tendopoli

Un film per andare avanti

Federico Raponi
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SCHERMI. Il regista e saggista Emiliano Dante presenta Into the blue, il documentario nato a L’Aquila nella tendopoli di Collemaggio. Un racconto vivo del post terremoto.

Sette mesi in tenda e quattro in albergo. Un anno fa, il saggista, insegnante, autore e regista di teatro e cinema Emiliano Dante è stato una delle vittime del terremoto de L’Aquila, e ne ha raccontato il dopo nel suo Into the blue. Il documentario, realizzato nella tendopoli di Collemaggio, dopo la presentazione al Torino film festival sta girando l’Italia. «Il sisma - fa notare Dante - è stato in qualche modo uno strumento politico.

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Gli occhi dell’antimafia sugli appalti sospetti del progetto Case

Angelo Venti da L'Aquila
ABRUZZO. Diverse ditte con legami non chiariti impegnate nei cantieri sono finite nella rete delle forze dell’ordine. Sotto accusa la Protezione civile che, in nome dell’emergenza, gestisce milioni di euro aggirando la legislazione ordinaria.

Sono 12 gli avvisi di garanzia a carico dei presunti responsabili degli otto giovani morti sotto le macerie della Casa dello studente de L’Aquila, nel terremoto che ha sconvolto l’Abruzzo la notte tra il 5 e il 6 aprile scorso. Inoltre, sono diverse le ditte con legami pericolosi pizzicate nei cantieri e finite nella rete delle forze dell’ordine. Si è iniziato con il ritirare i certificati antimafia all’abruzzese Impresa Di Marco e alla campana Fontana costruzioni.

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Ricostruzione, ancora alto il rischio di infiltrazioni mafiose

Angelo Venti
ABRUZZO. Una delegazione della commissione Antimafia in missione a L’Aquila. Pisanu: «L’attività di contrasto alla criminalità procede bene. I controlli andranno avanti e riguarderanno appalti, subappalti e la gestione dei cantieri».

La commissione parlamentare Antimafia tra le macerie. La delegazione, guidata dal senatore Giuseppe Pisanu, ha ascoltato il prefetto Franco Gabrielli, i comandanti regionali interforze, il sottosegretario Guido Bertolaso, il procuratore della Dia Alfredo Rossini, i magistrati dell’antimafia nazionale applicati a L’Aquila, e infine il sindaco Cialente e la presidente della Provincia Pezzopane.

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La protezione civile sbaglia tutto. E chiede comprensione agli sfollati

Angelo Venti da L’Aquila
ABRUZZO Le tendopoli, secondo il piano del governo, dovevano essere chiuse a settembre. Ancora ci vivono seimila persone. E ora, dopo mesi di scelte unilaterali, si sollecita la collaborazione in vista di un’emergenza “improvvisa”: l’autunno.

Arriva il freddo e i nodi vengono al pettine. La neve sulle montagne, le basse temperature, i forti temporali e la tromba d’aria di alcuni giorni fa ricordano agli sfollati che il rischio di passare un lungo inverno lontani dalle loro case è reale.

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Tutti i numeri di un fallimento. La realtà oltre lo spot del premier

Angelo Venti da L’Aquila
RICOSTRUZIONE Berlusconi festeggia il suo compleanno in Abruzzo. Solito show, solite frasi a effetto. Ma, dopo aver costretto per sei mesi 35mila persone a vivere in tenda o in albergo, ha consegnato le chiavi di casa solo a 400 famiglie.

Per Berlusconi ieri è stata la giornata dei numeri. Il presidente, nel corso della sua 22esima visita nelle zone colpite dal sisma del 6 aprile, ha festeggiato il suo 73esimo compleanno, mentre in 2 dei 19 siti dove 5.000 operai di 16 ditte stanno realizzando 4.700 mini alloggi del Piano Case sufficienti a ospitare 16mila persone, il premier ha consegnato - dopo aver costretto per 6 mesi 35mila persone a vivere in tenda e altrettante negli alberghi sulla costa - le chiavi di casa a solo 400 famiglie.

