Yemen senza via d’uscita. A Sana’a è guerra nelle strade

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Lettera22

ARABIA INFELIX. Per il quinto giorno consecutivo si è combattuto nelle piazze della capitale. Almeno novanta le vittime. E l’accordo per risolvere la crisi continua a restare lettera morta.

Dallo scenario siriano, lo Yemen sta rapidamente precipitando verso quello libico. Ieri per le strade della capitale Sana’a si è consumato il quinto giorno consecutivo di battaglia tra le forze militari rimaste fedeli al presidente Ali Abdullah Saleh – al potere da 33 anni – e quelle legate ai movimenti di opposizione, guidate dal generale Ali Mohsen al-Ahmar, comandante della Prima brigata.

Rivolte d’Arabia, cresce il sostegno anti-saudita

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Diego Carmignani

CRISI. Nello Yemen salgono a 72 le vittime della repressione. Continuano le manifestazioni sciite anche in Bahrein, Iraq e Iran. A Baghdad, Parlamento chiuso per protestare contro l’uso della forza

Non si placa l’escaltion di paura e morte che sta travolgendo il mondo arabo. Nella giornata di venerdì si era parlato di 41 morti lasciati sul campo dai miliziani infiltrati nella folla e dai cecchini appostati sui tetti di Sana’a. Un bilancio provvisorio che tocca il numero di 52 vittime certe, ma che, secondo le ultime notizie, sarebbe di 72, con un totale di 400 feriti.

Le richieste degli Usa a Sana'a

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Emanuele Bompan

SICUREZZA. Il segretario di Stato Hillary Clinton pretende uno sforzo maggiore nella lotta contro al Qaeda. «Solo con azioni di rilievo si avrà la pace». Il Pentagono programma attacchi con aerei senza pilota nelle zone occidentali dello Yemen

Dopo le azioni dell’esercito yemenita, che ha colpito nei giorni scorsi alcune cellule di al Qaeda nel nord del Paese, sono state riaperte ieri le ambasciate occidentali nella capitale Sana’a. In un comunicato apparso sul sito della rappresentanza diplomatica americana, gli Usa ringraziano il governo dello Yemen per gli attacchi condotti contro al Qaeda nella Penisola Arabica.

Chiusura diplomatica a Sana’a

Susan Dabbous

YEMEN. Dopo le ambasciate statunitense e britannica anche quelle giapponese, tedesca e francese hanno deciso di tenere le porte sigillate. L’Italia resta cauta e auspica una decisione europea. Intanto le truppe governative attaccano e uccidono due miliziani

Effetto domino diplomatico a Sana’a, capitale dello Yemen. Paese ormai bollato da tutta la stampa occidentale come «nuova frontiera del terrorismo jiadista». Dopo la decisione di Usa e Gran Bretagna di chiudere le sedi diplomatiche, hanno seguito ieri Giappone, Francia e Germania (al momento solo con la chiusura del consolato). Dimenticandosi, queste ultime, che esiste un’istituzione superiore chiamata Unione europea dotata ormai anche di un alto rappresentante della Politica estera: la neoeletta Catherine Ashton.
 

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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