ANALISI L’appuntamento a Piazza del Popolo a Roma doveva servire per fare il punto sulla qualità della stampa. Ora tutto sarà schiacciato dalla retorica patriota dimenticando che in ogni conflitto l’informazione libera è la prima vittima.
Sei uomini, sei militari italiani, sono morti ieri a Kabul. Con loro, non lo si dimentichi, sono morti anche 10 civili afgani. È la strage più grave subita dal nostro esercito da quella del 2003 a Nassirya; e cade in un momento in cui il quadro politico dell’Afghanistan si rivela più turbolento che mai, con un presidente riconfermato - Hamid Karzai - sulla cui elezione gravano pesanti ombre di brogli e la cui azione politica, sin qui, non è servita a pacificare il Paese né a rendergli autonomia.