rifiuti tossici

Tecnologica e molto tossica L’elettronica avvelena l’Italia

Alessandro De Pascale
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RIFIUTI. Da due anni prendono polvere al ministero dell’Ambiente norme già scritte e mai attuate che renderebbero più facile ed efficace la raccolta dei Raee: l’hi tech considerato obsoleto. Intanto, aumenta tre volte più veloce dei rsu.

I prodotti elettronici rappresentano la tipologia di rifiuti pericolosi in più rapida crescita a livello globale. Rispetto ai solidi urbani, i Raee aumentano con un ritmo tre volte superiore. Del resto, se l’industria elettronica è il settore produttivo in maggiore espansione al mondo, parallelamente la vita dei prodotti hi-tech diminuisce sempre di più. La quantità di rifiuti elettronici ha ormai raggiunto proporzioni preoccupanti e difficili da gestire.

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Così speculazioni e indifferenza avvelenano anche la Basilicata

Vincenzo Mulè
IL CASO. Dal 1995 le imprese autocertificano produzione e smaltimento di rifiuti pericolosi. Ma, secondo la denuncia degli ambientalisti, sarebbero “sparite” migliaia di tonnellate di materiale tossico. Interrogazione di Zamparutti dei Radicali.

Un calcolo semplice, quasi banale. Dietro al quale si potrebbe nascondere l’ennesimo disastro ambientale nel Sud d’Italia. Dal 1995 le imprese autocertificano la produzione e lo smaltimento di rifiuti, pericolosi e non, attraverso il Mud, il Modello Unico di Dichiarazione ambientale. In Basilicata, precisamente nell’entroterra del materano, esiste un’area ritenuta a forte rischio ambientale per passate attività industriale.

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Cunsky o no, il traffico di rifiuti è l’eredità del vecchio nucleare

Erasmo Venosi
ECOMAFIE. Sono 25, secondo i Lloyds di Londra, le navi affondate nelle acque del Mediterraneo, 40 secondo le Procure. Dal passato giungono conferme di come il problema delle scorie sia la questione ancora irrisolta del ritorno all’atomo.
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Tutti i veleni di Crotone

Elida Sergi
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DOSSIER. «La situazione ambientale più difficile della regione» l’ha definita l’assessore all’Ambiente Greco. è il caso della città dove alcuni edifici sarebbero stati costruiti utilizzando scarti tossici industriali. Chiesto l’intervento del ministero dell’Ambiente.

Un’emergenza nell’emergenza. «La situazione ambientale in assoluto più difficile e complicata dell’intera Calabria», come ha avuto modo di definirla l’assessore regionale all’Ambiente Silvio Greco. è la questione dei rifiuti tossici a Crotone, una sorta di vaso di Pandora che l’indagine “Black Mountains” di recente conclusa dalla procura della città pitagorica ha di colpo scoperchiato rivelando una realtà che sembra a tratti peggiore di un incubo.

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Un mare di pesce velenoso nella pattumiera del mondo

Alessio Postiglione
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SOMALIA. Non solo traffico di rifiuti pericolosi e armi. Nel Paese del Corno d’Africa il controllo delle acque territoriali è un’utopia. Per questo le multinazionali occidentali sfruttano le risorse ittiche nonostante l’inquinamento dell’area.

Risale al 27 ottobre scorso l’ultimo rapimento dei pirati somali, ai danni di uno yacht inglese. Una lista interminabile, che ci riguarda da vicino; i casi di rapimenti di italiani sono stati moltissimi, a incominciare dalla famosa Boucanier. Pirati, sì certo. Ma alcuni di questi gruppi rivendicano per sé il titolo di eroi nazionali. Per capirne di più dobbiamo ritornare al 20 marzo 1994, quando venne uccisa la giornalista della Rai Ilaria Alpi a Mogadiscio.

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Basta veleni, i calabresi ora chiedono giustizia

Luca Bonaccorsi da Amantea (Cs)
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CORTEO. In migliaia sfilano sotto la pioggia. Tantissimi gli studenti. Il governo sarà costretto ad agire, nonostante l’imbarazzo polemico del ministro Prestigiacomo.

Non è bastata la pioggia battente. E neanche le onde giganti che spazzavano il lungomare. Ieri ad Amantea insieme agli elementi naturali a urlare rabbia e indignazione c’erano pure migliaia di persone. C’erano i calabresi, certo. Ma anche cittadini venuti dal resto del Paese per unirsi alla denuncia di quella che potrebbe rivelarsi una delle più gravi catastrofi ambientali d’Italia. È la storia della Cunski, della Rigel e della Michigan. Ma è anche la storia di Aiello calabro e di Crotone.

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Bonelli e Greco sulle navi dei veleni: servono bonifica e chiarezza

Pietro Orsatti e Vincenzo Mulè
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IDEE. La richiesta del presidente dei Verdi Angelo Bonelli: «Avviare la bonifica e delle serie indagini epidemiologiche». Intanto l’assessore all’Ambiente della Regione Calabria Silvio Greco denuncia: «Poca chiarezza sugli interventi in mare».

 

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La verità venga a galla

Vincenzo Mulè
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SCANDALI. Numerose prove certificano la colpevole sottovalutazione del caso "navi dei veleni". Oggi ad Amantea una grande manifestazione per chiedere che sia fatta piena luce. Tra faccendieri, affari e punti oscuri, ancora troppi i misteri.

«Facciamo un patto: lei deve rispondere alle domande che io le faccio, senza divagare, perché non serve. A noi non interessano i complotti e le altre cose, ci interessa la conoscenza dei fatti ». Nell’ottobre del 2004, in qualità di presidente della commissione parlamentare d’inchiesta sulla morte di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, Carlo Taormina ascolta in audizione pubblica Giampiero Sebri, un ex trafficante di rifiu- ti tossici.

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Il piano del governo fa acqua da tutte le parti

Vincenzo Mulè
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ECOMAFIE. L’informativa del sottosegretario Menia sulle navi dei veleni non risolve i dubbi della Regione Calabria. L’assessore Greco: «Condividiamo le fonti delle cifre citate».

Caratterizzazione. È intorno a questo termine che si gioca la partita più importante per il ritrovamento delle navi dei veleni. Un termine che il sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia, nell’informativa urgente del governo di ieri alla Camera dei deputati, ha utilizzato solo per presentare gli interventi previsti per la bonifica delle discariche sulla terraferma.

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Caso Probo Koala, storia di un risarcimento ridicolo

Paola Mirenda
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COSTA D’AVORIO Un rapporto dell’Onu ha condannato la multinazionale olandese Trafigura per i rifiuti tossici scaricati nel 2006 nel Paese africano. La società, però, ha già raggiunto un accordo per mettere tutto a tacere. Con pochi spiccioli.

Era il 19 agosto del 2006 quando la nave Probo Koala, della multinazionale olandese Trafigura, scaricò nel porto di Abidjan, in Costa d’Avorio, oltre 500 tonnellate di rifiuti altamente tossici. Per tre giorni i camion ivoriani della società Tommy fecero la spola tra il porto e l’interno del Paese, rovesciando dove capitava il loro carico mortale. Il risultato furono 15 morti, 7.500 casi di malformazioni permanenti e decine di migliaia di intossicati.
 

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