerie accatastate a L’Aquila e negli altri 56 comuni del cratere - che hanno scatenato la protesta pacifica del “popolo delle carriole”, che domenica ritornerà  per proseguire nel lavoro di sgombero dei detriti - potevano già essere rimosse, le norme che definiscono come trattarle ci sono già, è possibile da subito individuare siti temporanei di stoccaggio».
 

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La devastazione e la paura per le strade di Concepcion

Andrea Fagioli da Concepcion
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CILE. A una settimana dal sisma le zone del sud colpite dal terremoto sono ancora in ginocchio. L’unica risposta che finora è arrivata dalle autorità è stato l’uso della forza per fermare i saccheggi. I soccorsi sono poco coordinati e mal gestiti.

Oltre 7.000 militari armati di tutto punto e nessuno con la pala. A una settimana dal sisma le zone del sud del Cile colpite dal terremoto sono in ginocchio ma l’unica risposta che finora è arrivata dalle autorità è stato l’uso della forza per fermare i saccheggi.

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Santiago, dopo il terremoto ecco gli sciacalli del mattone

Andrea Fagioli da Santiago
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CILE. Nella capitale torna la normalità, ma gli abitanti dei quartieri popolari temono nuove scosse e dormono nelle tende. Viaggio a Villa Olimpica dove le case rischiano di essere abbattute per fare largo a nuove costruzioni.

C'è una zona di Santiago in cui la gente ha paura dello sciacallaggio. Ma non dei saccheggi dei disperati che portano via viveri, acqua e vestiti dai supermercati, o dei delinquenti che approfittano del caos provocato dal terremoto per rubare a chi ha già perso tutto. La gente della Villa Olimpica, uno dei quartieri più colpiti dal sisma qui nella capitale cilena, ha paura degli sciacalli della speculazione edilizia, contro cui, temono, non verranno dispiegati interi reparti dell’esercito e dei Carabineros de la Nacion.

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Cile, le ferite di Santiago

Andrea Fagioli da Santiago
TERREMOTO. Ha sopportato una scossa che avrebbe raso al suolo molte città del cosiddetto primo mondo. Diversi i quartieri ancora al buio, migliaia le case inagibili, ingenti i danni alle strutture. La capitale cerca stoicamente di tornare alla normalità.

Santiago è il centro del mondo in questi giorni. Non si trova una camera d’albergo libera, sono arrivate troupe televisive da ogni parte del mondo, la vita della capitale cilena e i discorsi dei suoi cittadini ruotano intorno alla tragedia che sta vivendo il Paese. Eppure la città in sé non lascia pensare che qui sia passato un sisma di tale violenza. Ha sopportato un terremoto che avrebbe raso al suolo molti centri urbani del cosiddetto primo mondo.

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Haiti peggio dello tsunami. Troppo poche le donazioni

Susan Dabbous
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TERREMOTO. Oltre 200mila morti e 300mila feriti, questo l’ultimo bilancio del sisma. La Croce rossa denuncia: dopo la catastrofe del 2004 in Asia sono stati raccolti tre miliardi di dollari, per Port-au-Prince ci si è fermati a 555 milioni.

«Ci sono più di 200mila persone che sono state identificate e dichiarate morte». Il bilancio aggiornato del terremoto che ha colpito Haiti è stato reso noto ieri dal primo ministro Jean-Max Bellerive. Ai decessi si aggiungono 300mila feriti. Cresce anche il numero delle abitazioni distrutte, 250mila, cui bisogna sommare i danni alle imprese: sono 30mila le fabbriche che sono state costrette a chiudere.

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L’Aquila, la fretta in deroga travolge anche il Centro Celestiniano

Alberto Puliafito
IL CASO. Chiesa, convento, alloggi per i volontari e mensa per i poveri. Un complesso che «si deve fare in piazza D’Armi, punto e basta», tuonò Bertolaso. Dal Comune arriva però lo stop: «Discutiamone in Consiglio». Ma i lavori partono lo stesso.

«Sono ancora io il commissario per l’emergenza e ho la piena responsabilità dei progetti portati avanti dal Dipartimento. In passato sono stato criticato per aver preso decisioni da solo con scarso senso democratico. Una volta tanto lo faccio veramente. Se è vero che per le prossime 72 ore sono ancora io al comando, posso assicurare che la mensa si farà secondo il progetto previsto».
 

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Haiti, nuove scosse in arrivo. Cresce la protesta tra gli sfollati

Susan Dabbous
EMERGENZA. Esiste il 90% di probabilità che arrivino altri tre terremoti del quinto grado Richter. Non sono esclusi sismi superiori a quello del 12 gennaio. L’allarme dei sismologi americani. Intanto sull’isola viene contestato il presidente Preval.

Nonostante si estraggano ancora persone vive da sotto le macerie, ieri ad Haiti la maggior parte dei 50 team di soccorritori ha ceduto il posto alle ruspe. La decisione è arrivata dopo che il governo di René Preval e le Nazioni unite hanno annunciato la fine delle attività di ricerca. Continua invece l’allarme terremoto dopo le scioccanti rivelazioni dell’Usgs (Istituto geofisico americano). Nuove violente scosse potrebbero infatti verificarsi nei prossimi mesi o addirittura anni.

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Striscia di Gaza, una gabbia con sbarre tra terra, cielo e mare

Paolo Tosatti
CRISI UMANITARIA. A un anno dall’operazione Piombo Fuso il territorio è sempre più dipendente dagli aiuti esterni. Chiudono le attività produttive, cresce la disoccupazione. Il sistema sanitario è al collasso. E la ricostruzione bloccata

Una gabbia con sbarre che bloccano le frontiere sulla terra, in cielo e in mare. Una regione sigillata ermeticamente, in cui la sopravvivenza è una sfida quotidiana fatta di stenti e privazioni. A un anno dall’operazione Piombo Fuso la situazione umanitaria nella Striscia di Gaza resta estremamente critica.

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