Ocse: licenziamenti più facili aiutano la ripresa

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Betta Salandra

LAVORO. Per l’organizzazione parigina la legislazione restrittiva italiana ha attutito l’effetto occupazionale della crisi, ma ora bisogna cambiare. Esulta Sacconi. Critici i sindacati.

La matematica non sarà un opinione ma la statistica lo è senz’altro. È infatti battaglia di interpretazioni dopo il rapporto sull’occupazione europea di ieri. «L’impatto della crisi recente sul mercato del lavoro italiano è stato fino ad oggi moderato, ma la ripresa è stata lenta - ha scritto l’Ocse sull’Italia nell’Employment outlook - la disoccupazione italiana, è cresciuto meno della media Ocse. Da allora però, «la ripresa è stata alquanto moderata».

«La ripresa è ancora lenta»

NAPOLITANO. La ripresa economica? «Incerta, non uniforme e complessivamente insufficiente», parola di Giorgio Napolitano.

La ripresa economica? «Incerta, non uniforme e complessivamente insufficiente», parola di Giorgio Napolitano. Il presidente della Repubblica è intervenuto a Oporto, in Portogallo, durante il VI° simposio del Cotec-Europa, sul tema della crisi in Europa e del suo possibile superamento.

Ma quale mito tedesco

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Luca Bonaccorsi

ECONOMIA. Nella crisi mondiale spicca il successo economico della Germania, nuovo modello europeo. A colloquio con l’economista Sergio Cesaratto che avverte: «è un sistema insostenibile a livello globale».

Il richiamo di Napolitano ha funzionato e, finalmente, anche in Italia la crisi economica è all’ordine del giorno. Almeno sui giornali. Il presidente ha resuscitato un termine (la politica industriale) che è croce e delizia della storia d’Italia. Nel senso che da sempre se ne parla per costatare, anno dopo anno, l’incapacità del nostro sistema di darsi strategie, se non di lungo, almeno di medio periodo.
 

Negli Usa muore il mito della ripresa

Luca Bonaccorsi

ECONOMIA. Qui giace il mito della ripresa economica del 2010. E' il cartello (immaginario) che pendeva sugli schermi dei traders dopo i dati usciti ieri pomeriggio negli Stati Uniti.

Qui giace il mito della ripresa economica del 2010. è il cartello (immaginario) che pendeva sugli schermi dei traders dopo i dati usciti ieri pomeriggio negli Stati Uniti. Secondo l’associazione nazionale degli operatori dell’immobiliare a luglio il numero delle abitazioni vendute è crollato del 27%, a 3,8 milioni. Gli analisti se ne aspettavano circa 4,6 milioni.

L’incubo della divergenza

Luca Bonaccorsi

ECONOMIA. Il fenomeno, temutissimo dagli architetti dell’Euro, si chiama “divergenza”. Ovvero la tendenza di sistemi economici facenti parte di una stessa area economica di avere performance molto diverse.

Il fenomeno, temutissimo dagli architetti dell’Euro, si chiama “divergenza”. Ovvero la tendenza di sistemi economici facenti parte di una stessa area economica di avere performance molto diverse. Nel nostro caso poi la valuta unica, con i suoi tassi d’interesse e di cambio uguali per tutti, per durare ha bisogno di una accentuata armonizzazione economica.

La Germania, sopra tutti

Luca Bonaccorsi

IN FONDO. Oggi un paese neocorporativo, con un welfare robusto, con i sindacati nei Cda delle imprese, fondato sull’istituzionalizzazione del conflitto, sulla concertazione, sulla politica anti-inflattiva come caposaldo del “patto sociale”, oggi, quel Paese ha dimostrato di nuovo la sua straordinaria forza economica. Quel Paese è la Germania.

In Italia, specie a Sinistra, ci sono state parole quasi impronunciabili. “Corporativismo” era una di queste. È stata a lungo, e un po’ lo è ancora, sinonimo di egoismo di parte, mancanza di interesse generale. “Concertazione” era un’altra.

La ripresa Usa rallenta. Preoccupate le Borse

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Emanuele Bompan

ECONOMIA. L’occupazione non è aumentata come sperato, gli americani non consumano, le banche sono restie e timorose a prestare denaro, le imprese non investono e non assumono. Il Paese frena e i repubblicani gongolano.

Doveva essere l’estate della ripresa. Obama aveva persino creato uno slogan, “Summer of recovery”, per mostrare i risultati del piano di stimolo economico. E i suoi dieci giorni di vacanza a Martha’s Vineyard preannunciavano un agosto tranquillo. Invece dalla Fed, la Banca centrale degli Stati Uniti, è arrivata una doccia fredda: la ripresa si è indebolita. 
 

La ripresa nel pantano

Luca Bonaccorsi

ECONOMIA. E' bastato vedere il segno “più” davanti ai nostri dati economici perché esponenti del governo corressero a rivendicare il loro “buon operato”.

E' bastato vedere il segno “più” davanti ai nostri dati economici perché esponenti del governo corressero a rivendicare il loro “buon operato”. La campagna elettorale, evidentemente, è già iniziata. In bella mostra nelle parole del ministro Brunetta, in particolare, c’era quel +8,2% della produzione industriale a giugno. 
 

I dati sul consumo abbattono le aspettative di ripresa economica

Carlo Freboudze

CONGIUNTURA. In Germania, Francia, Italia e Stati Uniti i dati sui consumatori confermano le difficoltà di famiglie e imprese a uscire dalla crisi. L’ottimismo diffuso dai media, e fondato sulla spesa pubblica, si rivela sempre più fragile.

L’indice Ifo tedesco ha registrato una flessione per la prima volta in undici mesi, segnalando debolezza nella principale economia europea. La battuta d’arresto è un sintomo di stanchezza dopo l’ottimismo per la ripresa degli scorsi trimestri. Il dato mensile dell’istituto tedesco è tra i più seguiti nei mercati finanziari perché anticipa correttamente da decenni lo sviluppo della congiuntura economica, rivelandosi un buon anticipatore dell’andamento della Borsa, dei tassi a breve termine, del Pil.

Di Pil, Fmi e altre amenità

Luca Bonaccorsi

IN FONDO. La notizia economica del giorno è che il Fondo monetario internazionale ha rivisto all’insù le previsioni per la crescita mondiale. La ripresa, dice il Fondo, è arrivata prima ed è più vivace di quanto ci si aspettasse. Ma è fragile e incerta. Il motivo è che non siamo frazioni di Pil. E che con il Pil non ci si compra da mangiare.

«Siamo frazioni di Pil. Funzioniamo a petrolio». Scriveva il buon Corrias nel pieno della crisi economica del 2008. La notizia economica del giorno è che il Fondo monetario internazionale ha rivisto all’insù le previsioni per la crescita mondiale. Nel 2010 l’Italia dovrebbe crescere dell’1% invece dello 0,2%. E nel 2011 dell’1,3% invece dello 0,5%. Frazioni di Pil, appunto.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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