Assad alla nazione: «Non mi dimetto. I ribelli sono traditori»

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Viola Cremaschi

MEDIO ORIENTE. Il presidente siriano rimanda le elezioni legislative a maggio ed esclude l'ipotesi di lasciare il potere. Le violenze nel Paese sarebbero state provocate «da un complotto straniero». Dure parole di delegittimazione anche verso la Lega araba.

Nel suo primo discorso pubblico del 2012, il presidente siriano Bashar al-Assad è apparso sicuro e sorridente ma per il giovane rampollo della casa alawita (una setta sciita) si avvicina l'uscita di scena seppure, come si è capito dalla resistenza negli ultimi mesi di vero e proprio pressing internazionale, venderà molto cara la pelle. Ufficialmente, per il momento, nessun passo indietro. Aanzi, le «dimissioni» sono state formalmente «escluse» perché «il popolo siriano mi sostiene».

Il Natale triste dei cristiani di Damasco

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Susan Dabbous

SIRIA. Quest’anno la natività non si festeggia in solidarietà per le vittime della rivoluzione. Ma l’appoggio politico della minoranza religiosa, che resta ancora al fianco di Assad, scarseggia.

Strade insolitamente vuote e negozi senza addobbi. Luci decorative neanche a volerle perché la corrente elettrica è razionata ormai da mesi: il gasolio costa e l’embargo petrolifero inizia a farsi sentire nella vita quotidiana dei siriani. È un Natale triste e povero quello della comunità cristiana a Damasco, non particolarmente numerosa ma molto influente nella vita economica e politica del Paese.

Siria, dopo il massacro arriva la Lega araba

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Susan Dabbous

MEDIO ORIENTE. L’opposizione al regime di Assad denuncia l’eccidio di Jabal al Zawya, nel Nord Ovest: «Morti più di 100 civili». Previsto per oggi l’arrivo di osservatori dell’organo panarabo.

Vi avevamo raccontato la storia degli abitanti del villaggio siriano Jabal al Zawiya a giugno, quando ci fu la prima fuga di massa dalle incursioni dell’esercito verso il confine turco. La località assieme ad altri centri limitrofi è stata oggetto, negli ultimi tre giorni, di una nuova operazione di «bonifica» dagli oppositori prima dell’arrivo, oggi, degli osservatori della Lega araba finalmente accettati dal regime di Damasco. I morti sarebbero più di 200.

Onu: la repressione in Siria ha ucciso più di 5mila persone

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Viola Cremaschi

MEDIO ORIENTE. «Bisogna denunciare i crimini contro l’umanità alla Corte penale internazionale». L’Alto commissario per i Diritti umani, Navi Pillay, critica l’inerzia del Consiglio di sicurezza.

«In agosto avevo dichiarato che in Siria erano state uccise 2.500 persone. Oggi ho riferito che i morti sono oltre 5.000. La violenza deve finire». Con queste parole l’Alto commissario Onu per i Diritti umani, Navi Pillay, si è espressa ieri al termine di una riunione a porte chiuse del Consiglio di Sicurezza dedicata alla situazione Siria. La Pillay ha presentato una relazione ai Quindici, accusati di «responsabile inerzia» dall’ambasciatore francese presso le Nazioni unite. Tra le vittime «sono oltre trecento i bambini».

La comunità siriana lancia un appello all'Italia: "Aiutateci a cacciare Assad"

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Susan Dabbous

PROTESTA. Al sit in davanti all'ambasciata di Damasco a Roma, l'Unione dei coordinamenti in Italia per il sostegno della rivoluzione siriana esorta il nostro Paese a fare maggiori pressioni contro il "Killer dei bambini". Dall'inizio delle manifestazioni per la democrazia nel Paese arabo secondo l'Onu sono 4.000 le vittime civili, di cui 300 minori.

