Black bloc a Roma, Maroni tenta una difesa

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Monica Cataldo

GIUSTIZIA. Dopo la pioggia di critiche per la gestione degli scontri del 15 ottobre, oggi il ministro spiegherà le sue ragioni al Senato. La destra appoggia la deriva poliziesca proposta da Di Pietro.

E' stato evitato il morto. è la rassicurazione del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, che oggi campeggia su tutti i media dopo quello che è accaduto sabato scorso per le strade della Capitale. In piazza San Giovanni, è tornata la “normalità”, se non per qualche carcassa di auto bruciate, e oggi è atteso al Senato il ministro Maroni per un’informativa dove verranno illustrate tutte le iniziative del Viminale al fine di evitare altri scontri come quelli di sabato. Ma le polemiche per gli scontri non accennano a diminuire.

Lavoratori e studenti in piazza. Arresti e scontri a Santiago

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Marco De Vidi

PROTESTE. Quarantotto ore di sciopero indette dai sindacati per chiedere una grande riforma del sistema Paese. Nella capitale del Cile barricate lungo le strade e ancora incidenti.

Anche i lavoratori scendono in piazza con gli studenti. I principali sindacati del Cile hanno indetto uno sciopero di 48 ore per mercoledì e giovedì per dimostrare solidarietà alla Confech (Confederazione degli studenti cileni) e per chiedere cambiamenti del sistema delle pensioni, della sanità e nel settore fiscale. Gli studenti scendono in piazza da mesi per ottenere maggiori finanziamenti alla scuola pubblica e una radicale riforma dell’istruzione, ma nelle ultime settimane le proteste si sono inasprite.

Il fuoco delle polemiche sotto le macerie inglesi

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Diego Carmignani

REGNO UNITO. Salgono a cinque le vittime degli scontri. Le forze di polizia contro Cameron: «Abbiamo fermato noi la rivolta, non i politici». E denunciano i drastici tagli alla sicurezza.

In uno stato di shock e di paura difficile da cancellare nel giro di poche ore, il Regno Unito tira le somme dell’ondata di violenza dal basso che si è abbattuta sul Paese, volgendo lo sguardo ai momenti passati e indirizzandolo verso il prossimo futuro.

Scontri in Cile, la polizia si infiltra tra i manifestanti

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Marco De Vidi

AMERICA LATINA. Quattrocento arresti nella notte. Smascherato a Valparaiso un agente travestito e intento a provocare disordini. Il governo decide di chiedere spiegazioni ai militari.

Non si fermano le proteste degli studenti cileni, scesi nuovamente in piazza dopo gli scontri della settimana scorsa. Martedì erano 150mila le persone in marcia per le strade di Santiago (il governo ne ha contate 70mila), mentre in migliaia hanno manifestato anche a Valparaiso, Talca, Conceptión. Rispetto ai giorni scorsi la tensione non è diminuita: ieri notte sono stati 396 i nuovi arrestati, dopo gli oltre 800 della settimana passata. Si sono registrati 23 civili e 55 agenti feriti.

Pugno duro di Cameron. La furia si sposta a Nord

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Diego Carmignani

REGNO UNITO. Londra blindata e 1.200 arresti in totale. Le violenze danno tregua alla capitale, ma continuano nelle altre città. A Birmingham, tre persone investite e uccise durante i saccheggi.

La prima vittima degli scontri di Londra non è stata la goccia capace di far traboccare il vaso. La notte tra martedì e mercoledì è trascorsa tranquilla. Sempre se vogliamo considerare location tranquilla una metropoli  blindata, deserta, con i negozi serrati e 16mila poliziotti impegnati a presidiarla.

Il Regno Unito brucia. Prima vittima a Londra

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Diego Carmignani

RIVOLTA. La protesta dilaga in tutte le città del Paese e in ogni quartiere della capitale. Morto il 26enne ferito lunedì a Croydon. Sedicimila agenti e 650 arresti in uno scenario apocalittico.

E' della settimana scorsa l’annuncio ufficiale: “London calling” è stata scelta come inno ufficiale dei Giochi olimpici del 2012. Un’idea bizzarra quella di affidare il messaggio decoubertiniano al manifesto punk-rock anni ‘80 dei Clash, che raccontava di scenari urbani apocalittici, disastri, guerriglie e nuove ere a venire, in buona sostanza post-capitaliste.

Il ruolo delle armature e l’arte della battaglia

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Alessio Nannini

STORIA. I ricercatori dell’Università di Leeds hanno riprodotto le condizioni degli scontri ad Azincourt, dove i francesi subirono la sconfitta più umiliante della loro storia. Provocata dal peso delle corazze.

Chiunque abbia mai avuto lo scrupolo di sfogliare un libro di storia illustrato, è forse incorso in un dubbio: possibile che le pesanti armature medievali facilitassero le operazioni belliche, piuttosto che renderle più difficoltose?

Carlo Giuliani, 10 anni di bugie e omissioni

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Rossella Anitori

MEMORIA. La versione ufficiale sulla morte del ventitreenne ucciso durante gli scontri del 2001 non convince. Ieri a Genova un corteo per denunciare le mancanze della magistratura.

Il proiettile che l’ha ucciso potrebbe non essere d’ordinanza e le testimonianze rilasciate ai giudici darebbero adito alla tesi che a bordo della camionetta ci fosse un quarto uomo. Nonostante per le istituzioni il puzzle sulla morte di Carlo Giuliani sia completo, sono ancora troppi i pezzi che restano fuori dallo schema. Il procedimento giudiziario è stato archiviato e l’assassino assolto, ma la verità non è ancora venuta a galla.

Libia, scontri tra lealisti ed esercito tunisino

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Susan Dabbous

CONFLITTI. L’armata di Gheddafi sconfina per attaccare i ribelli asserragliati nella città di Dehiba. Intensi i combattimenti, muore una donna. Tunisi convoca l’ambasciatore di Tripoli.

Una base logistica, un luogo di rifornimento di armi e carburante. Ecco cosa rappresenta per i ribelli Dehiba, piccolo villaggio tunisino a tre chilometri dal confine libico. Ieri mattina le truppe di Gheddafi sono entrate nel borgo per stanare gli oppositori, ma hanno seminato il panico tra la gente semplice del centro poco popolato che dall’inizio del conflitto è divenuto avamposto dei ribelli.

Venerdì di sangue in Siria. Traballa il regime di Bashar

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Ester Adorno

MEDIO ORIENTE. Decine di morti per mano della polizia a Homs, Daraa e Damasco. Prosegue la violenta repressione anche in Yemen e in Bahrain, con arresti illegali, torture e rapimenti.

Doveva essere il “Grande Venerdì”, la più grande protesta nella storia della Rebubblica Araba di Siria. Quel che è certo è che è stato il venerdì più violento, con decine di morti e la polizia che attaccava indiscriminatamente chiunque scendesse in strada, da Homs a Daraa.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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