La città invisibile che si ribella al veleno nel lavoro

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Fulvio Colucci

REPORTAGE. A Taranto è mistero sul registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni. E nel capoluogo sono presenti Ilva, Cementir ed Eni.

Invisibili. I lavoratori dell’area industriale tarantina. Invisibili alla società, alla politica, ai dati sulla loro salute. Invisibile è, nei numeri, uno dei più temuti rischi corsi dagli invisibili in fabbrica: l’esposizione agli agenti cancerogeni. In un triangolo senza pari, nel resto del Paese: le acciaierie Ilva, la raffineria Eni, la Cementir, le aziende dell’indotto. L’istituzione del registro dei lavoratori esposti ad agenti cancerogeni risale al 1994, alla legge 626 sulla sicurezza nei luoghi di lavoro.

I veleni della marina dietro le cozze tossiche

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Fulvio Colucci

TARANTO. Più grave del previsto l’inquinamento nelle acque pugliesi. Lo certifica l’Ispra. E lo ribadisce l’assessorato all’Ambiente della Regione, che mette sotto accusa l’area dell’arsenale.

Tutta la verità sull’inquinamento del Mar piccolo di Taranto. Quello che ha fatto esplodere il caso delle cozze al Pcb (policlorobifenile) la scorsa estate. Quello che ha imposto la distruzione di centinaia di tonnellate di mitili. Quello che costringe un’attività millenaria a migrare in cerca di altra acqua. Perché la stessa Ispra ha dichiarato in una lettera al ministero dell’Ambiente che anche ampie zone di Mar grande, il mare aperto, il Mar Ionio, sono interessate a fenomeni di inquinamento. Cozze senza casa, cozze senza pace.

Per l’Ispra è inquinato anche il Mar grande

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Fulvio Colucci

TARANTO. Dopo le cozze al Pcb trovate nello specchio interno, l’ipotesi era di spostarle in quello aperto. A farla sfumare, una lettera inviata al ministero dall’Istituto per la protezione ambientale.

Non c’è scampo per il mare di Taranto. Dopo la scoperta delle “cozze al Pcb”, la scorsa estate all’interno alla città (nel mar piccolo), tocca ora al mar grande, quello aperto che si apre sul Golfo, rivelare il suo avvelenamento. Come una piaga biblica. La notizia trapela grazie ad una lettera dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione ambientale), inviata al ministero dell’Ambiente qualche settimana fa.

Teleperformance, Camusso a Taranto

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Fulvio Colucci

LAVORO. E' stato fissato all’11 novembre l’incontro tra il segretario del primo sindacato italiano e i vertici del gruppo. Sul tavolo, rapporti sindacali molto tesi e un numero di esuberi imponente.

E' Teleperformance l’ultima trincea degli indignados tarantini. Una trincea che appartiene a tutto il Paese. Il call center occupa quasi 2mila lavoratori nella città pugliese, ma ha stabilimenti importanti anche a Roma. Non a caso il Gruppo ha annunciato un numero di esuberi imponente: 463 a Taranto e 392 nella Capitale (dove è confermata la chiusura della sede). Con questa trincea si misurerà l’11 novembre il segretario generale della Cgil Susanna Camusso.

In piazza anche gli invisibili dei call center

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Fulvio Colucci

IL CASO. E' il giorno della protesta per gli Indignati. Attese a Roma 250mila persone. Intanto a Taranto esplode la rabbia dei lavoratori di Teleperformance per il licenziamento collettivo.

L'onda lunga degli indignados scuote i call center. Ieri è toccato nuovamente ai lavoratori di Teleperformance manifestare il proprio malessere con un gesto clamoroso. Anche loro, gli invisibili della cuffia e del microfono, già più volte in prima linea, liberano la propria rabbia per i costi pesanti della crisi. La multinazionale ha messo in cassa integrazione straordinaria in deroga, dalla scorsa estate, 392 lavoratori a Roma e 463 a Taranto. Numeri significativi preceduti da una fase in cui già erano chiari i riflessi del difficile momento economico.

