rifiuti radioattivi

Ancora rifiuti radioattivi

Pietro Nardiello
CAMPANIA. Nella discarica di Chiaiano sono stati trovati due autocompattatori carichi di iodio 131, una sostanza utilizzata negli ospedali. Era già successo pochi mesi fa con altri due tir. Ma come sempre è calato il silenzio assoluto.

Non si esauriscono i tentativi di scaricare rifiuti radioattivi o pericolosi, per la popolazione e per i terreni, presso la discarica di Chiaiano. Il sito di smaltimento situato proprio nel cuore del Parco metropolitano delle colline di Napoli. A poche decine di chilometri dal centro della città.

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Calabria avvelenata il caso non è chiuso

Daniela Caprino
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LIBRI. “Le navi dei veleni”: instant book dei giornalisti Massimo Clausi e Roberto Grandinetti sul mare radioattivo calabrese.

«Attorno al mare radioattivo calabrese girano pure alcune leggende, ad ulteriore testimonianza di come da queste parti di fusti e navi inabissate si è sempre parlato». Scrivono così i giornalisti Massimo Clausi e Roberto Grandinetti presenti in libreria con l’instant book “Le navi dei veleni” edito da Rubbettino. Nel libro, presentato ieri a Cosenza, i due giornalisti analizzano da esperti cronisti la storia dei rifiuti inabissati ricostruendo i percorsi che hanno seguito le varie indagini giudiziarie.

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Scorre veleno nel Sud

Vincenzo Mulè
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INCHIESTA A San Pietro, Amantea, Malito, Cleto, Serra d’Aiello, Foresta e in molti altri paesi calabresi la morte arriva dai fiumi, dalle falde e dai terreni contaminati con materiale tossico e radioattivo. Nuove indagini della magistratura.

«Con l’attuale disponibilità di informazioni in possesso dello scrivente si può senz’altro confermare l’esistenza di un eccesso statisticamente significativo di mortalità nell’area del distretto sanitario di Amantea rispetto al restante territorio regionale, dal 1992 al 2001, in particolare nei comuni di Serra d’Aiello, Amantea, Cleto e Malito».

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Navi dei veleni e scorie. Tutti i rischi dell’atomo

Massimo Serafini
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L’ANALISI Dietro il ritrovamento del mercantile a Cetraro, la questione irrisolta dei rifiuti radioattivi. Proprio ora che Berlusconi ha decretato il ritorno al nucleare.

Com’è possibile che la fede nuclearista del governo Berlusconi, in particolare quella del suo ministro dell’Industria Scajola, non sia stata scalfita dalla vicenda delle navi cariche di veleni e scorie radioattive, affondate dalla malavita nei mari calabresi? Nessuno pretende, ministro, né tanto meno ce l’aspettiamo dall’inesistente ministro dell’Ambiente, un ripensamento della decisione presa di riportare il Paese nell’incubo nucleare ma almeno una presa di posizione chiara sì.

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«Non eravamo visionari. Ora una commissione nazionale»

Vincenzo Mulè
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LA MEMORIA Nuccio Barillà assieme a Enrico Fontana fu l’artefice delle prime inchieste sui traffici dei rifiuti radioattivi nel Mediterraneo. Ripercorrendo quegli anni si toglie qualche sassolino dalla scarpa e avverte: «Non è finita».

Per gli ambientalisti, la vicenda delle navi dei veleni è la madre di tutte le battaglie. Sulla quale per anni è pesata una sorta di congiura del silenzio, tesa a evitare o depistare gli indispensabili accertamenti.

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