Sahara Occidentale, la tensione resta alta

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Rossella Anitori, foto di Raffaele Petralla

DIRITTI. Non è ancora tornata la calma nella provincia di Laayoune dopo l’assalto dell’esercito marocchino al presidio di protesta dei saharawi. Il bilancio delle vittime sale a 11 morti e 723 feriti.

I colpi di fucile rimbombano ancora nell’aria nella provincia di Laayoune. Il presidio saharawi di Agdaym Izik è finito sotto il fuoco dell’esercito marocchino, intenzionato a sgomberare i pacifici manifestanti che da oltre un mese sono accampati a 15 chilometri da El Ayun, capitale non riconosciuta del Sahara Occidentale, per rivendicare l’indipendenza dal Marocco, che ha occupato il territorio dopo l’abbandono da parte della Spagna nel 1976.

Dall’Onu e dalla Ue ancora immobilismo

Paolo Tosatti

DIPLOMAZIA. Nessuna presa di posizione forte dall’Unione europea e dalle Nazioni unite, che preferiscono non irritare Rabat e chiudere gli occhi.

Talmente prudenti e controllate da dare l’impressione di essere l’ennesimo pilatesco tentativo di non pronunciarsi sulla questione. Nonostante la violenza degli scontri esplosi a El Ayoun tra l’esercito marocchino e i profughi saharawi, le poche reazioni della comunità internazionale alla notizia sembrano come sempre ispirate a una prudenza diplomatica che sfiora il disinteresse, o meglio una cinica e calcolata indifferenza.

Saharawi, la dura vita di un popolo che non ha più diritti

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Bruno Picozzi

AFRICA. Dopo lo sciopero della fame dell’attivista Aminatou Haidar, nella terra contesa tra indipendentisti e autorità del Marocco è scoppiato lo scandalo degli aiuti alimentari ai profughi. Secondo Rabat i ribelli li rivendono per comprare armi.

I 32 giorni di sciopero della fame dell’attivista saharawi Aminatou Haidar hanno riportato sotto i riflettori la questione del Sahara Occidentale. Quasi a orologeria è scoppiato in Marocco lo scandalo, tale o presunto, degli aiuti alimentari ai profughi saharawi che, elargiti in quantità da agenzie e Ong internazionali, verrebbero rivenduti sul mercato nero dai ribelli indipendentisti del Frente Polisario, per finanziare l’acquisto di armi e per mantenere i profughi in uno stato di bisogno utile a fare pressioni sulla comunità internazionale.

Trent’anni di solitudine. La lunga attesa dei saharawi

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Bruno Picozzi

AFRICA Dopo diciotto mesi di stallo, sono ripresi i colloqui tra il governo marocchino e il Fronte Polisario sulla questione del Sahara Occidentale. Ma, nonostante la mediazione dell’inviato Onu, il compromesso è ancora lontano.

Dopo quasi 18 mesi di stallo sono ripresi i colloqui tra il governo marocchino e gli indipendentisti del Fronte Polisario sulla questione del Sahara Occidentale. Archiviati gli insuccessi degli incontri di Manhasset, le parti si sono incontrate il 10 agosto scorso a Dürnstein, in Austria, sotto l’egida del nuovo inviato personale del segretario generale dell’Onu, lo statunitense Christopher Ross.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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