Svezia, una società a misura di bambini

L'ingresso di Junibacken, il museo per bambini di Stoccolma.jpg
Lena Sommestad (Inserto domenicale)

MONDO. Come si è riusciti a invertire la tendenza alla crescita zero degli anni Sessanta? Con congedi parentali ugualitari e con una apposita politica di welfare a sostegno di famiglie e conviventi. Del resto, politiche sociali progressiste non sono possibili senza una virtuosa curva demografica.

In Scandinavia c’è il boom delle nascite. Il fenomeno riguarda pure la Svezia. Pochi sanno che il welfare svedese si basa su un modello in cui marito e moglie (o i due conviventi) contribuiscono in modo distinto al sostentamento del nucleo famigliare. La Svezia, infatti, adotta un concetto di cittadinanza sociale libero da connotazioni sessuali. Se si escludono le circostanze direttamente legate alla nascita del bambino, la donna sposata è garantita dalla stessa legislazione lavorativa, fiscale e assicurativa degli uomini.

L’assassinio del socialismo svedese

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Aldo Garzia

MEMORI. Con l’omicidio di Olof Palme muore anche il più avanzato esperimento di Stato sociale che sia mai stato costruito in Europa. La ricostruzione del delitto avvenuto il 28 febbraio 1986 rende improbabile la pista del balordo ubriaco che uccise il premier socialdemocratico per pura fatalità. Dopo venticinque anni di indagini andate a vuoto, il caso potrebbe cadere in prescrizione proprio in questo 2011.

Quando si torna a Stoccolma, bisogna andarsele a cercare le tracce della politica socialdemocratica svedese dei decenni passati. Un simbolico triangolo della nostalgia è racchiuso nella centralissima via Sveavägen. Di fronte alla fermata della metropolitana, una targa incastonata sul marciapiede ricorda il luogo dove fu assassinato il premier Olof Palme nella notte del 28 febbraio 1986, ormai venticinque anni fa. La tomba dello statista si trova a pochi metri di distanza, nel prato della Chiesa protestante Adolf Fredrik.

Attentati ed estrema destra, la Svezia si scopre infelix

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Alessandro Bassini da Stoccolma

MONDO. Lo scorso 11 dicembre il centro di Stoccolma è stato colpito da un’azione dei fondamentalisti islamici che poteva fare una strage. È l’ultimo episodio che indica il processo di omologazione in corso nella realtà svedese rispetto al modello socialdemocratico dei decenni passati. Nelle elezioni politiche di settembre 2010 c’è stato anche l’ingresso in Parlamento di un partito xenofobo. I socialdemocratici restano in crisi d’identità come il loro Paese.

L’attentato suicida che la sera dell’11 dicembre 2010 ha scosso il centro di Stoccolma resterà senza dubbio nella coscienza collettiva svedese come il segno più devastante della crisi d’identità che da tempo agita il Paese. Quella sera in molti, scorrendo i primi dispacci d’agenzia che cominciavano ad apparire sulle pagine on-line dei quotidiani, devono aver avuto la sensazione di leggere il risvolto di copertina di un nuovo giallo di Henning Mankell.
 

Il mistero degli uccelli morti e le responsabilità dell’uomo

Diego Carmignani

ANIMALI. Dagli Usa alla Svezia, migliaia di volatili stroncati da inspiegabili emorragie. Tante
le ipotesi, esclusa un’epidemia. In Italia muoiono le tortore, avvelenate forse da cianuro di potassio.

Era la fine di un anno e l’inizio di un altro, per via della feste e della mancanza di notizie, capita spesso di sbizzarrirsi in classifiche curiose o simpatiche bufale. In quest’ambito poteva facilmente finire anche l’inquietante evento che ha fatto rapidamente il giro del mondo: la morte in massa di migliaia di uccelli e pesci nell’Arkansas, nell’aria di Beebe, a nord ovest dello Stato americano. Gli esperti hanno in prima istanza escluso fenomeni di avvelenamento o calamità che riportassero alla mente la tragedia della piattaforma Bp.

