Mar di Bohai, la macchia nera non ha smesso di crescere

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Paolo Tosatti

CINA. Scoperte nuove perdite nel giacimento al largo delle coste dello Shandong. A due mesi dallo sversamento le operazioni di pulizia e messa in sicurezza dell’area procedono a rilento.

Nuove macchie di petrolio e chiazze di fanghi per trivellazione sono state scoperte ieri sulla superficie del mare nella Baia di Bohai. A rivelarlo è stata la ConocoPhillips China, azienda statunitense responsabile insieme alla China National Offshore Oil Corporation (Cnooc) del giacimento di Penglai 19-3, da cui ha avuto origine lo sversamento di greggio che ha colpito la zona esattamente due mesi fa.

L’invisibile macchia nera che cresce nel Mar del Nord

Paolo Tosatti

INQUINAMENTO. Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni tenute nascoste dalle compagnie estrattive. Così l’industria degli idrocarburi sta distruggendo l’ecosistema marino della regione. Le prove in una serie di documenti pubblicati dal Guardian

Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni. Più o meno un incidente a settimana. Abbastanza da trasformare la superficie del Mar del Nord in un manto di leopardo costellato di chiazze oleose e mettere seriamente a repentaglio la salute dell’intero ecosistema marino di una regione che si estende per 970 chilometri di lunghezza e 560 di larghezza.

L’invisibile macchia nera che cresce nel Mar del Nord

Paolo Tosatti

INQUINAMENTO. Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni tenute nascoste dalle compagnie estrattive. Così l’industria degli idrocarburi sta distruggendo l’ecosistema marino della regione. Le prove in una serie di documenti pubblicati dal Guardian

Oltre cento perdite di petrolio e gas in due anni. Più o meno un incidente a settimana. Abbastanza da trasformare la superficie del Mar del Nord in un manto di leopardo costellato di chiazze oleose e mettere seriamente a repentaglio la salute dell’intero ecosistema marino di una regione che si estende per 970 chilometri di lunghezza e 560 di larghezza.

Verso le 20mila tonnellate in strada

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Francesco Servino (Terra Napoli)

RIFIUTI. Nonostante l’impegno del Comune, la città non sa più dove sversare. A rischio lo sblocco dei 145 milioni di euro dell’Ue.

Roghi, immondizia in strada e proteste: cambia la giunta a Napoli ma non cambiano gli scenari. Drammatici, ancora una volta. E nel primo giorno d’estate, col calore che crea emergenze sanitarie e fa salire la puzza, sono 13mila le tonnellate di rifiuti sparse per la città di Napoli, con comuni come Quarto, Pozzuoli, Casoria, Melito, Giugliano, Caivano letteralmente sommersi dal pattume.

E.On, cresce la protesta in Sardegna

Betta Salandra

INQUINAMENTO. Cresce la protesta in Sardegna dopo lo sversamento dei 18mila litri di olio combustibile nel litorale compreso tra Fiume Santo e Marritza, tra i Comuni di Porto Torres e Sassari.

Cresce la protesta in Sardegna dopo lo sversamento dei 18mila litri di olio combustibile nel litorale compreso tra Fiume Santo e Marritza, tra i Comuni di Porto Torres e Sassari. Mentre le operazioni “autorizzate” di bonifica dei diciotto chilometri di litorale compresi tra Fiume Santo e Marritza vanno avanti, i cittadini di Sassari e Porto Torres chiedono di essere coinvolti. «E.On ci dia tute, maschere e guanti e in spiaggia scenderemo anche noi».

Disastro oltre i limiti

Diego Carmignani

AUSTRALIA. Venti anni il tempo stimato dagli esperti per risanare l’ecosistema. E' lunga 3 chilometri la cicatrice lasciata sulla barriera corallina. La vernice tossica staccatasi dalla chiglia sta uccidendo gli organismi viventi.

Disincagliato, riportato in galleggiamento con il favore dell’alta marea e rimorchiato in porto presso Great Keppel Island al largo di Rockhampton, il cargo cinese Shen Neng 1 ha lasciato alle sue spalle un disastro peggiore del previsto. A fare un primo bilancio sono stati gli esperti scientifici dell’Authority del parco marino, incaricati di valutare l’impatto ambientale dell’incagliamento.
 

Export di pattume

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Vincenzo Mulè

NAVI DEI VELENI. Nuove prove sullo sversamento dei rifiuti nelle acque toscane, dopo la segnalazione della tedesca Thales che ha intercettato il traffico. Ora la Procura tenta di recuperare il container affondato.

Erano probabilmente destinati al porto di Gioia Tauro i rifiuti che, in tutta fretta, l’equipaggio della nave Toscana ha versato nelle acque al largo dell’isola d’Elba nel luglio scorso.

Australia, petroliera arenata. Rischio disastro ambientale

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Susan Dabbous

INCIDENTE. Procedeva al massimo della velocità in uno degli ecosistemi più delicati e protetti del mondo. La chiatta, incagliata in una secca, trasporta 950 tonnellate di carburante. E ora potrebbe spezzarsi in due.

La Grande barriera corallina non è un’autostrada dove cercare scorciatoie. Gli ambientalisti australiani sono inferociti di fronte a quello che potrebbe essere il disastro ecologico più grave della storia del Pacifico.
 
La minaccia che incombe sulla Barriera corallina a largo dell’Australia orientale si chiama Shen Neng 1, è una chiatta cinese e porta con sé 950mila tonnellate di petrolio e 65mila di carbone. Da domenica scorsa è incagliata in una secca, a 70 chilometri a est della Great Keppel Island.

Competenze e depuratori intasati. Per il Lambro è ancora emergenza

Diego Carmignani

AMBIENTE. Tonnellate di idrocarburi circolano ancora tra il fiume e il Delta del Po. La quantità e l’identità di queste sostanze non sono note. E il Wwf chiede al ministero di affidare all’Autorità di bacino il coordinamento della bonifica.

Niente question time ieri alla Camera, quindi niente risposte della Prestigiacomo alle interrogazioni sulla costituzione di una cabina di regia per gli interventi di bonifica del Po, sulle iniziative per la realizzazione di un sistema di governo del bacino del fiume e sulle misure per la definizione di un piano organico della sua tutela e valorizzazione. Il voto di fiducia sugli enti locali ha tolto da un potenziale impaccio il ministro, che deve spiegare come dare seguito alla “passata emergenza”, ora che la Protezione civile ha fatto il suo.
 

Caso Lambro, il flop del sistema d’emergenza

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Simonetta Lombardo

DISASTRO. A 7 giorni dall’incidente la quantità d’idrocarburi sversata nel corso d’acqua è calcolata in 3.600 tonnellate. I tecnici: «Ancor oggi le informazioni arrivano col contagocce».

Sono 3.600 le tonnellate di idrocarburi sversate nel Lambro e quindi nel Po nell’incidente della scorsa settimana. Una buona parte dell’inquinamento è stata assorbita dal fiume e fermata dalle dighe, in modo particolare da quella della centrale Enel di Isola Serafini.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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