Stefano Cucchi

In tredici sotto accusa

Dina Galano
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CASO CUCCHI. I pm firmano la richiesta di rinvio a giudizio per sei medici, tre infermieri, un funzionario e tre agenti. I gravi capi d’imputazione attestano che il giovane è stato prima picchiato e poi abbandonato a se stesso.

«Ce lo aspettavamo e ce lo auguravamo», è stato il commento dell’avvocato che assiste la famiglia Cucchi, Fabio Anselmo, appena resa nota la notizia della richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura di Roma. Tredici persone, infatti, da ieri sono formalmente accusate di essere a diverso titolo responsabili nella vicenda che ha portato al decesso il giovane geometra romano vittima di pestaggi e omissioni seguiti al suo arresto per possesso di droga lo scorso ottobre.

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Parole di parte civile

Stefano Anastasia (presidente onorario associazione Antigone)
CASO CUCCHI. La condotta del personale sanitario del Reparto di Medicina protetta dell’Ospedale Pertini di Roma, non basta a spiegare la morte di Stefano Cucchi. Secondo i periti di parte civile, quella morte «è addebitabile ad un quadro di edema polmonare acuto in soggetto politraumatizzato e immobilizzato, affetto da insufficienza di circolo sostenuta da una condizione di progressiva insufficienza cardiaca su base aritmica..., intimamente correlata all’evento traumatico occorso e al progressivo scadimento delle condizioni generali».

La condotta del personale sanitario del Reparto di Medicina protetta dell’Ospedale Pertini di Roma, certamente censurabile per i «gravi elementi di negligenza, imperizia e imprudenza, tanto nelle fasi diagnostiche quanto nelle più elementari regole di accortezza del monitoraggio clinico e strumentale, oltre che nell’assistenza stessa », non basta a spiegare la morte di Stefano Cucchi.

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«Non è stato curato»

Dina Galano
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CASO CUCCHI. I periti nominati dalla Procura non hanno dubbi: «Il ragazzo è morto per la negligenza dei medici». Le lesioni recenti sono confermate ma, secondo i consulenti, «non hanno determinato il decesso».

Stefano Cucchi è morto perché «pur in condizioni cliniche estremamente difficili, non è stato curato». Stefano Cucchi, a soli 31 anni, è morto perché nel reparto penitenziario del Sandro Pertini dove è stato condotto «ci sono state omissione e negligenza».
 

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Omicidio volontario

Dina Galano
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CASO CUCCHI. Il giorno dopo la relazione della Commissione parlamentare, i legali della famiglia sono pronti a procedere contro «chi aveva in custodia Stefano e, nel rischio che potesse morire, non è intervenuto».

La speranza, ora, per la famiglia di Stefano Cucchi è che la relazione appena presentata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sull’efficacia ed efficienza del Servizio sanitario nazionale sia presto acquisita agli atti della Procura.

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Morti sospette, in Senato l’appello delle famiglie

Dina Galano
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CARCERE. I parenti dei detenuti chiedono l’istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta. Intanto in Aula inizia l’esame delle mozioni sull’emergenza penitenziaria.

Quando lo Stato sbaglia, deve anche ripagare i suoi errori. Su questa convinzione l’associazione “Il detenuto ignoto” ha riunito ieri al Senato i familiari delle vittime del carcere, proprio nel giorno in cui a Palazzo Madama è iniziata la discussione sulle mozioni sull’emergenza penitenziaria. I detenuti che hanno perso la vita in circostanze sospette durante la reclusione sono davvero troppi: negli ultimi dieci anni oltre 500 i suicidi e altrettanti i casi sui quali la magistratura ha aperto un’inchiesta.
 

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La giustizia sotto terra

Vincenzo Mulè
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MORTE CUCCHI. Omicidio preterintenzionale è il capo di imputazione per i tre agenti di polizia penitenziaria che avrebbero pestato il ragazzo.

Pestato nei sotterranei del Tribunale di Roma prima dell’udienza di convalida dell’arresto. È questa la conclusione a cui sono giunti gli inquirenti circa la morte di Stefano Cucchi, l’uomo di 31 anni deceduto il 22 ottobre al Sandro Pertini, dopo essere stato arrestato per droga il 15 ottobre.

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Caso Lonzi, le ferite riaperte fanno più male

Diego Carmignani
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GIUSTIZIA. Presente oggi al congresso dei Radicali di Chianciano, Maria Ciuffi chiede giustizia per il figlio Marcello, deceduto nel carcere di Livorno 6 anni fa. Dopo la vicenda Cucchi, la madre ha scritto ad Alfano. Senza successo

La seconda giornata del congresso dei Radicali italiani si arricchisce di una voce importante. Non di un politico, ma di una donna che rivolge alle istituzioni presenti un appello rimasto finora inascoltato. Maria Ciuffi è la madre di Marcello Lonzi, deceduto il 12 luglio 2003 nel carcere delle Sughere di Livorno. Agli arresti per tentato furto e a quattro mesi dal rilascio, il ventinovenne moriva in circostanze dubbie. La prima autopsia indicava in una aritmia maligna la causa più probabile.

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Cucchi e i soliti sospetti

Rossella Anitori
CARCERE. Ogni anno nei penitenziari italiani muoiono in media 150 detenuti. Spesso sono decessi naturali per “cause da accertare” o suicidi.

Il caso Cucchi non è isolato. Di carcere si muore tutti i giorni e spesso le circostanze del decesso non appaiono chiare, le versioni ufficiali non corrispondono alla verità o la raccontano parzialmente. Morti per “infarto” con la testa spaccata o “suicidi” con il corpo ricoperto di ematomi, costole spezzate, lesioni ed emorragie interne. È quanto emerge dalle cronache, dalle perizie e dalle fotografie nei casi in cui è stato possibile documentare.
 

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Cucchi: la versione di Giovanardi

Andrea Boraschi
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GIUSTIZIA. Secondo il sottosegretario alle politiche per la famiglia, al contrasto delle tossicodipendenze e al servizio civile Carlo Giovanardi, Stefano Cucchi è morto perché anoressico.

Stefano Cucchi è morto perché anoressico. Lo ha spiegato il sottosegretario alle politiche per la famiglia, al contrasto delle tossicodipendenze e al servizio civile Carlo Giovanardi.

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Giustizia per Cucchi

Luigi Menichilli
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MANIFESTAZIONE. Oggi un corteo a Roma per chiedere «verità e giustizia» per il giovane deceduto nel reparto carcerario dell’ospedale Pertini, sei giorni dopo l’arresto per pochi grammi di droga.

A due settimane dalla morte di Stefano Cucchi sono ancora troppe le ombre che avvolgono la vicenda. Oggi un corteo a Roma per chiedere «verità e giustizia» per il giovane romano, deceduto il 22 ottobre nel reparto carcerario dell’ospedale Pertini, sei giorni dopo l’arresto per pochi grammi di hascisc.

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