«Noi sotto la pioggia loro sotto le pallottole». È iniziato sotto un intenso acquazzone autunnale il sit in davanti all’ambasciata siriana a Roma, organizzato dall'Unione dei coordinamenti in Italia per il sostegno della rivoluzione siriana, lo scorso 3 dicembre. «Trecento bambini uccisi non per casualità ma raggiunti da pallottole: non lo diciamo noi ma le Nazioni Unite a Ginevra», grida Abdel Sattar medico originario di Raqqa nel Nord della siria.

Siria, l’Onu dimentica un popolo oppresso

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Susan Dabbous

DIPLOMAZIA. Il ministro degli Esteri Frattini incontrando Ghalioun, noto oppositore al regime di Assad, depreca l’immobilismo del Consiglio di sicurezza. E promette aiuto da parte di Roma.

«Ai cittadini siriani dico che saremo loro vicini in questo momento di grande difficoltà. Di fronte alla riluttanza del mondo e, in particolare, del Consiglio di Sicurezza che sinora non è stato capace di adottare una risoluzione seria». Tra le ultime mansioni, almeno con l’attuale governo, il ministro degli Esteri Franco Frattini ha deciso dedicare la giornata di ieri quasi interamente alla guerra civile siriana.

La pace di Assad viene siglata con trenta morti

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Susan Dabbous

SIRIA. Dilaga lo scetticismo per l’accordo raggiunto tra il regime di Damasco e la Lega araba. Il piano prevede la normalizzazione del Paese, ma l’esercito continua a bombardare i ribelli ad Homs.

Cessate il fuoco, ritiro dell’esercito dalle città, liberazione dei detenuti politici e monitorazione della la fine delle violenze in Siria. A vigilare saranno sia le organizzazioni umanitarie, che la stampa araba e internazionale, per poi dare avvio a un dialogo nazionale tra governo e opposizione. È un accordo diviso in quattro punti quello approvato dal delegato siriano di Bashar al Assad durante la riunione della Lega Araba al Cairo di mercoledì scorso. Tempo di applicazione due settimane.

Così l’Occidente arma Yemen e Siria

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Dina Galano

RAPPORTO. Munizioni, fucili ed equipaggiamenti venduti da Russia, Usa e Europa ai regimi arabi e mediorientali. La denuncia di Amnesty.

Piazza Tahrir, Egitto, 25 gennaio 2011. Bahrain, 14 febbraio 2011. Tripoli, Libia, 17 febbraio 2011. Eppoi Yemen e Siria, dove la primavera araba non può vantare nemmeno una precisa data d’inizio. La rivolta delle popolazioni arabe e mediorientali e la repressione violenta che ne è seguita sono state poste al centro di un’indagine che Amnesty international ha condotto sul commercio di armi verso questi cinque Stati campione.

Trenta morti in 24 ore in Siria. Continua la strage di bimbi

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Susan Dabbous

MEDIO ORIENTE. Proseguono le proteste contro il regime di Assad. Due bambini di 11 anni hanno perso la vita negli scontri. Lunedì ad Homs i carri armati hanno fatto decine di vittime.

Che ad Homs e ad Hama non sarebbe finita in nessun modo la protesta contro Assad si sapeva almeno da luglio. Da quando i ribelli avevano capito che fermarsi significava la morte certa. Gli uomini dei servizi segreti del Mukabarat, infatti, li conoscono bene e spesso vengono a prenderli uno ad uno, casa per casa, sapendo perfettamente delle loro attività sovversive, dal regime definite «terroristiche». La verità però è anche un’altra: ad Homs e ad Hama i ribelli sono troppi.

Onu: non bastano le parole per fermare il massacro siriano

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Sonia Grieco

PRIMAVERA ARABA. Nell’ennesimo venerdì di protesta i carri armati di Assad fanno 10 morti. Per l’Alto commissario dei diritti umani, il regime ha ucciso finora oltre 3.000 civili, di cui 187 minori.

L'esercito schierato nelle principali città e oltre 3.000 civili morti, tra cui 187 minorenni, sono la risposta del regime del presidente Bashar al Assad alle richieste di democrazia che invano si levano da sette mesi dalle piazze siriane. Centinaia di manifestanti sono stati arrestati e torturati, tanti altri sono spariti dopo i rastrellamenti.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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