Tendopoli o Cie? Storie di detenzioni arbitrarie

Dina Galano

MIGRANTI. Nell’ex caserma di S.M. Capua Vetere, le condizioni di trattenimento dei migranti sono disumane. Gli avvocati denunciano «beffe giuridiche». Le associazioni: «Qui come Guantanamo».

La trasformazione in Centri di identificazione ed espulsione delle tendopoli utilizzate per gestire “l’emergenza profughi” è diventata operativa con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale della relativa ordinanza. Santa Maria Capua Vetere (Caserta), Palazzo San Gervasio (Potenza) e Kinisia (Trapani) sono formalmente Cie almeno fino al 31 dicembre 2011 per un costo complessivo di 10 milioni di euro.

Le tende trasformate in Centri di espulsione

Dina Galano

MIGRANTI. Da giovedì scorso, 3 tra tendopoli ed ex caserme sono diventate dei Cie. Allungheranno i tempi di reclusione dei tunisini, prima del rimpatrio. Ma provvisoriamente, fino a dicembre 2011.

«Un Cie in ogni regione», ripete da inizio mandato il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Ora, senza che si sia provveduto a erigere nuove strutture, di centri per l’identificazione ed espulsione ne sono sorti tre: uno nella contrada trapanese di Kinisia, un secondo a Palazzo San Gervasio in provincia di Potenza, l’ultimo a Santa Maria Capua Vetere (Ce).

Si cerca ancora l’accordo. Al via i permessi a tempo

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Dina Galano

ITALIA-TUNISIA. Maroni vola nuovamente a Tunisi e chiarisce: «Non c’è stato alcuno stop» alle trattative. E l’Europa apre alla protezione temporanea ai migranti. Ora benvista anche dalla Lega.

Dopo la fumata nera di lunedì è toccato al ministro dell’Interno Roberto Maroni tentare di rischiarare i cieli mediterranei. Un’impresa tutt’altro che semplice date le reticenze del fragile governo tunisino, e che ha fatto inevitabilmente alzare la posta in gioco.

I trasferimenti al Nord si fermano in Toscana

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Dina Galano

ACCOGLIENZA. Ieri sono giunti 471 stranieri al porto di Napoli, in parte finiti nella ex caserma e carcere militare di S.M. Capua Vetere. Altri trasferimenti per Livorno e Manduria, che è quasi vuota.

Per decongestionare la Sicilia, le navi che devono trasportare i migranti da Lampedusa sulla terraferma ora puntano verso altre Regioni. Ma senza che sia superato il tracciato del Po. Ieri è stata la volta di Santa Maria Capua Vetere, nel casertano, e di Livorno da cui poi i migranti partiranno per essere ospitati alla spicciolata in Regione.
 

Prova a darsi fuoco. E' dramma a Manduria

Susan Dabbous

IMMIGRAZIONE Arrivano i migranti e la popolazione è in rivolta. Nonostante la militarizzazione dell'area, sassaiole e un drammatico tentativo di protesta. Poi fuga di massa dalla tendopoli

 

Le Regioni si oppongono al modello Manduria

Dina Galano

ACCOGLIENZA. Nell’incontro governo-autonomie, gli amministratori hanno detto no alle tendopoli. In quella pugliese ieri sono arrivati altri 2.300 migranti. Bonelli, Verdi: «E' stato creato un lager».

Servirà un’altra riunione, fissata per martedì prossimo, perché l’accordo tra Regioni e governo su come ripartire i migranti sul territorio non si è ancora trovato. Ieri, di fronte al presidente del Consiglio Berlusconi, al ministro dell’Interno Maroni e a quello dei rapporti con le Regioni Fitto, i governatori d’Italia hanno fatto fronte comune bocciando il piano per l’accoglienza calato dall’alto.

La protesta dei lampedusani blocca gli sbarchi

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Dina Galano

IMMIGRAZIONE. Riprendono gli sbarchi e alcuni cittadini ostacolano l’attracco al porto. A scatenare l’ira, anche il progetto di due tendopoli per l’accoglienza. L’Unhcr: «Trasferire i migranti».

Hanno occupato pacificamente i locali dell’area marina protetta gestita da Legambiente, hanno sfilato in corteo. Arrivati al porto, altri si sono uniti alla protesta finendo per ostacolare il passaggio delle Forze dell’ordine. Sono volate parole grosse, la tensione si è fatta alta. Qualcuno ha minacciato di buttarsi in mare. L’ira dei residenti alla fine ha impedito l’attracco della nave della Guardia costiera carica di migranti.

Bandiere a mezz’asta, Lampedusa non fa festa

Dina Galano

IMMIGRAZIONE. L’Unità d’Italia si trasforma per i cittadini nell’occasione di criticare il governo. Il sindaco dell’isola, De Rubeis: «Un giorno di lutto». Mentre parte il progetto tendopoli per i migranti.

«L'Italia, che oggi dovrebbe essere unita, non ci è vicina; per questo tengo la bandiera a mezz’asta, in segno di protesta». Le parole del sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, suonano come un moto di ribellione risorgimentale: oltre tremila immigrati, con il Centro di accoglienza stracolmo, valgono bene lo slancio. La maggiore delle Pelagie, così, ha colto al volo l’occasione delle celebrazioni dei 150 anni d’Unità per bacchettare il governo centrale, le sue promesse e le sue soluzioni fortuite.
 

L’inferno dei campi senz’acqua né assistenza

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Alessia Maso da Port au Prince

REPORTAGE. Viaggio nelle tendopoli di Haiti, costruite sui cumuli di rifiuti o su fosse comuni.
Gli abitanti raccontano l’abbandono in cui sono stati lasciati. Hanno un unico desiderio: andarsene.

Oltre duemila persone senz’acqua da sette mesi. “Pa gen dlo potab” (non c’è acqua potabile), ma nemmeno quella per lavarsi. I recipienti sono vuoti. Ed è difficile raccogliere acqua piovana, perché siamo nella stagione secca.  Non è questo il primo problema che si presenta quando si arriva nella zona di Delmas 31, Hatt 4, ad Haiti.

Un film per andare avanti

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Federico Raponi

SCHERMI. Il regista e saggista Emiliano Dante presenta Into the blue, il documentario nato a L’Aquila nella tendopoli di Collemaggio. Un racconto vivo del post terremoto.

Sette mesi in tenda e quattro in albergo. Un anno fa, il saggista, insegnante, autore e regista di teatro e cinema Emiliano Dante è stato una delle vittime del terremoto de L’Aquila, e ne ha raccontato il dopo nel suo Into the blue. Il documentario, realizzato nella tendopoli di Collemaggio, dopo la presentazione al Torino film festival sta girando l’Italia. «Il sisma - fa notare Dante - è stato in qualche modo uno strumento politico.

La prima pagina del giornale
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Il disastro di Fukushima, gli uragani, lo scioglimento dei ghiacci, l’aumento dei gas serra. E da noi le alluvioni, e ora anche il crollo di Pompei. Il 2011 non sarà ricordato come un anno “verde”.

268 24 December 2011
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