stragi

«I colpi alla mafia non sono merito solo della politica»

Pietro Orsatti
Antonio Di Matteo
INTERVISTA. Antonino Di Matteo, pm a Palermo, che indaga sulle stragi dei primi anni Novanta, ci tiene a mettere in evidenza la professionalità e i sacrifici di magistrati e forze dell’ordine. E avverte su un rischio: «I provvedimenti governativi, alcuni già approvati e altri in discussione, potrebbero favorire il ricompattamento di Cosa nostra». Si riferisce al disegno di legge sulle intercettazioni, al controverso provvedimento sullo “scudo fiscale” e alla possibile riforma del Codice penale. E con lui parliamo pure delle dichiarazioni rese da Gaspare Spatuzza e Massimo Ciancimino.

Il ministro dell’Interno Roberto Maroni ha annunciato per le prossime settimane una serie di provvedimenti che andranno a costituire, queste le dichiarazioni alla vigilia di Capodanno, un piano per sconfiggere in poco tempo, definitivamente, la mafia. Questa affermazione muscolare del ministro si fonda sui numerosi successi conseguiti negli ultimi mesi e simboleggiati nella cattura di alcuni latitanti di spicco di Cosa nostra fra novembre e dicembre in Sicilia. Ma è davvero così?

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Cancelliamo tutte le ombre

Pietro Orsatti
IN FONDO. Il pentito Spatuzza parla e sulla testa del premier potrebbe piombare da un momento all'altro un avviso di garanzia.

In Italia, almeno fino a quando non sarà cambiata la Costituzione, esiste un principio che regola l’azione giudiziaria: l’obbligatorietà dell’azione penale. Quindi, il Pdl e Silvio Berlusconi si mettano l’anima in pace. Almeno un avviso di garanzia, probabilmente dalla procura di Firenze che sta indagando sugli attentati e stragi del ’93, potrebbe giungere da un’ora all’altra al premier.

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La “primula nera” che entrò nella trattativa tra Stato e boss

Roberto Pelle
MISTERI. Si chiama Paolo Bellini ed è «lo strano collaboratore dei servizi» a cui fa riferimento il procuratore nazionale della Dna Piero Grasso nel confermare l’esistenza di contatti tra uomini delle istituzioni e capi di Cosa nostra nel 1992.

Si chiama Paolo Bellini il protagonista dell’altra trattativa fra Stato e mafia. è lui lo «strano collaboratore dei servizi » a cui fa riferimento il procuratore nazionale della Dna Piero Grasso quando, nel confermare l’esistenza di contatti fra uomini delle istituzioni e boss di Cosa nostra nel 1992, afferma: «Lo stesso “papello”, di cui si parla tanto, aveva fatto - poco tempo prima - una diversa comparsa in forma minore.

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"Papello": le richieste “accolte” negli anni

Anna Petrozzi e Pietro Orsatti
DOCUMENTI. Ecce “papello”. Si ipotizza che molte delle pretese della Cupola siano state progressivamente accolte. Punto per punto, le richieste e i “cedimenti”. Intoccata la sentenza del Maxi, ma sotto processo era la vecchia commissione.

Sono dodici i punti del “papello”, contenente le richieste di Cosa nostra allo Stato per interrompere la stagione delle stragi. Da tempo si ipotizza anche che alcuni dei punti siano stati perfino accolti, che un livello di incontro sia stato trovato, non tanto con Riina, quanto con Provenzano, più ragionevole e soprattutto meno propenso a proseguire con una stagione di sangue.

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Stragi e trattativa ora si riscrive la storia

Pietro Orsatti
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LO SCENARIO. Nuovi dettagli emergono dalle carte consegnate ai pm da Ciancimino. Dove nascono gli attentati e il tentativo di accordo con la politica operato dai boss.

La trattativa fra Cosa nostra e lo Stato è in quel foglio, il famoso o famigerato papello, redatto da Riina, o da qualcuno per lui, e consegnato a Vito Ciancimino da Nino Cinà, già condannato per mafia e oggi sotto processo insieme a Marcello Dell’Utri a Palermo. Dodici richieste secche, scritte a stampatello.

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«Nel papello le contro richieste della mafia»

Pietro Orsatti
CIANCIMINO Stagioni delle stragi e trattativa tra lo Stato e i boss. Il figlio dell’ex sindaco di Palermo: «Parlo con Ruotolo e dopo pochi giorni gli arrivano le minacce.

Una delle figure centrali della riapertura dei processi a Caltanissetta e Palermo sulle stragi e sulla trattativa fra Stato e Cosa nostra nei primi anni 90 è sicuramente Massimo Ciancimino, figlio di Vito, il sindaco del “sacco di Palermo”.

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Un rinvio sbagliato. In piazza contro la guerra e altre stragi

Andrea Boraschi
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ANALISI L’appuntamento a Piazza del Popolo a Roma doveva servire per fare il punto sulla qualità della stampa. Ora tutto sarà schiacciato dalla retorica patriota dimenticando che in ogni conflitto l’informazione libera è la prima vittima.

Sei uomini, sei militari italiani, sono morti ieri a Kabul. Con loro, non lo si dimentichi, sono morti anche 10 civili afgani. È la strage più grave subita dal nostro esercito da quella del 2003 a Nassirya; e cade in un momento in cui il quadro politico dell’Afghanistan si rivela più turbolento che mai, con un presidente riconfermato - Hamid Karzai - sulla cui elezione gravano pesanti ombre di brogli e la cui azione politica, sin qui, non è servita a pacificare il Paese né a rendergli autonomia.

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Stragi, mafia e Stato. Ipotesi che fanno tremare il governo

Pietro Orsatti
CRIMINALITÀ Se lo scenario descritto dalla sentenza del processo a Dell’Utri venisse riconfermato in secondo grado e poi in Cassazione, la tenuta della maggioranza sarebbe in pericolo. Le confidenze di un politico siciliano del Pdl.

«Non “babbiamo”, Dell’Utri non è un perseguitato », esclama un politico siciliano del Pdl. È uno di quelli che si ispira alla vecchia destra sociale siciliana, quella, per essere chiari, che era riferimento anche di Paolo Borsellino, e lo stare dentro il Pdl e essere associato a chi non perde occasione per attaccare chi sta conducendo le indagini più scabrose su mafia e affari e politica non gli piace affatto.

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Le paure di Berlusconi

Pietro Orsatti
PROCURE Si è aperta la “campagna d’autunno” sulle procure: rapporti fra politica e mafia; stagione delle stragi 1992-1993. Sinergia di testimonianze tra Ciancimino e Spatuzza.

Come previsto, con la fine dell’estate si è aperta la “campagna d’autunno” sulle procure. I temi, anche qui previsti, sono quelli dei rapporti fra politica e mafia. E sulla stagione delle stragi, quelle del 1992 e del 1993. Non si tratta solo delle dichiarazioni, delle parziali verità e dei documenti consegnati o no di Massimo Ciancimino, il figlio di Vito sindaco del “sacco di Palermo”.
 

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A chi parla Totò Riina

Pietro Orsatti
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MAFIA Giancarlo Caselli ripercorre anni di lotta a Cosa nostra per spiegare le esternazioni del capo dei capi. Ecco i pericoli che rischiano ogni volta i pm quando si occupano di malaffari e politica, toccando imputati eccellenti.

 

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