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Nel disastroso dopo tendopoli il tessuto sociale è terremotato

Angelo Venti da L'Aquila
ABRUZZO La prima verifica delle rassicurazioni di Bertolaso, quella di settembre, è un fallimento. La ricostruzione effettiva non parte, ristrutturazioni e consegne degli alloggi in forte ritardo. Il rilancio socioeconomico è compromesso.

La fine di settembre si avvicina e la Protezione civile assomiglia sempre di più all’Armata Brancaleone. Le scuole non sono pronte, l’ultimazione del progetto Case slitta di mesi, le tendopoli chiudono e la politica di spopolamento sta devastando le comunità locali. «Il terremoto si sconfigge solo se si salva la coesione sociale», ha commentato un ex terremotato umbro, ricordando la visita in una microcomunità nei dintorni de L’Aquila.

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Tre giorni senza aiuti

Angelo Venti
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ABRUZZO Lo smantellamento di piazza d’Armi ha avuto una drammatica appendice. Quaranta residenti si sono rifiutati di abbandonare le tende perché spediti in luoghi troppo lontani. In risposta, la Protezione civile li ha abbandonati.

Dopo mesi di spot televisivi e di effetti speciali messi in campo da governo e Protezione civile, gli sfollati abruzzesi cominciano a risvegliarsi dal sogno e a rendersi conto dell’incubo in cui sono stati cacciati. E con la presa di coscienza, seppur ancora in forme confuse e spontaneistiche, si cominciano a registrare i primi segnali di reazione. Ad accendere la miccia sono gli sfollati a cui, dopo oltre 5 mesi di vita in tenda e ben tre censimenti dalla Protezione civile, è stata annunciata la chiusura delle tendopoli.

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Terremoto: Ricostruzione e bugie

Carlo Di Stanislao (Medico, responsabile del Centro allergologico della Asl 04 de L’Aquila)
TERREMOTO. L’Aquila: a tre mesi dal sisma, silenzio e bugie. Di concreto poco e nulla. Si chiedono “Verità e giustizia”.

A L’Aquila c’è ancora tanto da dire, molto ancora da chiarire e tanto da spiegare. Cominciamo col dire che, a tre mesi dal sisma, nessuno ha mai dichiarato e aggiornato le cifre che ancora oggi italiani e stranieri versano volontariamente per soccorrere gli sfollati e cooperare alla ricostruzione delle zone terremotate. Silenzio assoluto. Numeri che, peraltro, andrebbero aggiunti alle somme di una certa rilevanza, messe generosamente a disposizione da banche e grandi imprese. E sugli importi c’è da ricordare il famoso decreto n.

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Summit in movimento

Pietro Orsatti
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PROTESTE — C’è tanta diffidenza tra le tende. I comitati locali non amano le forzature delle organizzazioni nazionali.Insieme, alla fine danno vita a manifestazioni e occupazioni simboliche per denunciare le speculazioni immobiliari. —

«Da un lato questa posizione soft, localistica, tutta concentrata sul terremoto e la ricostruzione va bene, dall’altro sento quasi che non aver trasferito il nostro paradigma dentro le proteste contro il G8 sia un’occasione persa ».

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La scelta dei movimenti: profilo basso e occhi sulla ricostruzione

Pietro Orsatti
CONTROVERTICE — Sotto il grande tendone della rete 3 e 32 fanno discutere gli arresti e le proteste di questi giorni: «Sembra un’operazione a orologeria. Il G8 è solo uno dei nostri problemi. Ci è piovuto sulla testa, non lo volevamo». —

La prima giornata del controvertice dei comitati si è aperto con la notizia del fermo di un gruppo di francesi vicino a Pittino, bloccati dai carabinieri con un furgone sul quale, a quanto dice il comunicato ufficiale dell’Arma, trasportavano bastoni. E al campo di via Strenella, sede del Forum per la ricostruzione sociale che si è aperto ieri mattina, fa ancora discutere l’arresto all’alba di lunedì di un ragazzo campano che alloggiava proprio nella piccola tendopoli dei movimenti.

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