Caserta, il Centro sociale della strage di San Gennaro

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Pietro Nardiello

BUONA POLITICA. Dell’“Ex Canapificio” facevano parte i sei extracomunitari uccisi in un blitz della camorra il 18 settembre 2008. Tutela dei diritti sindacali, pratiche per l’ottenimento del diritto d’asilo, assistenza legale: alcune delle attività offerte ai migranti. Ma è solo una parte delle iniziative di un collettivo a cui aderiscono studenti, lavoratori, pensionati e immigrati.

La sera del 18 settembre dello scorso anno un commando di camorristi, guidato da Giuseppe Setola, ammazza in un agguato sei cittadini extracomunitari a Castelvolturno, nel casertano. L’azione stragista sarà ricordata come “la strage di San Gennaro”, mentre l’Italia intera e gli organi d’informazione, per molto tempo, sosterranno la tesi con cui si vorrebbe archiviare il tutto come un normale regolamento di conti: «Gli africani erano degli spacciatori e non avevano rispettato le regole».

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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