Ucciso a Kabul il gran negoziatore di Karzai

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Burhanuddin Rabbani è l’ennesimo cadavere eccellente della guerra nel Paese. Vittima di un kamikaze era a capo dell’Alto consiglio di pace che doveva trattare con i talebani.

Burhanuddin Rabbani è stato ucciso da un’esplosione deflagrata nella sua abitazione di Wazir Akbar Khan. Un colpaccio che uccide, con lui, non solo l’uomo a capo dell’Alto consiglio di pace afgano, ma uno dei grandi vecchi della politica e della guerra afgana. Un signore della guerra (e della politica) in piena regola. Dal passato pieno di ombre. La morte, scampata in trent’anni di battaglie, lo ha colto di sorpresa nella sua casa nell’elitario quartiere di Wazir Akbar Khan dove stava incontrando due “talebani”.

Ore di battaglia a Kabul. Sotto tiro la Zona verde

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Emanuele Giordana

AFGHANISTAN. Un attacco senza precedenti dei talebani nella capitale afgana prende di mira la cittadella fortificata sede della diplomazia e della Nato. Obiettivo il cervellodell’occupazione.

Hanno aspettato che finisse il Ramadan. Aspettato che passasse l’11 settembre. E anche il 12. Poi, passata l’ora di pranzo del 13 (orario inusitato per questo genere di attacchi), a due giorni dall’anniversario delle Torri gemelle, i talebani hanno attaccato il cuore di Kabul.

Agosto, il mese più lungo per i soldati statunitensi

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Joseph Zarlingo*

AFGHANISTAN Sessantasei morti solo negli ultimi trenta giorni. E ora sale l’allerta nel Paese, mentre si avvicina il decimo anniversario dell’undici settembre. Le “date rosse” che spaventano
 

Nel conteggio dei caduti statunitensi in Afghanistan il mese appena concluso è stato il più pesante degli ultimi dieci anni: 66 morti, di cui 30 quando un elicottero Chinook carico di Navy Seals è stato abbattuto dai talebani il 6 agosto. Magra consolazione, su base annua, i caduti Usa sono diminuiti: 306 morti nei primi otto mesi, rispetto ai 321 del 2010.
 

“Omicidi eccellenti” nuova strategia talebana

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Joseph Zarlingo (Lettera22)

AFGHANISTAN. Ennesima vittima illustre nel mirino della guerriglia islamista che rivendica l’omicidio del primo cittadino della seconda città del Paese.

Un’ altra vittima illustre a Kandahar. Gulam Haidar Hamidi, sindaco di quella che fu la capitale del regime talebano tra il 1996 e il 2001, è stato ucciso ieri da un attentatore suicida. Il primo cittadino, considerato molto vicino al presidente Hamid Karzai che lo aveva richiamato in patria dagli Usa nel 2006, stava partecipando a un incontro di leader tribali, quando un infiltrato della guerriglia gli si è avvicinato e ha fatto esplodere la bomba che aveva nascosto nel turbante. I talebani hanno rivendicato l’ennesimo “omicidio mirato”.

Intercontinental, un massacro per trattare

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Emanuele Giordana

ATTACCO. Dietro l'attentato all'hotel simbolo dell'occidente la trama confusa della trattativa per il ritiro delle forze Nato dall'Afghanistan.

La violazione plateale di un emblema della sicurezza della capitale avviene martedì sera al calar delle tenebre, quando ormai la città pensa di aver appena oltrepassato un altro giorno senza sangue. è all’Intercontinental, l’albergo che con il Serena Hotel rappresenta per antonomasia uno dei luoghi “sicuri” scelti dal governo o dagli internazionali per i loro summit, che i talebani mettono a segno un colpo che ha un solo eclatante precedente: la strage al Serena, appunto, del gennaio 2008.

Soldi e politica, i negoziati per la fuga Usa dall’Afghanistan

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Emanuele Giordana

CONFLITTI. Fervono i preparativi per Bonn II, la conferenza di pace che 10 anni dopo l’occupazione occidentale del 2001 dovrebbe dare un nuovo equilibrio al martoriato Paese. Come? coinvolgendo i Talebani.

Il dibattito sul ritiro infiamma il Congresso e la stampa Usa da mesi: quanti soldati, quali e in che tempi si ritireranno dall’Afghanistan? Entro il 2012, il 2014? Entro mai....? Quanti ne resteranno insomma e per quanto tempo nella palude dell’Hindukush? L’ultima domanda è quella vera e le risposte sono contenute in due file: uno si chiama bilancio, l’altro negoziato.

Herat, attaccata base italiana. Parte l’offensiva di primavera

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Joseph Zarlingo

AFGHANISTAN. Un’azione kamikaze dei talebani provoca cinque morti e 32 feriti. Tra questi cinque nostri soldati. Nessuno di loro è in pericolo di vita. Il ministro La Russa: andiamo avanti.

L'offensiva di primavera è arrivata ieri mattina a Herat. Non avrebbe potuto essere altrimenti. Il capoluogo dell’omonima provincia dell’ovest dell’Afghanistan, infatti, è una delle sette aree del paese, tra città e province, dove da luglio inizierà l’applicazione della Transition Strategy decisa dalla Nato a novembre scorso nel vertice di Lisbona e che durerà fino al 2014. L’offensiva di primavera sotto forma di un doppio attacco, ben coordinato, da parte dei Talebani. Il bilancio fornito dalle autorità afgane parla di almeno cinque morti e 33 feriti, di cui cinque in gravi condizioni.

Mullah Omar, il mistero tra conferme e smentite

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Joseph Zarlingo, lettera22

AFGHANISTAN. Una tv di Kabul, citando i servizi segreti, lancia la notizia della morte dell’ex numero due di al Qaeda avvenuta tre giorni fa in Pakistan. Islamabad nega ogni coinvolgimento.

E' morto. No, è vivo e sta bene. Così bene da essere in grado di comandare l’offensiva Badar, quella lanciata alcune settimane fa dai talebani in Afghanistan. La sorte del mullah Omar rimane incerta, dopo che ieri mattina le notizie lanciate dall’emittente afghana Tolo News avevano fatto sperare i comandi militari e i governi occidentali in un secondo «colpo» dopo la morte di Osama bin Laden.

Kandahar, i talebani seminano ancora morte

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Luca Bonaccorsi da Kabul

AFGHANISTAN Dieci vittime nell’attentato kamikaze in un centro di addestramento della polizia. Nuovo atto simbolico per contrastare la propaganda americana che si fregia di aver “ripulito” la zona

 

Così cambiano gli scenari in un Paese che non trova pace

Emanuele Giordana (direttore di Ecoradio) da Kabul

ANALISI Dopo gli ultimi episodi ci si deve aspettare una recrudescenza guerrigliera, con una strategia che mira a corteggiare il consenso popolare. E il fronte della guerra si è esteso al Nord

Se l’attentato di ieri a Kabul rientra, bene o male, nella routine della guerra afgana, l’assalto al compound dell’Onu di due giorni fa, le manifestazioni nello stesso giorno a Kabul ed Herat e i fatti di ieri a Kandahar, indicano invece un salto di qualità o, quantomeno, la nascita di una nuova strategia della guerriglia, o di parte di essa.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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