Siria, uccisi soldati che difendevano i manifestanti

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Ester Adorno

MEDIO ORIENTE. Nuovo venerdì della collera a Damasco. Almeno 24 persone, tra cui due bambini, sono state uccise a Daraa. Molti i feriti. L’esercito denuncia di aver perso 4 uomini.

Sarebbero morti per il rifiuto di uccidere, i soldati della Quinta divisione ripresi mentre i commilitoni della Quarta (quella di Maher, il fratello minore del Presidente) li fucilavano nella mischia, colpevoli di respingere l’ordine di sparare sulla popolazione di Daraa. Il video è circolato, come ormai solito, su internet, nel venerdì in cui si piangevano i morti dell’altro venerdì, quello di settimana scorsa, che era stato chiamato il Grande Venerdì e che di grande ha avuto soltanto il numero di morti – almeno 112 manifestanti.

Vetri di guerra. Bottiglie e storia

Nic Pinton (Terra a Nordest)

LA CURIOSITA'. Il primo grande conflitto mondiale può essere raccontato anche attraverso le bottiglie per l’acqua, la birra e i liquori usate dai soldati.

La guerra, la grande guerra del 15-18 si può raccontare anche attraverso le bottiglie per l’acqua, per la birra, per i liquori, per le medicine, usate dai soldati. Insomma, il conflitto che ha messo a ferro e fuoco mezzo mondo si può guardare, osservare ed analizzare anche ammirando una collezione di bottiglie tutte di vetro soffiato,di diversa forma e colore. La vetrina che le espone e’ il Museo della guerra di Campo di Alano, piccolo borgo alle pendici del monte Tomba e del massiccio del Grappa.

La guerra sanguinaria dei nostri soldati in Iraq

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Annalena Di Giovanni da Beirut

CONFLITTI. Nelle migliaia di files rivelati da Wikileaks il conflitto si rivela in tutta la sua crudezza. Torture, vittime civili, massacri, tutto è sempre stato a conoscenza dei vertici militari e politici degli alleati.

«Gli italiani a Nassiriya? Me li ricordo ancora», racconta Ali, documentarista iracheno. «Eravamo lì con le telecamere a lavorare quando hanno aperto il fuoco contro di noi. Gli abbiamo urlato in inglese che eravamo una troupe, ma non ci capivano. Abbiamo urlato, “film”, “Fellini”, “Roma città aperta”, tutto quello che ci veniva in mente, e finalmente hanno capito e abbassato le armi». A quanto pare era così, in quei giorni. E per saperlo ormai basta veramente poco.

Obama e l’Iraq

Paolo Tosatti

L'INTERVISTA. A colloquio con Maurizio Martellini, esperto di geopolitica: «Il presidente Usa ha la capacità di porsi come nuovo interlocutore in Medio Oriente».

ll Professor Maurizio Martellini è il segretario generale del think tank internazionale Landau Network Centro Volta e membro del consiglio scientifico della rivista Limes. Con lui parliamo dei possibili scenari che il ritiro americano dall’Iraq apre nel Paese e nella regione mediorientale.

Un Paese ancora senza governo

Annalena Di Giovanni da Beirut

LA POLITICA INTERNA. Lasciare l’Iraq in mani sicure; sarebbe l’auspicio di Washington all’indomani del ritiro delle sue truppe, sette anni e mezzo dopo l’invasione. Peccato che a Baghdad queste mani non ci siano.

Lasciare l’Iraq in mani sicure; sarebbe l’auspicio di Washington all’indomani del ritiro delle sue truppe, sette anni e mezzo dopo l’invasione. Peccato che a Baghdad queste mani non ci siano. È dal 7 marzo scorso che il Paese è ufficialmente privo di governo. Le ultime elezioni si sono concluse con le due diverse coalizioni pronte a rivendicare la vittoria.
 

Bilancio di un fallimento

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Annalena Di Giovanni da Beirut

DOPO LA GUERRA. Quello che gli ultimi marines si sono lasciati alle spalle è uno Stato instabile, pieno di milizie, corruzione, fame e, d’ora in poi, vista l’assenza di truppe ufficiali, un Paese che non farà più notizia.

Nuove opportunità di lavoro. Le truppe statunitensi si stanno ritirando dall’Iraq, tutte le maggiori compagnie cercano ora nuovi contractor che si occupino della sicurezza a Baghdad. Sono subito disponibili 300 posti nella Green zone, cliccate qui per fare domanda».

Uscire dai conflitti per il 2012

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Emanuele Bompan

SPECIALE IRAQ. La strategia è stata ribattezzata in maniera altisonante: New dawn, nuova alba. Vuol dire che l’ultima brigata combattente dell’esercito Usa lascia l’Iraq dopo sette anni e cinque mesi.

La strategia è stata ribattezzata in maniera altisonante: New dawn, nuova alba. Vuol dire che l’ultima brigata combattente dell’esercito Usa lascia l’Iraq dopo sette anni e 5 mesi, 4415 soldati americani morti e centinaia di migliaia di civili iracheni (450mila secondo la rivista scientifica the Lancet, 1 milione, ma in molti criticano la stima secondo il centro di analisi Opinion Research Business).
 

Marea nera, arrivano i soldati

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Emanuele Bompan da Washington

DISASTRO. In un’udienza del Congresso Usa i tecnici della British Petroleum rivelano: «Sversati in mare 60mila barili di petrolio al giorno». Il Pentagono invia 17mila uomini della Guardia costiera sul luogo della catastrofe.

Non più mille, né 5mila ma ben 60.000. Al giorno. Questo il nuovo ritocco alla stima dei barili di petrolio che fuoriescono dal pozzo della Deepwater Horizon, a due settimane dall’incidente. Il dato è emerso durante un’udienza a porte chiuse del Congresso americano con tecnici e responsabili della British Petroleum. Nessuna dichiarazione è stata rilasciata dalla compagnia inglese, specie sui nuovi potenziali costi che potrebbe affrontare.

Afghanistan, nuova ondata di attentati nel sud-est del Paese

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Paolo Tosatti

CONFLITTI. Attacchi dinamitardi nelle province dell’Helmand, di Nangarhar, Khost e Zabul. Oltre 10 i morti e più di 20 i feriti. L’ammiraglio Mike Mullen, capo di Stato maggiore americano, spiega che i tempi dell’offensiva alleata si vanno allungando.

Mille soldati morti in otto anni di guerra. Questo il tragico bilancio dell’intervento militare americano in Afghanistan. A rivelarlo è il sito Icasualties.org, che ha pubblicato ieri una statistica dei decessi dei combattenti statunitensi dall’inizio del conflitto, nel 2001, ai giorni nostri. Nei primi due mesi dell’anno sono stati 54 i militari Usa a perdere la vita, portando il totale alla cifra tonda di mille uomini.

Uranio impoverito L’uomo come un fine

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Adele Parrillo

URANIO IMPOVERITO - IL VELENO INVISIBILE. Il Kosovo è stato contaminato dai bombardamenti Nato in Serbia e a pagarne le conseguenze sono i soldati in missione.

«Considera sempre l’uomo non come un mezzo ma come un fine». Oggi, ancora più di ieri, credo sia molto valido il principio di Immanuel Kant. Agire in termini di responsabilità. Ognuno nei confronti di un altro. I governi nei confronti dei propri cittadini. Ogni agire richiede un’azione appropriata: prendersi una responsabilità.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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