«La vera sicurezza si ha con l’uso sociale dei patrimoni dei mafiosi»

Pietro Orsatti

INTERVISTA. Le terre dei Corleonesi sono gestite oggi da un consorzio, che ha creato centinaia di posti di lavoro e smitizzato i simboli del potere di Cosa nostra. Lucio Guarino, che ne è il presidente, commenta la nuova norma.

C’è in Sicilia un territorio importantissimo per quanto riguarda la gestione dei beni confiscati alla mafia, è quello individuabile in parte della provincia di Palermo, nel cosiddetto triangolo dei Corleonesi. Si tratta di terre anche di quei boss che decisero la morte di Pio La Torre, l’ex segretario del Pci siciliano ucciso proprio dalla mafia e ispiratore dell’attuale legge che porta il suo nome. Brusca, Riina, Provenzano, Bagarella, Vitale: erano loro le terre e le case di cui parliamo.

I Ros non si fidavano della Procura di Palermo. Frammenti di trattativa

Pietro Orsatti

PAPELLO. Compaiono altre carte, un capitolo di un libro di Ciancimino e la memoria del prefetto Mori.

Ormai non passa giorno senza che non saltino fuori nuovi frammenti di verità sulla vicenda della presunta trattativa fra Stato e mafia. Un fatto ormai poco “presunto” e invece molto concreto visto il numero dei documenti e delle testimonianze. Ieri sono comparsi altri due documenti.

La “primula nera” che entrò nella trattativa tra Stato e boss

Roberto Pelle

MISTERI. Si chiama Paolo Bellini ed è «lo strano collaboratore dei servizi» a cui fa riferimento il procuratore nazionale della Dna Piero Grasso nel confermare l’esistenza di contatti tra uomini delle istituzioni e capi di Cosa nostra nel 1992.

Si chiama Paolo Bellini il protagonista dell’altra trattativa fra Stato e mafia. è lui lo «strano collaboratore dei servizi » a cui fa riferimento il procuratore nazionale della Dna Piero Grasso quando, nel confermare l’esistenza di contatti fra uomini delle istituzioni e boss di Cosa nostra nel 1992, afferma: «Lo stesso “papello”, di cui si parla tanto, aveva fatto - poco tempo prima - una diversa comparsa in forma minore.

"Papello": le richieste “accolte” negli anni

Anna Petrozzi e Pietro Orsatti

DOCUMENTI. Ecce “papello”. Si ipotizza che molte delle pretese della Cupola siano state progressivamente accolte. Punto per punto, le richieste e i “cedimenti”. Intoccata la sentenza del Maxi, ma sotto processo era la vecchia commissione.

Sono dodici i punti del “papello”, contenente le richieste di Cosa nostra allo Stato per interrompere la stagione delle stragi. Da tempo si ipotizza anche che alcuni dei punti siano stati perfino accolti, che un livello di incontro sia stato trovato, non tanto con Riina, quanto con Provenzano, più ragionevole e soprattutto meno propenso a proseguire con una stagione di sangue.

Stragi e trattativa ora si riscrive la storia

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Pietro Orsatti

LO SCENARIO. Nuovi dettagli emergono dalle carte consegnate ai pm da Ciancimino. Dove nascono gli attentati e il tentativo di accordo con la politica operato dai boss.

La trattativa fra Cosa nostra e lo Stato è in quel foglio, il famoso o famigerato papello, redatto da Riina, o da qualcuno per lui, e consegnato a Vito Ciancimino da Nino Cinà, già condannato per mafia e oggi sotto processo insieme a Marcello Dell’Utri a Palermo. Dodici richieste secche, scritte a stampatello.

A chi parla Totò Riina

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Pietro Orsatti

MAFIA Giancarlo Caselli ripercorre anni di lotta a Cosa nostra per spiegare le esternazioni del capo dei capi. Ecco i pericoli che rischiano ogni volta i pm quando si occupano di malaffari e politica, toccando imputati eccellenti.

 

Borsellino ostacolo da rimuovere Mafia e stragi, la verità di Ingoia

Pietro Orsatti

RETROSCENA
Il procuratore aggiunto di Palermo osserva come nei primi anni 90 «fosse calata una sorta di tregua fra Cosa nostra e lo Stato. Ristabilire la verità su quella stagione non è solo dovere della magistratura ma è interesse di tutti».

 

Se c’è Stato un papello

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Pietro Orsatti

MAFIA
— Il figlio di Vito Ciancimino afferma di essere in possesso del documento scritto da Totò Riina relativo alla trattativa fra Stato e Cosa nostra fra il ’92 e il ’93. Le sue rivelazioni potrebbero riaprire il processo su via D’Amelio. —

Massimo Ciancimino è un mistero. Potrebbe essere parte, così dice lui stesso, di uno degli intrecci più inquietanti della storia della nostra Repubblica, la trattativa fra Cosa nostra e lo Stato nel biennio 1992-93. Ma potrebbe essere anche meno di quello che dichiara. è un viveur cresciuto all’ombra, e con i soldi, del padre, quel Vito Ciancimino sindaco del “sacco di Palermo” e uomo di garanzia fra la politica siciliana degli anni dell’ascesa dei corleonesi e la commissione di Cosa nostra.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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