Il repentino risveglio della Svezia ex tollerante

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Alessandro Bassini da Stoccolma

MONDO. Elezioni politiche con finale a sorpresa: 20 seggi a un partito xenofobo, nessuna maggioranza stabile per i conservatori, debacle socialdemocratica e Verdi terzo partito. Come ci avevano avvertito scrittori come Larsson e Mankell, questo Paese scandinavo deve fare i conti con
il sentimento razzista che serpeggia silenzioso dietro la facciata solo apparentemente perfetta della società multietnica.

Alla fine i Democratici di Svezia ce l’hanno fatta.

Per arginare gli xenofobi forse una grande coalizione

Aldo Garzia

SVEZIA. Dopo il voto di domenica il premier conservatore Reinfeldt ha due alternative: o un accordo con i Verdi o l’avvio di una “grosse koalition” con i socialdemocratici come nella Germania del primo governo Merkel.

La Svezia si è svegliata ieri moderata come nelle elezioni di quattro anni fa ma con la spina nel fianco di un partito di estrema destra, apertamente xenofobo, che ha ottenuto il 5,7 per cento di voti e 20 seggi. A guidare il Partito dei democratici è Jimmie Akesson, 31 anni, ama indossare completi grigi, cravatta e occhialini da intellettuale.

Moderati o socialisti? Il dilemma elettorale di Stoccolma

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Alessandro Bassini da Stoccolma

MONDO. Si vota il 19 settembre. Molte le novità in campo: i moderati puntano al risultato storico di una conferma al governo, mentre i socialdemocratici si presentano per la prima volta in coalizione con i Verdi e il Partito della sinistra. Proprio i Verdi potrebbero essere la positiva sorpresa delle urne. Economia e immigrazione (i disoccupati in Svezia sono soprattutto immigrati) i temi al centro degli ultimi giorni di campagna elettorale che vedono leggermente favorito il centro-destra.

Il 19 settembre gli elettori svedesi saranno chiamati alle urne per le elezioni politiche e amministrative. Si tratta di una tornata elettorale importante, destinata a segnare in qualsiasi caso una svolta storica nella vita politica del piccolo Paese scandinavo.

La socialdemocratica Sahlin e la maledizione del cioccolato

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Aldo Garzia

MONDO. Bisogna ammettere che è tramontato anche il “modello svedese”, quello che negli anni Settanta fece gridare al miracolo per le sue conquiste all’insegna del welfare più invidiato del mondo e per la sua politica del “neutralismo attivo” capace di far dialogare Ovest ed Est e di mediare nei conflitti internazionali.

La nostalgia mal si concilia con la politica. Bisogna perciò ammettere che è tramontato anche il “modello svedese”, quello che negli anni Settanta fece gridare al miracolo per le sue conquiste all’insegna del welfare più invidiato del mondo e per la sua politica del “neutralismo attivo” capace di far dialogare Ovest ed Est e di mediare nei conflitti internazionali.

Quei giardini di Svezia che si mettono in Mostra

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Aldo Garzia

MONDO. Fino al 15 luglio, a Roma, una originale esposizione che aiuta a capire da dove traggono origine le moderne politiche ambientaliste svedesi. Ultimo riconoscimento: la nomina di Stoccolma nel 2010 come capitale più ecologica d’Europa. Ma le radici della sensibilità all’ambiente di questo Paese scandinavo affondano nella specifica storia della sua cultura e del suo modello politico socialdemocratico.

Stoccolma è stata nominata capitale europea più ecologica del 2010 e tutta la Svezia è famosa per la sua attenzione ai problemi dell’ambiente. Basta citare qualche dato per rendersi conto che il primato è ben meritato. 
 

Il “giallo” made in Svezia, fenomenologia di un boom

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Aldo Garzia

LIBRI. Come si spiega il successo di autori come Mankell e Larsson che invadono le nostre librerie e quelle di mezzo mondo? Con il genere della letteratura poliziesca gli scrittori svedesi parlano delle fobie contemporanee ma anche dell’innocenza perduta dalla loro società che fino all’assassinio di Olof Palme nel 1986 e al crollo del muro di Berlino nel 1989 viveva il sogno del welfare socialdemocratico più progressista del pianeta.

Privo di indulgenze verso la propria produzione cinematografica malgrado la fama di mito del cinema mondiale, nei confronti di un unico suo film Ingmar Bergman (1918-2007) arriva fino al punto di sconsigliarne la visione e di interdirne perfino la proiezione.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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