Ilva, il Consiglio di Stato riapre al referendum

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Fulvio Colucci

TARANTO. I giudici di Palazzo Spada ribaltano la decisione del Tar di Lecce. I comitati fissano già la data per le urne: la prossima primavera.

Il referendum Ilva ora sembra a portata di mano. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale di Lecce con la quale si “sbarrava” la strada al voto dichiarando la propria competenza a decidere e dando ragione a Confindustria, Ilva e sindacati (Cgil e Cisl) i quali ritenevano non regolare la raccolta delle firme. Secondo il Consiglio di Stato non è il giudice amministrativo, ma quello ordinario, a doversi esprimere in materia.

L’Aia che scontenta tutti. Anche l’Ilva alza la voce

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Fulvio Colucci

IL CASO. «Strizza l’occhio all’azienda siderurgica», avevano protestato ad agosto gli ambientalisti. Ora si scopre che l’autorizzazione del ministero dell’Ambiente non va bene neanche al gruppo Riva.

Come la tela di Penelope. L’Ilva è pronta a far ricorso contro l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) rilasciata dal ministro Prestigiacomo il 6 agosto scorso. L’annuncio dell’azienda risale al 31 agosto ed è contenuto in una lettera raccomandata indirizzata al ministero dell’Ambiente e al commissario straordinario dell’Ispra. Il Gruppo Riva non ha perso tempo se si pensa che solo otto giorni prima, il 23 agosto, il decreto veniva pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.

Qualcuno salvi Taranto dall’incubo inquinamento

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Erasmo Venosi

COMMENTI. Considerata area ad elevato rischio di crisi ambientale, la città pugliese non ha mai visto l’avvio di una bonifica. Colpa della politica e di norme inefficaci.

La vicenda dell’inquinamento a Taranto rappresenta il paradigma di com’è considerato l’ambiente in Italia. Destra, sinistra, tutti responsabili direttamente o indirettamente del pericoloso degrado ambientale di una città bellissima giunta ai livelli d’inquinamento attuale per responsabilità soprattutto delle istituzioni. Con Dpcm del 30 novembre 1990 l’area di Taranto fu dichiarata a “elevato rischio di crisi ambientale”, rinnovata con Dpcm del 30 luglio 1997. Sul supplemento ordinario della Gazzetta Ufficiale n.

La Tempa Rossa preoccupa Taranto

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Fulvio Colucci

AMBIENTE. Il progetto di adeguamento degli impianti Eni, autorizzati dal ministero, non convince gli ambientalisti che temono altri veleni.

Nel bouquet di autorizzazioni ambientali firmate lunedì scorso dal ministro Prestigiacomo spicca la rosa spinosissima del progetto “Tempa Rossa”. Si tratta dell’adeguamento degli impianti Eni alla rinnovata esigenza di stoccare due milioni e mezzo di tonnellate di petrolio provenienti dai pozzi lucani della Val d’Agri. Il greggio non verrà raffinato nello stabilimento di Taranto, per cui è escluso un aumento diretto della produzione.

Cozze alla diossina. Taranto, ora è allarme

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Vincenzo Carriero

IL CASO. Secondo l’Asl i mitili coltivati nel mar Piccolo vanno ritirati dal commercio perché fortemente contaminati. Incalcolabili i danni al settore. E di bonifiche nemmeno l’ombra.

Dopo pecore e capre adesso anche le cozze. A Taranto – la città più inquinata d’Europa – l’intera catena alimentare sembra essere preda delle enormi quantità di diossina e pcb presenti nell’ambiente circostante. Lo scorso 19 luglio, il Dipartimento di prevenzione della locale Asl, ha fornito i risultati delle analisi effettuate su nove campioni di mitili coltivati in mar Piccolo: tutti, indistintamente, presentavano caratteristiche “non conformi”.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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